Danilo Dolci
NEL DECENNALE DELLA SCOMPARSA
RICORDIAMO DANILO DOLCI “GANDHI DI SICILIA”
AZIONE RIVOLUZIONARIA NONVIOLENTA
IN DANILO DOLCI

Ilaria Sabatini (a
cura)
Danilo Dolci ha
iniziato la sua lotta nonviolenta nel 1952 a Trappeto (PA), quando
per la morte di fame di un bambino ha fatto il suo primo
digiuno.
Non aveva letto ancora Gandhi, ma sentiva che non poteva accettare
di vivere tranquillamente mentre l'8,7% della popolazione infantile
moriva di fame. É stato quasi istintivo all'inizio, come un modo
per manifestare la sua solidarietà
con
i poveri: «Avevo iniziato a digiunare – racconta Danilo in
un'intervista – perché avrei avuto schifo di me a continuare a
mangiare tranquillo intanto che gli altri morivano». Invece, poi si
è reso conto che il digiuno poteva diventare una forza per il
cambiamento. Molti, infatti, in quell'occasione, si mossero. Le
autorità, per paura di uno scandalo (Danilo era già conosciuto per
le sue poesie pubblicate in alcune antologie), iniziarono a
promettere interventi e aiuti. E così avvenne: in tre mesi Trappeto
fu l'unico Comune della zona ad avere tutte le strade (prima non
esistevano e coincidevano con le fognature).
Capire
e soccorrere
Danilo Dolci,
triestino di nascita, ha scelto di vivere in un paese di pescatori
della Sicilia occidentale in un periodo, il secondo dopoguerra, in
cui le persone vivevano in un completo
abbandono, soffrendo la fame e le piaghe della mafia e del
banditismo. Ha deciso di andare là per capire
con la gente se c'era possibilità di cambiare e
come.
Si era accorto, infatti, che gli interventi dello Stato in quelle
zone erano perlopiù negativi: che senso aveva spendere miliardi
nella repressione, per mantenere carabinieri e poliziotti contro i
banditi, piuttosto che investirli per diminuire la miseria e
favorire lo sviluppo?
Così è iniziata l'attività di sociologo di Danilo in Sicilia, tesa
ad analizzare nel profondo i problemi e la realtà. Così ha preso
forma il
metodo d'azione rivoluzionaria nonviolenta, riscoperta
come azione più perfetta ed efficace per risolvere i
conflitti.
Gli dicevano, contestando la sua azione: «L'Europa non è l'India;
certi strumenti possono avere un senso in zone dove la nonviolenza
è base della moralità popolare, non nella Sicilia occidentale dove
sono leggi di fondo la violenza, la chiusura personale e familiare,
la non collaborazione, dove si tende a riconoscere per verità la
forza». Danilo invece ha creduto necessari
i
metodi di lotta nonviolenta, che lo hanno portato a valorizzare
quanto di creativamente nonviolento c'è in ogni società
umana.
Educatore-maieuta
Danilo non si è
mai posto come intellettuale. Fin dall'inizio si è messo accanto
alle persone, condividendo la loro vita, ma al tempo stesso ponendo
loro delle domande: «Finito il lavoro – racconta – domandavo ai
miei nuovi amici come vedevano la situazione. Quale era
esattamente? Poteva cambiare? Come poteva cambiare? Dalle domande
mosse dalla mia ignoranza, nascevano problemi nella gente».
Il suo lavoro di educatore-maieuta
è
consistito proprio nel porre domande alla gente, risvegliando la
coscienza in persone che vedevano la propria vita senza
prospettive, senza alternative.
Ignoranza e
miseria, secondo
Danilo, erano i due mali fondamentali che affliggevano questa
popolazione, peraltro ricca di cultura ma inconsapevole di averne
una. Danilo ha dato loro fiducia, ne ha valorizzato la cultura, il
pensiero e il potere.
In molti hanno iniziato a seguirlo, ad indagare la propria realtà,
facendo emergere i problemi e inventando possibili soluzioni.
Il metodo maieutico promosso da Danilo consiste proprio in un
sincero interrogarsi insieme, valorizzando ciascuno,
imparando a
comunicare.
Questo metodo si è rivelato creativo, essenziale alla soluzione dei
problemi, allo sviluppo delle conoscenze e alla crescita
individuale e sociale.
Un
metodo nonviolento, in cui non si
cerca di sottomettere l'altro (di dominarlo) ma di favorire il suo
sviluppo e le specifiche potenzialità.
Imparare
a comunicare
Instaurare
un rapporto nonviolento significa imparare a comunicare
nel
senso più pieno della parola.
L'attenzione è infatti rivolta a capire l'esperienza dell'altro
(sviluppare l'empatia) e a cogliere l'altro come
collaboratore.
