Retorica di
guerra
Paolo
Farinella, prete
Ricevo una comunicazione riservata da persona proveniente da
«dentro» il sistema militare dei «corpi speciali» che mi ha fatto
rabbrividire. A motivo del mio lavoro (terapia di sostegno), avevo
intuito che molte cose non quadrassero, ma questa rivelazione mi ha
sconcertato. Il berretto al bambino di due
anni e la corsa dell'altro bambino alla bara del padre con la
mano che si copre il volto (foto giornali perché non ho visto i funerali né
ascoltato tg e rg) non sono frutto di
spontaneità o gesti di mamme
che cercano di proteggere i figli con «qualcosa» del padre
(berretto e abbraccio).
Al contrario, sembra che tutto sia stato
centellinato dall'équipe di sostegno psicologico
che in questi giorni circondano i
familiari con un cordone sanitario strettissimo. Mi dice il
militare interlocutore che lo scopo di questo gruppo
di sostegno non è aiutare le famiglie ad elaborare la morte e il
lutto, ma impedire che facciano scenate o mettano in atto
comportamento lesivi dell'onore dell'esercito.
La mia fonte asserisce che buona parte di questo personale
non è specializzata in psicologia, ma è un corpo speciale che ha un obiettivo
preciso: la
gestione dei giorni successivi alla morte e il contenimento o
meglio l'annullamento della rabbia, della contestazione e della
disperazione conseguenti che potrebbero portare a comportamenti di
indignazione verso l'esercito e le istituzioni.
Le tecniche quindi mirano ad adeguare il pensiero delle famiglie
allo «status
di eroe» del congiunto perché
appaia «coerente» con la «nobiltà della missione» del morto che
diventa anche la «missione della famiglia». Sarebbe una
tragedia per
l'immagine militare se mogli, madri, figli e fidanzate si
mettessero a gridare contro l'esercito e il governo che li ha
mandati a farsi ammazzare.
In questa logica si capisce la retorica dell'«eroe»,
l'insulsaggine del servizio alla Patria, il sacrificio per la Pace
nel mondo e anche la lotta al terrorismo. Tutti sanno tutto e giocano a
fare i burattini.
Se le informazioni che ho ricevuto sono vere, e non posso
dubitare della serietà della fonte, i funerali dei sei militari
uccisi e tutta l'opera dei pupi presente a San Paolo, è stata
un'operazione terribile, ancora peggiore degli attacchi dei
talebani. Tutto è gestito per deviare il Paese, le Coscienze e la
Verità. E' una strategia scientificamente
codificata.
Il vescovo militare
(generale di corpo di armata)
non ha risparmiato
parole grosse di encomio e di osanna al servizio che i militari
fanno alla Pace e alla Democrazia. Una sviolinata che neppure La Russa è capace di
fare. A lui si è unito il cardinale Angelo Bagnasco che ha detto:
«Non è esagerato parlare di strage, tanto più assurda se si pensa
ai compiti assolti dalla forza internazionale che opera in quel
Paese e allo stile da tutti apprezzato con cui si muove in
particolare il contingente italiano. Non è un caso che questo
lutto, com'era successo per la strage di Nassiriya, abbia toccato
il cuore dei nostri connazionali, commossi dalla testimonianza di
altruismo e di dedizione di questi giovani quasi tutti figli delle
generose terre del nostro Sud.
E per questo il nostro popolo si è stretto alle famiglie dei
colpiti con una partecipazione corale al loro immane dolore. Anche
noi ci uniamo ai sentimenti prontamente espressi dal Santo Padre»
(21-09-2009).
Mi dispiace per il signor cardinale, ma non posso associarmi a questa
mistificazione collettiva.
Enrico Peyretti mi dice che durante l'Eucaristia, pane spezzato per
la fame del mondo, è risuonato l'urlo di guerra dei parà:
«Folgore!» quasi una
schioppettata nel cuore del Sacramento. Credo che si possa dire
che la Messa
è stata la cornice vacua di una parata militare con i propri
riti.
Oggi (21-09-2009), infine, il cardinale Bagnasco ha parlato anche
della questione morale e della legge sugli immigrati senza mai
nominare e né l'uno e né l'altra. Nessun cenno esplicito alla
legge sul reato di clandestinità: si intravede tra le righe un leggero senso di
disapprovazione. Figuriamoci se chiamava per nome il Papi. Si è
limitato a fare una predica generalizzata, valida per tutti e,
quindi per nessuno, come giustamente interpreta «Il Giornale» di
famiglia..
Tutto va bene, madama la marchesa? Ma, sì! Diamoci una botta e via!
«Domani è un altro giorno» diceva Rossella O'Hara o Tarcisio
Bertone?
Non ricordo bene.
Paolo Farinella, prete

