Danilo Dolci

NEL DECENNALE DELLA SCOMPARSA
RICORDIAMO DANILO DOLCI “GANDHI DI SICILIA”


AZIONE RIVOLUZIONARIA NONVIOLENTA
IN DANILO DOLCI

Ilaria e Danilo3


Ilaria Sabatini
(a cura)

Danilo Dolci ha iniziato la sua lotta nonviolenta nel 1952 a Trappeto (PA), quando per la morte di fame di un bambino ha fatto il suo primo digiuno.
Non aveva letto ancora Gandhi, ma sentiva che non poteva accettare di vivere tranquillamente mentre l'8,7% della popolazione infantile moriva di fame. É stato quasi istintivo all'inizio, come un modo per manifestare la sua
solidarietà con i poveri: «Avevo iniziato a digiunare – racconta Danilo in un'intervista – perché avrei avuto schifo di me a continuare a mangiare tranquillo intanto che gli altri morivano». Invece, poi si è reso conto che il digiuno poteva diventare una forza per il cambiamento. Molti, infatti, in quell'occasione, si mossero. Le autorità, per paura di uno scandalo (Danilo era già conosciuto per le sue poesie pubblicate in alcune antologie), iniziarono a promettere interventi e aiuti. E così avvenne: in tre mesi Trappeto fu l'unico Comune della zona ad avere tutte le strade (prima non esistevano e coincidevano con le fognature).

Capire e soccorrere
Danilo Dolci, triestino di nascita, ha scelto di vivere in un paese di pescatori della Sicilia occidentale in un periodo, il secondo dopoguerra, in cui le persone vivevano in un completo abbandono, soffrendo la fame e le piaghe della mafia e del banditismo. Ha deciso di andare là per capire con la gente se c'era possibilità di cambiare e come.
Si era accorto, infatti, che gli interventi dello Stato in quelle zone erano perlopiù negativi: che senso aveva spendere miliardi nella repressione, per mantenere carabinieri e poliziotti contro i banditi, piuttosto che investirli per diminuire la miseria e favorire lo sviluppo?
Così è iniziata l'attività di sociologo di Danilo in Sicilia, tesa ad analizzare nel profondo i problemi e la realtà. Così ha preso forma il
metodo d'azione rivoluzionaria nonviolenta, riscoperta come azione più perfetta ed efficace per risolvere i conflitti.
Gli dicevano, contestando la sua azione: «L'Europa non è l'India; certi strumenti possono avere un senso in zone dove la nonviolenza è base della moralità popolare, non nella Sicilia occidentale dove sono leggi di fondo la violenza, la chiusura personale e familiare, la non collaborazione, dove si tende a riconoscere per verità la forza». Danilo invece ha creduto
necessari i metodi di lotta nonviolenta, che lo hanno portato a valorizzare quanto di creativamente nonviolento c'è in ogni società umana.

Educatore-maieuta
Danilo non si è mai posto come intellettuale. Fin dall'inizio si è messo accanto alle persone, condividendo la loro vita, ma al tempo stesso ponendo loro delle domande: «Finito il lavoro – racconta – domandavo ai miei nuovi amici come vedevano la situazione. Quale era esattamente? Poteva cambiare? Come poteva cambiare? Dalle domande mosse dalla mia ignoranza, nascevano problemi nella gente».
Il suo lavoro di
educatore-maieuta è consistito proprio nel porre domande alla gente, risvegliando la coscienza in persone che vedevano la propria vita senza prospettive, senza alternative.
Ignoranza e miseria, secondo Danilo, erano i due mali fondamentali che affliggevano questa popolazione, peraltro ricca di cultura ma inconsapevole di averne una. Danilo ha dato loro fiducia, ne ha valorizzato la cultura, il pensiero e il potere.
In molti hanno iniziato a seguirlo, ad indagare la propria realtà, facendo emergere i problemi e inventando possibili soluzioni.

Il metodo maieutico promosso da Danilo consiste proprio in un sincero interrogarsi insieme, valorizzando ciascuno,
imparando a comunicare.
Questo metodo si è rivelato creativo, essenziale alla soluzione dei problemi, allo sviluppo delle conoscenze e alla crescita individuale e sociale.
Un
metodo nonviolento, in cui non si cerca di sottomettere l'altro (di dominarlo) ma di favorire il suo sviluppo e le specifiche potenzialità.