Danilo ha ritenuto per questo fondamentale l'esperienza di Gandhi,
perché egli riusciva, nelle sue riunioni, a far approvare le
decisioni all'unanimità approfondendo la
discussione e ascoltando i dissenzienti fino in fondo.
Gandhi aveva saputo individuare il mezzo più valido ed efficace per
risolvere i problemi e i conflitti. Danilo amava sempre ripetere
queste parole del Mahatma: «Piuttosto che scappare, meglio sparare.
Piuttosto che sparare, meglio trovare forme di lotta che siano più
perfette ed efficaci dello sparare».
La rivoluzione violenta è sicuramente un modo per affrontare i
problemi, ma ha ancora in sé il seme della morte e quindi non
risolve radicalmente i problemi, non realizza una “salvezza” per
tutti. «Essere rivoluzionari con la violenza è essere rivoluzionari
solo a metà».
L'azione rivoluzionaria nonviolenta è più difficile e
complessa di quella
violenta perché cerca di risolvere integralmente i conflitti.
Riesce a non eliminare l'avversario, considerandolo come
collaboratore nella soluzione del problema di esistere e di
incontrarsi.
«Comunicare
è creare le condizioni per cui tutti si possa collaborare a
vivere»
Secondo Danilo,
è la legge della vita. È una necessità; però non è innata e deve
essere appresa.
«Chi litiga, chi fa una guerra – afferma – generalmente è un
nevrotico. Tutti gli psichiatri sono d'accordo nel definirle forme
di nevrosi. La persona sana cerca di capire qual'è il problema.
[...] Quando si fanno le guerre è dimostrato, a tutti i livelli,
che la gente non conosce la situazione e non sa come passare da
quell'essere al poter essere».
Pace,
un riflesso dei problemi risolti
Pace per Danilo
non significa quiete, assenza di conflitti, ma un “riflesso dei
problemi risolti”.
«Pace è un modo per essere vivi – cioè tutt'altro che chiusi, al di
fuori, ma nel miglior modo partecipi – che ha implicito soprattutto
visione serena, sforzo per educare e perfezionare, fatica per
risolvere». «Pace vuol dire anche decantare rabbie e rancori,
sapere disintorbidarsi per trovare il modo – ogni volta difficile –
di eliminare il male senza eliminare il malato o
nuocergli...».
Pace
coincide con azione rivoluzionaria
nonviolenta, con un nuovo
modo di esistere e di porsi in rapporto agli altri e ai problemi,
più complesso, più difficile, ma necessario.
Riprendendo le riflessioni di Gandhi, anche Danilo ritiene che «la
verità non fa il gioco di nessuno: è la salvezza di tutti». Per
questo la sua difesa dei banditi siciliani non è fatta per mettersi
dalla parte di qualcuno contro qualcun altro, ma per fare chiarezza
sui rapporti sbagliati che corrompono sia i sottomessi sia i
potenti, «del male che provoca il male».
Secondo Danilo, «solo muovendosi esattamente si progredisce
veramente: il modo della rivoluzione è essenziale. [...] Se
seminiamo morte ed inesattezze non nasce vita. [...] L'esattezza,
la verità, sciolgono, rompono».
Obiezione/azione
di coscienza
Norberto Bobbio,
cercando di definire la figura morale e religiosa di Danilo ha
usato quella di obiettore di coscienza. Ma Danilo ha preferito
parlare di obiezione/azione
di coscienza ritenendo,
infatti, non sufficiente essere contrari, dire di
no,
ma essenziale anche produrre alternative, inventare un
sì.
«Dire solo di no alla guerra è intervenire già nella malattia,
nella nevrosi». Perciò è fondamentale un lavoro di prevenzione, che
agisca alla base dei rapporti, favorendo l'incontro e la
comunicazione tra le persone.
È necessario sperimentare nuovi modi di stare insieme, in cui
ciascuno si senta valorizzato, e in cui sia possibile far emergere
problemi e conflitti, inventando nuove soluzioni.
«Non possiamo aspettare che piova dal cielo il disarmo mondiale –
afferma Danilo – ma dobbiamo renderlo credibile lavorando, giorno
dopo giorno, sulle alternative alle armi e alle armate: rendendo
queste ogni giorno più inutili, superate, anacronistiche».
L'eredità
di Danilo
Nel ricordo
della sua scomparsa, sento importante parlare di Danilo Dolci e del
suo lavoro, che non si è concluso negli anni '70 (come alcuni
pensano) ma è continuato individuando acutamente “virus di dominio”
(di violenza) oltre il sistema clientelare-mafioso, in tutti quei
rapporti di tipo unidirezionale e trasmissivo (nella scuola, nella
cultura televisiva, nella politica...) che soffocano la creatività
individuale e lo sviluppo sociale.
