Pena di morte
Presentato uno
studio dello Urban Istitute
La
pena di morte costa troppo
Alcuni Stati Usa chiedono di abolirla
Il
governatore del Maryland: «L'esecuzione di un omicida costa tre
volte che mandarlo in carcere». Le condanne di un assassino alla
detenzione costarono in media 1 milione 100 mila dollari l’una; le
condanne a morte ottenute costarono oltre 3 milioni di
dollari.

Ennio
Caretto
La
pena di morte costa troppo, aboliamola! Questa
l’inattesa argomentazione di alcuni stati americani nel tempo della
crisi economica e finanziaria. La sentenza capitale non è avvertita
– paradossalmente – per quello che è, una
macchia morale, sarebbe solo
un
onere di bilancio.
«Condannare a morte un omicida costa tre volte tanto che
condannarlo al carcere» ha spiegato il
governatore del Maryland, Martin O’ Malley, che peraltro, da
cattolico e democratico, vi è stato sempre contrario.
STUDIO
SU 1.227 OMICIDI - O’ Malley ha
citato uno studio dello Urban istitute su 1.227 omicidi commessi
nel Maryland dal 1978 al 1999, dopo che negli Stati uniti venne
ripristinata la pena di morte, abolita in precedenza dalla Corte
suprema. Secondo l’Urban institute,
le condanne di un assassino alla detenzione costarono in media 1
milione 100 mila dollari l’una; le condanne a
morte richieste dal Pubblico ministero ma respinte dalla Corte
costarono 1 milione 800 mila dollari; e
le condanne a morte ottenute costarono oltre 3 milioni di
dollari. «Quando vi è
di mezzo la sentenza capitale» ha osservato il governatore «i
processi, i ricorsi, la sorveglianza in carcere, tutto si
moltiplica e diventa molto più caro».
ANCORA IN VIGORE IN 38 STATI SU 50 - Attualmente,
la pena di morte vige in 38 dei 50 stati americani. Ma oltre che
nel Maryland, anche nel Colorado, nel Kansas, nel Montana, nel
Nebraska, nel New Hampshire e nel Nuovo Messico governatori e
parlamenti locali hanno presentato dei
disegni di legge per la sua abolizione. Bill
Richardson, il governatore del Nuovo Messico, ha dichiarato che se
il Senato voterà sì – come probabile, la Camera lo ha già fatto –
firmerà subito la
messa al bando delle sentenze capitali. «In questa era
di austerità bisogna risparmiare» ha detto.
CI
SONO ANCHE ALTRI MOTIVI - Richardson ha
ammesso che vi sono anche altri motivi per cambiare la
legge:
«Il più grave è che a volte sono stati condannati a morte degli
innocenti». Nel Kansas, la
senatrice Carolyn McGinn, una repubblicana, ha proposto che la pena
di morte venga abolita a luglio «perché il bilancio statale è in
deficit e risparmieremmo mezzo milione di dollari per ogni
condannato».
LE
PROTESTE DEI SOSTENITORI - Queste
iniziative hanno suscitato le violenti proteste dei fautori della
sentenza capitale - dai sondaggi ancora la maggioranza della
popolazione americana - in particolare della Fondazione per la
giustizia criminale, che tutela gli interessi dei familiari delle
vittime degli omicidi: Kent Scheidegger, il suo direttore, ha
protestato che «tagliare i costi non è una buona giustificazione
per non punire i criminali». Ma le iniziative sono appoggiate dal
movimento abolizionista, che ha registrato notevoli progressi negli
ultimi anni, ottenendo nel 2007 che la pena di morte fosse
cancellata nel New Jersey, una svolta epocale. Di più: le carceri
americane sono così affollate e così disastrate che alcune
incominciano a lasciar liberi in anticipo i detenuti che hanno
commesso reati meno gravi. Nemmeno il taglio dei costi, comunque,
fa smuovere per ora le roccaforti delle esecuzioni come il Texas,
lo stato dell’ex presidente Bush, e come la Virginia.
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