Imparare a comunicare
Instaurare un rapporto nonviolento significa imparare a comunicare nel senso più pieno della parola.
L'attenzione è infatti rivolta a capire l'esperienza dell'altro (sviluppare l'empatia) e a cogliere l'altro come collaboratore.
Danilo ha ritenuto per questo fondamentale l'esperienza di Gandhi, perché egli riusciva, nelle sue riunioni, a far
approvare le decisioni all'unanimità approfondendo la discussione e ascoltando i dissenzienti fino in fondo.
Gandhi aveva saputo individuare il mezzo più valido ed efficace per risolvere i problemi e i conflitti. Danilo amava sempre ripetere queste parole del Mahatma: «Piuttosto che scappare, meglio sparare. Piuttosto che sparare, meglio trovare forme di lotta che siano più perfette ed efficaci dello sparare».
La rivoluzione violenta è sicuramente un modo per affrontare i problemi, ma ha ancora in sé il seme della morte e quindi non risolve radicalmente i problemi, non realizza una “salvezza” per tutti. «Essere rivoluzionari con la violenza è essere rivoluzionari solo a metà».
L'azione rivoluzionaria nonviolenta è più
difficile e complessa di quella violenta perché cerca di risolvere integralmente i conflitti. Riesce a non eliminare l'avversario, considerandolo come collaboratore nella soluzione del problema di esistere e di incontrarsi.

«Comunicare è creare le condizioni per cui tutti si possa collaborare a vivere»
Secondo Danilo, è la legge della vita. È una necessità; però non è innata e deve essere appresa.
«Chi litiga, chi fa una guerra – afferma – generalmente è un nevrotico. Tutti gli psichiatri sono d'accordo nel definirle forme di nevrosi. La persona sana cerca di capire qual'è il problema. [...] Quando si fanno le guerre è dimostrato, a tutti i livelli, che la gente non conosce la situazione e non sa come passare da quell'essere al poter essere».

Pace, un riflesso dei problemi risolti
Pace per Danilo non significa quiete, assenza di conflitti, ma un “riflesso dei problemi risolti”.
«Pace è un modo per essere vivi – cioè tutt'altro che chiusi, al di fuori, ma nel miglior modo partecipi – che ha implicito soprattutto visione serena, sforzo per educare e perfezionare, fatica per risolvere». «Pace vuol dire anche decantare rabbie e rancori, sapere disintorbidarsi per trovare il modo – ogni volta difficile – di eliminare il male senza eliminare il malato o nuocergli...».
Pace coincide con azione rivoluzionaria nonviolenta, con un nuovo modo di esistere e di porsi in rapporto agli altri e ai problemi, più complesso, più difficile, ma necessario.
Riprendendo le riflessioni di Gandhi, anche Danilo ritiene che «la verità non fa il gioco di nessuno: è la salvezza di tutti». Per questo la sua difesa dei banditi siciliani non è fatta per mettersi dalla parte di qualcuno contro qualcun altro, ma per fare chiarezza sui rapporti sbagliati che corrompono sia i sottomessi sia i potenti, «del male che provoca il male».
Secondo Danilo, «solo muovendosi esattamente si progredisce veramente: il modo della rivoluzione è essenziale. [...] Se seminiamo morte ed inesattezze non nasce vita. [...] L'esattezza, la verità, sciolgono, rompono».

Obiezione/azione di coscienza
Norberto Bobbio, cercando di definire la figura morale e religiosa di Danilo ha usato quella di obiettore di coscienza. Ma Danilo ha preferito parlare di obiezione/azione di coscienza ritenendo, infatti, non sufficiente essere contrari, dire di no, ma essenziale anche produrre alternative, inventare un .
«Dire solo di no alla guerra è intervenire già nella malattia, nella nevrosi». Perciò è fondamentale un lavoro di prevenzione, che agisca alla base dei rapporti, favorendo l'incontro e la comunicazione tra le persone.
È necessario sperimentare nuovi modi di stare insieme, in cui ciascuno si senta valorizzato, e in cui sia possibile far emergere problemi e conflitti, inventando nuove soluzioni.
«Non possiamo aspettare che piova dal cielo il disarmo mondiale – afferma Danilo – ma dobbiamo renderlo credibile lavorando, giorno dopo giorno, sulle alternative alle armi e alle armate: rendendo queste ogni giorno più inutili, superate, anacronistiche».

L'eredità di Danilo
Nel ricordo della sua scomparsa, sento importante parlare di Danilo Dolci e del suo lavoro, che non si è concluso negli anni '70 (come alcuni pensano) ma è continuato individuando acutamente “virus di dominio” (di violenza) oltre il sistema clientelare-mafioso, in tutti quei rapporti di tipo unidirezionale e trasmissivo (nella scuola, nella cultura televisiva, nella politica...) che soffocano la creatività individuale e lo sviluppo sociale.
Danilo ha aperto gli occhi a chi lo ha saputo leggere. Con il suo lavoro ha proposto alternative concrete di azione rivoluzionaria (la struttura maieutica), alternative che ancora devono essere sviluppate in tutte le loro potenzialità. Il “fronte nuovo” deve avanzare.