Danilo ha aperto gli occhi a chi lo ha saputo leggere. Con il suo
lavoro ha proposto alternative concrete di azione rivoluzionaria
(la struttura maieutica), alternative che ancora devono essere
sviluppate in tutte le loro potenzialità. Il “fronte nuovo” deve
avanzare.
Concludo citando Erich Fromm: «Se la
maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse così
cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di
quello che è. È incoraggiante tuttavia il fatto che già molti sono
coloro che lo capiscono: sono le persone per le quali la sua
esistenza e il successo della sua opera alimentano la speranza
nella sopravvivenza dell’uomo».
Alex Zanotelli
San Ferdinando
di Puglia - 10 marzo 2009 - Incontro con Padre Alex
Zanotelli
Con Alex Zanotelli alla scuola dei poveri
A Korogocho
ho ricevuto il “battesimo dei poveri”, un lavaggio “dal
materialismo, dal razionalismo e dal cattolicesimo barocco”. Eʼ una
discesa purificatrice verso una religiosità essenziale. E ai
giovani dice: "mandate a quel paese chi dice che voi siete il
futuro del mondo. Il futuro non esiste. Siete lʼunico presente che
abbiamo. O voi cominciate a ragionare, a informarvi, a prendere
coscienza, a reagire o non ci sarà più un pianeta del
futuro".

Matteo Della
Torre
Se
ci sono momenti qualificanti nellʼattività
educativa di un Istituto scolastico e nellʼesperienza
formativa degli studenti, che una scuola moderna e vicina ai
bisogni più profondi dei ragazzi sa offrire, lo straordinario
incontro del
10 marzo 2009 con padre Alex Zanotelli è uno di questi.
La proposta della Casa per la nonviolenza di organizzare un
incontro con Alex Zanotelli sul tema
“Bene comune e cittadinanza attiva” , ha trovato
subito la disponibilità della dirigenza dellʼ
Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio Silone” di San
Ferdinando di Puglia .
Nellʼatrio
dellʼIstituto
“I. Silone”, gremito di ragazzi, bambini di scuola elementare e
cittadini, Alex Zanotelli ha parlato per unʼora
e mezza raccontando dei suoi
12 anni in Kenya, alla “frontiera della missione”, al servizio dei
più poveri tra i poveri . In questa sua
discesa nei piani inferiori della storia, Alex fa esperienza
dellʼenorme
apartheid socio-economico in cui versa il
70% della popolazione di Nairobi. Eʼ
il
popolo dei baraccati:
3 milioni di persone costrette a vivere “sardinizzate” nel 2,5% del
territorio complessivo . Qui, racconta
Alex, la gente vive con circa venti euro al mese. A Nairobi è
drammatico il divario tra ricchi e poveri, tra chi vive in una
opulenza da far impallidire quella occidentale e chi non ha il
necessario per sopravvivere. Il muro che li divide è
scandalosamente alto, invalicabile. “Nairobi è in piccolo ciò che è
il mondo in grande”.
Il contatto con la massa di esclusi della baraccopoli di Korogocho
(che nella lingua locale significa caos) ha cambiato profondamente
la sua vita di sacerdote e missionario.
“Io sono un uomo di parte” , ci ha detto
Alex. “Io non posso non essere di parte. Chi ha vissuto per 12 anni
in una baraccopoli con i poveri non può non leggere la realtà
partendo dalla situazione di chi soffre in questo mondo. In questo
senso sono profondamente di parte.
Come prete missionario, leggendo la Bibbia con i poveri, ho
imparato che anche Dio è di parte .
Eʼ
il
Dio degli orfani delle vedove, degli schiavi e dei
poveri”.
Alex racconta
dei suoi tanti incontri in terra di missione.
“Una delle cose fondamentali della vita sono gli incontri
.
Quando mi interrogo e dico: chi sono io? Lʼunica
risposta che mi posso dare è:
io sono le persone che ho incontrato ”. In un
racconto appassionato e commovente, Alex ci parla di Florence, il
cui ricordo è ancora vivissimo nella sua mente. Era una ragazzina
che a 11 anni ha iniziato a prostituirsi, “a 15 aveva contratto
lʼ
Aids e a sedici era
già morta. Eravamo stati da lei due giorni prima che morisse.
Quella sera ero andato io di corsa con padre Antonio e un altro
prete.
Florence non aveva
proprio nessuno, anche la mamma lʼaveva
abbandonata. Ci siamo seduti attorno al letto. ʻSiamo
venuti perché abbiamo saputo che stai male, sei sola, non hai
nessuno.
Siamo qui per starti vicinoʼ,
le dissi salutandola. ʻFlorence,
accendi questo ceroʼ.
Lo accese. Il suo volto si illuminò: un viso bellissimo, ma pieno
di pustole, tipico della fase terminale dellʼAids.
Florence pregò a lungo spontaneamente, a voce alta, una preghiera
bellissima. ʻFlorence,
chi è Dio per te?ʼ
mi
venne spontaneo chiederle. Mi rispose: ʻDio
è mamma.ʼ
Non
capivo più nulla. La mamma lʼaveva
abbandonata giorni prima. Florence stava morendo come un cane. Mi
venne spontaneo farle una seconda domanda: ʻFlorence,
chi è per te il volto di Dio?ʼ
Guardavo il suo
viso rischiarato dal cero. Rimase in silenzio alcuni minuti, poi si
illuminò in un sorriso bellissimo: ʻSono
io il volto di Dio!ʼ.
Eʼ
il
mistero. Qui lo tocchi con mano. Qui tocchi con mano il Mistero che
si rivela nei volti dei crocifissi”.
Questa e le altre storie raccontate dicono molto di quello che
padre Alex chiama il
“battesimo dei poveri” , una immersione
nelle storie e nei vissuti degli esclusi che esigono giustizia e
languono stremati nei bassifondi del consorzio umano. Un battesimo
che è
lavaggio “dal proprio materialismo, dal proprio razionalismo e dal
proprio cattolicesimo barocco” .
Eʼ
una
discesa purificatrice verso una
religiosità essenziale . A Korogocho
dilagano le malattie (il 70% della popolazione è sieropositiva),
sono troppi i senza terra, manca lʼessenziale
alla sussistenza delle persone, dovunque imperversa la violenza
delle bande criminali di ragazzini armati con pistole e coltelli.
Non puoi, racconta Alex, “vivere a Korogocho e non sollevare il
problema politico”. Altrimenti lʼattività
missionaria sarebbe “pura evasione”.
Alex, a fianco del popolo, inizia una lotta nonviolenta, ispirata
al satyagraha gandhiano, per i diritti della povera gente: il
diritto alla terra, alla proprietà della baracca, ad una vita da
esseri umani. Ma un sacerdote missionario che partecipa alle lotte
per la terra e per una politica di giustizia si espone agli
attacchi dei benpensanti, come descriveva efficacemente dom Helder
Camara, vescovo di Recife (Brasile): “Se do da mangiare ad un
affamato, mi dicono che sono un santo. Ma se domando perché
quellʼuomo
è affamato, dicono che sono un comunista”. Chi ha conosciuto
realmente i poveri non può prescindere dal “legame profondo” che
esiste “tra fede e politica, tra fede ed economia”. Per un
sacerdote come padre Alex, allora, “annunciare la Parola e
scardinare il sistema è un tuttʼuno”.
Uomo dalla
parola sciolta e scomoda, padre Alex è un
disturbatore delle quiete sonnolenta dellʼuomo
occidentale. Un profeta. Un sacerdote pericoloso per il sistema,
sin dai tempi in cui dirigeva il mensile
Nigrizia,
con gli importanti editoriali di denuncia e le inchieste scottanti
sui 1900 miliardi di lire della cooperazione internazionale
italiana degli anni ʻ80
nel sud del mondo; i dossier sul commercio mondiale degli armamenti
e sulle lucrose tangenti per lʼexport
italiano di armi. La reazione del potere politico italiano fu
immediata. Seguirono le pressioni del Vaticano, le dimissioni da
Nigrizia ed il trasferimento di Alex in Zaire.
Giunto in Kenya, padre Alex verificherà con i suoi occhi gli
effetti nefasti della globalizzazione economico-finanziaria, la
quale si traduce in una
prassi economica di ingiustizia e sopruso che
legittima
il consumo dellʼ83%
delle risorse della terra da parte del 20% della popolazione
mondiale, la minoranza
privilegiata dell'umanità di cui facciamo parte. Ai 3 miliardi di
esclusi dal banchetto dellʼopulenza,
come al povero Lazzaro, restano solo le briciole. Conoscere i dati
sullo "Stato del mondo" del Worldwatch Institute, secondo cui 336
persone possiedono il 40 per cento delle ricchezze dell'intera
popolazione mondiale, significa solo scorgere la punta
dell'iceberg. Il vero scandalo sono i piccoli-grandi consumi della
gente cosiddetta "normale", che sono circa 150 volte maggiori di
quelli dei poveri del "piano di sotto". “Questo è il vero peccato
nel mondo”, afferma padre Alex.
Una
simile condizione mondiale di privilegio si regge grazie alla forza
delle armi, senza le quali
non si potrebbe impedire a quellʼ80%
di espropriati di riprendersi ciò che spetta loro per diritto. Da
molto tempo padre Alex denuncia lo scandalo del commercio
internazionale degli armamenti, chiedendone una drastica riduzione,
e degli arsenali atomici, per i quali auspica lo smantellamento
totale. “Lʼoccidente
possiede così tante armi atomiche da far saltare in aria il pianeta
per quattro volte e cosi tante armi chimiche da uccidere tutta la
popolazione mondiale cinquemila volte”. Questa corsa agli armamenti
sta fiaccando lʼhomosfera,
che ormai non ce la fa più.
Alex si rivolge direttamente ai ragazzi:
“Noi adulti consegnamo a voi giovani un mondo malato. Voi giovani
avete una responsabilità enorme”. La
responsabilità di non riprodurre più le scelte suicide dei nonni e
dei padri e di trovare soluzioni intelligenti per scongiurare il
collasso dellʼecosfera.
Alex ha affrontato il problema dei rifiuti a Napoli, per il quale è
costantemente in prima linea:
“La Campania in questi ultimi venti anni è stato lo sversatoio
nazionale dei rifiuti tossici. Quando il
governo italiano non ha più potuto esportare i rifiuti tossici in
Somalia, lʼindustria
italiana del centronord si è alleata con la camorra per sepellire i
rifiuti tossici in Campania. Noi siamo pieni di rifiuti tossici
nel
triangolo della morte: Nola, Marigliano, Acerra”. “Quando a
Napoli ho celebrato i funerali di una ragazzina ventenne morta di
leucemia”, continua padre Alex, “ho trovato uomini che se la
prendevano con Dio. Ma Dio non cʼentra
per nulla. Andate a prendere per il collarino il vostro
amministratore, il vostro politico, ho detto loro.” A Napoli nella
questione dei rifiuti camorra e istituzioni si sono trovate insieme
nel pentolone degli affari. E i cittadini sono stati in silenzio.
“E il silenzio produce morte”. Diversi sono stati i
suggerimenti pratici offerti ai
ragazzi per avere come cittadini un ruolo attivo nella soluzione
del problema rifiuti. Gesti semplici, concreti, alla portata di
tutti:
basta con gli involucri inutili, basta coi sacchetti di plastica
per la spesa, basta con le bottiglie di plastica
dellʼacqua
minerale.
“LʼItalia
è il paese che ha lʼacqua
naturale più buona del mondo. Ed è diventata il paese che beve più
acqua minerale al mondo”. Beviamo acqua di rubinetto. Alex ha
parlato, in proposito, di privatizzazione dellʼacqua
da parte delle multinazionali, contro la quale si batte da tempo
con il Movimento per lʼacqua
bene comune.
Alex
conclude affermando che
“la lotta per il bene comune è lotta per la
democrazia”, della quale
lentamente il sistema ci sta espropriando. Infine, una richiesta
agli insegnanti e alla scuola: “Non ditemi che non sapete queste
cose. Avete libri, dvd, filmati, documentari. Riprendetevi la
scuola. Fate che la scuola diventi un aiuto per gli studenti a
divenire cittadini consapevoli”. Un invito chiaro affinché questo
momento non resti isolato, ma rappresenti lʼinizio
di un percorso di ricerca autonoma sui problemi serissimi causati
da “un sistema che ci porta alla morte”.
Finalmente
la voce di Zanotelli è risuonata anche a San Ferdinando di
Puglia. Questo evento
rappresenta un momento prezioso per la cittadinanza, che nelle sue
componenti più attive cerca di offrire un servizio culturale di
qualità.
Luci, ma anche ombre. In un atrio
gremito di giovani e bambini,
risaltavano le sedie vuote riservate alle autorità
politiche! Un vero peccato.
Sarebbe stata una preziosa occasione personale e comunitaria per
trarre ispirazione dai numerosi input pratici offerti da padre
Alex.
Papa Paolo VI affermava che
“lʼuomo
moderno non ha bisogno di maestri, ma di testimoni e ascolta i
maestri solo se sono dei testimoni”. Questa frase
ben si attaglia al vissuto di Alex come uomo, sacerdote missionario
e cittadino impegnato nella resistenza al sistema economico
capitalista e nella trasformazione sociale verso una società più
rispettosa dellʼuomo
e del pianeta.
Padre Alex è un punto di riferimento per i giovani che desiderano
cambiare in meglio se stessi e il mondo in cui vivono. A questi
giovani, e a tutti quelli che incontra, padre Alex dice:
“mandate a quel paese chi vi dice che voi siete il futuro del
mondo. Il futuro non esiste. Siete lʼunico
presente che abbiamo. O voi cominciate a ragionare, a informarvi, a
prendere coscienza, a reagire o non ci sarà più un pianeta del
futuro”.
Alex Zanotelli
Casa per la
nonviolenza
Associazione
di ispirazione gandhiana
Centro Gandhi
- Onlus
Istituto di
Istruzione Secondaria Superiore
“Ignazio
Silone”
Martedì 10 marzo ore 10.00
Istituto di
Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio
Silone”
San Ferdinando di Puglia (Fg)
Incontro
con
Alex
Zanotelli
BENE COMUNE
E
CITTADINANZA ATTIVA
“La
militarizzazione fa parte di un sistema economico che deve essere
messo totalmente in discussione. Abbiamo abbastanza bombe atomiche
al mondo da farlo saltare quattro volte. Il pianeta non può più
reggere il ritmo forsennato dei nostri consumi. Gli esperti ci
dicono che abbiamo cinquant’anni per cambiare. Poi sarà troppo
tardi. Deve nascere l’uomo planetario se vogliamo
sopravvivere”.

Per una scuola di Pace
A scuola… di
sera
Progetto
di educazione alla cittadinanza
attiva e alla pace
Corsi serali per adulti e
lavoratori
economico aziendale e alberghiero
Progetto
dei corsi serali:
economico aziendale e alberghiero
Istituto Statale “Giacomo Matteotti”
Via Garibaldi 194, Pisa
Una scuola pubblica e gratuita, aperta a tutti, giovani,
lavoratori, adulti di qualsiasi età.
Una scuola legata al territorio, ma allo stesso tempo disponibile
alla conoscenza di culture diverse e all’accoglienza dell’estesa
umanità di immigrati: luogo attivo di formazione professionale e di
educazione permanente alla cittadinanza attiva e alla
pace.
10
marzo, ore 19,30
Il percorso di
pace di Tiziano Terzani
Saluti delle autorità, saranno
presenti:
il prof. Bruno
Borelli, preside della
scuola
la prof.ssa Silvia
Panichi,
assessora alla cultura del Comune di Pisa
il prof. Nicola
Landucci,
assessore alla cultura della Provincia di
Pisa
Incontro con Gloria
Germani,
autrice del libro
Tiziano Terzani: la
rivoluzione dentro di noi
Milano, Longanesi,
2008
Discutono con l’autrice il prof.
Adriano
Mariani,
filosofo e saggista, e il prof. Giorgio
Montagnoli
del Cisp
Università di Pisa. Nel corso della
serata saranno anche proiettati alcuni filmati
con interviste a Tiziano Terzani
Ricevimento finale offerto dagli
studenti
dei corsi serali di cucina e
ristorazione
22 aprile 2009,
ore 19,30
Musica
e dialogo interculturale
Saluti
delle autorità, saranno presenti:
il prof. Marco
Salotti,
coordinatore dei corsi serali
la dott.ssa Manola
Guazzini,
assessora alle politiche dell’immigrazione
della Provincia di Pisa
il prof. Fabio Tarini,
direttore del Centro Interdisciplinare
di Scienze per la Pace dell’Università di
Pisa
Incontro con David
Nieri, autore
del libro
Da Cat Stevens a Yusuf
Islam.
Quattro passi all’ombra della
luna
Pisa, Pacini editore,
2008
Insieme all’autore discutono sul
tema:
Yahya
Pallavicini,
rappresentante
della comunità islamica italiana,
il prof. Massimo
Salani, filosofo e
teologo,
i musicologi Marco Denti e Fabio
Cerbone,
il musicista Giorgio
Cocilovo
La serata sarà
conclusa con il cantautore
Massimiliano
Larocca, premio Lunezia per
la
poesia del suo ultimo album La breve estate
Ricevimento finale offerto dagli studenti
dei corsi serali di cucina e ristorazione
Istituto professionale
“Giacomo Matteotti”
via Garibaldi 194, Pisa
tel. 050 94101
serale@matteotti.it
Lettere
Lettera aperta a Vittorio Arrigoni
pacifista italiano
Lettera aperta a
Vittorio Arrigoni, pacifista italiano,
volontario in Palestina: testimonianza concreta di attivismo
nonviolento.

foto: Vittorio
Arrigoni
Caro Vittorio,
spero tu possa leggere questa mia lettera, anche se, dove sei,
tutte le tue energie vengono impiegate per “qualcosa” di più
importante.
Da molto tempo avevo in animo il desiderio di scriverti. Tante
volte ho iniziato, tante volte ho desistito: ero spaventata,
confusa e disorientata. Ora, anche se dovrò riconciliarmi con Dio,
sento di poter comunicare,con animo più sereno, ciò che è accaduto
nella mia coscienza. Il 18 gennaio, insieme ai bombardamenti
israeliani, sono cessate tutte le battaglie estenuanti del mio
cuore.
Mi sono salvata dal pericolo dell’informazione imbavagliata grazie
all’esistenza del tuo blog. Dal 27 dicembre tutta la stampa
prezzolata ha vomitato nella nostra mente frasi e commenti che
avrebbero dovuto raccontarci la guerra tra Israele e Palestina.
Niente di così evocativo, giusto il tanto che basta per far
accapponare la pelle, sventolare bandiere e scuotere la testa in
segno di disapprovazione. Amen, alla fine della messa tutti a casa
, al tepore, al sicuro, lontano dai fragori di un mondo che non ci
appartiene. Io, questo mondo lontano, l’ho vissuto per settimane
direttamente sulla mia pelle. Ogni giorno mi collegavo al tuo blog,
ogni giorno guardavo impietrita le immagini di bimbi maciullati e
oltraggiati dalle armi israeliane, ogni giorno leggevo il resoconto
dettagliato di tutto quello che accadeva a Gaza, il conto dei
morti, dei feriti, delle case rase al suolo, della ferocia dei
soldati e della disperazione dei volontari. Attraverso la tua
testimonianza, la parola “popolo palestinese“ ha perso la
connotazione di un concetto astratto per assumere i contorni di una
moltitudine di gente: persone,come me, fatte di carne e ossa, cuore
e desideri.
La tua non è mai stata una cronaca di guerra, ogni tuo racconto era
il brandello di una vita, ogni tuo accenno era il misero e dolente
quotidiano di un essere umano. Tutto questo ha innescato in me un
potente e devastante processo di empatia. E’ accaduto
l’inevitabile: in me, giorno dopo giorno, nell’intimo più recondito
della mia coscienza, è sedimentato tutto il dolore di un popolo
alla deriva, dimenticato dagli uomini e da Dio.
Disorientata,confusa e spaventata ho pianto tutte le lacrime che
potevo, le più copiose e le più amare della mia vita. Ho pianto per
tutti i sorrisi spenti e le corse interrotte dei bimbi di Gaza, per
i cuori innamorati senza più speranza, per le anime stanche, per le
amicizie disperse, per le partenze senza ritorno. Ho iniziato un
viaggio che velocemente, in una folle corsa, mi ha portata ad un
traguardo che mai avrei pensato di raggiungere: la scoperta di un
processo di “disumanizzazione” in un popolo che opprime e la
vergognosa compiacenza dei governi mondiali.
L’equivalente delle nostre vite? Fiumi di denaro, potere economico,
prestigio politico, tutto magistralmente gestito dalle grandi
potenze e ambito, seppur nelle briciole, dalle piccole realtà
governative. Il massacro a Gaza è stato possibile grazie alla
complicità vile e indegna delle Nazioni Unite, dell’Europa tutta,
dei paesi arabi. Nel silenzio e nell’astensione delle comunità
internazionali è iscritto per sempre il fallimento dell’intera
umanità.
E’ stato necessario tutto l’amore del mio compagno di vita, la
forza del mio senso critico e il coraggio del mio spirito indomito
per non perdere per sempre il senso della vita. In questi istanti,
mentre il popolo di Gaza sta faticosamente ricostruendo dalle
macerie, io sto faticosamente rimettendo in piedi la volontà di non
cedere mai più a sentimenti sterili come l’odio e il risentimento.
Dal buio di questi giorni è emersa una sola ed unica certezza: un
rinnovato impegno personale, attivo, possente, incisivo e
dirompente come solo può essere la forza dell’amore e della non
violenza. Se guardo oltre, scorgo il lavoro di tanta gente che sta
lottando per la pace nel mondo con la sola arma del pacifismo
attivo. Non vedo altre strade da percorrere, altre soluzioni
possibili. Noi , popolo degli indifferenti, siamo a milioni, basta
un no, reiterato con forza, da ognuno, per liberarci
definitivamente dal giogo infernale dei nostri governanti.
Non c’è niente al mondo che possa essere barattato con la vita di
un essere umano, non esiste nessun motivo che possa giustificare lo
sterminio di gente innocente, nessun uomo potrà mai arrogarsi il
diritto di stabilire quale popolo odiare o quale popolo osannare.
Quanta forza, quanto coraggio, quanto amore sono racchiusi
nell’impegno che profondi in Palestina? Dal tuo blog, con veemenza,
denunci l’indegna oppressione di Israele, ma mai hai scagliato una
parola di odio contro la sua popolazione. Non c’è differenza fra le
vittime e gli assassini. La pietà abbraccia chiunque cade vittima
della violenza. Non può più vivere in armonia con se stesso chi
ordina un eccidio per mero interesse politico, non potrà più alzare
la testa in segno di vittoria chi ha puntato un arma contro un
essere inerme, nessuna preghiera potrà elevarsi pura a Dio se chi
la pronuncia ha ancora le mani lorde di sangue. Ho fotocopiato gli
articoli che come corrispondente di guerra scrivevi sul Manifesto
(chi ha detto che l’informazione vera è morta?), disseminandoli
ovunque. Ho aderito, ad una campagna tutta mia e personale, al
boicottaggio dei prodotti Israeliani. Oggi divulgherò il contenuto
di questa mia lettera. Credo sia dovere di ognuno di noi
contribuire a quella che un amico impegnato ha definito “resistenza
culturale”, diffondendo il seme del risveglio, la curiosità
all’informazione corretta, spronando l’anima alla ricerca della
pace e della non violenza attiva. Mai più, dovremo lasciare
l’ultima parola ai potentati economici, ai criminali legittimati e
ai governi razzisti. A proposito di questo, riusciremo mai a farci
perdonare dall’umana collettività i deliri e le ossessioni xenofobe
del nostro ministro degli interni?
A coloro che decidono di rientrare in un mondo “umano” la chiave di
accesso al tuo blog: guerrillaradio.iobloggo.com.
Al mio compagno, che mi ha sostenuto in questo periodo di
sbandamento, e a te Vittorio, va il dono di questa mia meravigliosa
opportunità di crescita. Restiamo umani.
Lucia
D’augelli
(Casa per la nonviolenza, associazione di ispirazione
gandhiana)
San Severo
www.ilgridodeipoveri.it
PRESENTAZIONE LIBRO
TARCENTO, GIOVEDÌ
29 GENNAIO 2009, ore 20.30
Nella Villa De Rubeis Florit, via Sottoriviera, 1 a Tarcento (UD),
in collaborazione con il CICT, Centro Iniziative Culturali di
Tarcento, il prof. Fulvio Salimbeni, Direttore del Centro
interdipartimentale di Ricerca sulla Pace IRENE,
presenterà:
Lo Stato e la guerra.
L’insensatezza delle politiche di potenza
di Ekkehart
Krippendorff
Gandhi Edizioni, Pisa 2009
Lo Stato
e la guerra di Ekkehart
Krippendorff,
uno dei maggiori esperti
mondiali di Peace Studies, è un libro pubblicato in
originale tedesco nel 1985 per la Suhrkamp e viene ora
proposto per la prima volta in traduzione in una lingua straniera
dal Centro interdipartimentale di Ricerca sulla Pace IRENE
dell'Università di Udine per i tipi della Gandhi Edizioni di
Pisa.
Il libro
espone con
brillantezza e ricchezza di dati come lo Stato in
quanto istituzione e l'apparato militare siano storicamente legati
in modo strettissimo, ma nefasto per il
benessere dei cittadini. L'analisi dell'Autore mostra poi
che la politica di
potenza è configurabile come una patologia e la ragion di Stato costituisce
un'insensatezza cronica.
Nonostante siano passati più di 20 anni dalla sua
pubblicazione, la tesi del libro
mantiene la sua attualità assoluta. Le frequenti citazioni dalla
letteratura mondiale di diverse epoche arricchiscono e conferiscono
efficacia all’esposizione, sempre molto stringente. L'atemporalità
della tesi non intende escludere che l'uomo possa dare
un'impostazione diversa alla propria vita collettiva, anzi questo
è l'invito che esplicitamente l'Autore formula
nell'introduzione all'opera, suo autentico testamento
spirituale.
IRENE intende compiere uno sforzo considerevole per promuovere la
conoscenza di quest’opera fondamentale. La presentazione di
Lo Stato e la guerra a Tarcento è la prima di una
lunga serie.
Verrà tempestivamente data comunicazione delle
successive.
Alla Presentazione sarà presente il traduttore, Francesco
Pistolato.
Il volume può essere prenotato con una mail a: irene@uniud.it.
I classici della spiritualità e del pensiero politico
Ekkehart
Krippendorff
LO STATO E LA GUERRA
L’insensatezza delle politiche di
potenza
a
cura di F. Pistolato
€ 30,00 [ISBN: 978-88-7500-018-9]
Il saggio dimostra come la nascita
e la vita degli Stati moderni siano intimamente legati all’apparato
militare. Il cemento ideologico che li unisce è il realismo
politico, che Krippendorff, con una stringente e brillante
argomentazione dimostra essere insensato, cioè frutto di una
sostanziale stupidità, di un accecamento di cui soffrono i potenti
a danno delle popolazioni che governano.
Il libro è un classico mondiale
del pensiero pacifista che ci permette di riflettere su
verità inconfessabili, sui fattori e le dinamiche storiche che
portano alle guerre.
I classici della spiritualità e del pensiero politico
John Ruskin
I
MITI DEL PROGRESSO
Lettere ai lavoratori
inglesi
a
cura di M.S. Marchesi
€ 16,00 [ISBN:
978-88-7500-006-6]
Viene pubblicata una scelta delle
lettere che John Ruskin scrisse mensilmente dal 1871 fino al 1884.
Negli anni della rivoluzione industriale Ruskin ci offre con
immagini potenti, riprese dalle antiche mitologie bibliche e
greco-romane, una critica sociale dell’avanzare della modernità,
accusando gli inganni del progresso, svelando la schiavitù indotta
dalle macchine e dall’economia del libero mercato.