Concludo citando Erich Fromm: «
Se la maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse così cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di quello che è. È incoraggiante tuttavia il fatto che già molti sono coloro che lo capiscono: sono le persone per le quali la sua esistenza e il successo della sua opera alimentano la speranza nella sopravvivenza dell’uomo».


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Alex Zanotelli

San Ferdinando di Puglia - 10 marzo 2009 - Incontro con Padre Alex Zanotelli


Con Alex Zanotelli alla scuola dei poveri


A Korogocho ho ricevuto il “battesimo dei poveri”, un lavaggio “dal materialismo, dal razionalismo e dal cattolicesimo barocco”. Eʼ una discesa purificatrice verso una religiosità essenziale. E ai giovani dice: "mandate a quel paese chi dice che voi siete il futuro del mondo. Il futuro non esiste. Siete lʼunico presente che abbiamo. O voi cominciate a ragionare, a informarvi, a prendere coscienza, a reagire o non ci sarà più un pianeta del futuro".

Zanotelli alex conferenza


Matteo Della Torre


Se ci sono momenti qualificanti nellʼattività educativa di un Istituto scolastico e nellʼesperienza formativa degli studenti, che una scuola moderna e vicina ai bisogni più profondi dei ragazzi sa offrire, lo straordinario incontro del 10 marzo 2009 con padre Alex Zanotelli è uno di questi. La proposta della Casa per la nonviolenza di organizzare un incontro con Alex Zanotelli sul tema “Bene comune e cittadinanza attiva” , ha trovato subito la disponibilità della dirigenza dellʼ Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio Silone” di San Ferdinando di Puglia .

Nell
ʼatrio dellʼIstituto “I. Silone”, gremito di ragazzi, bambini di scuola elementare e cittadini, Alex Zanotelli ha parlato per unʼora e mezza raccontando dei suoi 12 anni in Kenya, alla “frontiera della missione”, al servizio dei più poveri tra i poveri . In questa sua discesa nei piani inferiori della storia, Alex fa esperienza dellʼenorme apartheid socio-economico in cui versa il 70% della popolazione di Nairobi. Eʼ il popolo dei baraccati: 3 milioni di persone costrette a vivere “sardinizzate” nel 2,5% del territorio complessivo . Qui, racconta Alex, la gente vive con circa venti euro al mese. A Nairobi è drammatico il divario tra ricchi e poveri, tra chi vive in una opulenza da far impallidire quella occidentale e chi non ha il necessario per sopravvivere. Il muro che li divide è scandalosamente alto, invalicabile. “Nairobi è in piccolo ciò che è il mondo in grande”.
Il contatto con la massa di esclusi della baraccopoli di Korogocho (che nella lingua locale significa caos) ha cambiato profondamente la sua vita di sacerdote e missionario.
“Io sono un uomo di parte” , ci ha detto Alex. “Io non posso non essere di parte. Chi ha vissuto per 12 anni in una baraccopoli con i poveri non può non leggere la realtà partendo dalla situazione di chi soffre in questo mondo. In questo senso sono profondamente di parte. Come prete missionario, leggendo la Bibbia con i poveri, ho imparato che anche Dio è di parte . Eʼ il Dio degli orfani delle vedove, degli schiavi e dei poveri”.


Alex racconta dei suoi tanti incontri in terra di missione. “Una delle cose fondamentali della vita sono gli incontri . Quando mi interrogo e dico: chi sono io? Lʼunica risposta che mi posso dare è: io sono le persone che ho incontrato ”. In un racconto appassionato e commovente, Alex ci parla di Florence, il cui ricordo è ancora vivissimo nella sua mente. Era una ragazzina che a 11 anni ha iniziato a prostituirsi, “a 15 aveva contratto lʼ Aids e a sedici era già morta. Eravamo stati da lei due giorni prima che morisse. Quella sera ero andato io di corsa con padre Antonio e un altro prete.
Florence non aveva proprio nessuno, anche la mamma lʼaveva abbandonata. Ci siamo seduti attorno al letto. ʻSiamo venuti perché abbiamo saputo che stai male, sei sola, non hai nessuno.
Siamo qui per starti vicino
ʼ, le dissi salutandola. ʻFlorence, accendi questo ceroʼ. Lo accese. Il suo volto si illuminò: un viso bellissimo, ma pieno di pustole, tipico della fase terminale dellʼAids. Florence pregò a lungo spontaneamente, a voce alta, una preghiera bellissima. ʻFlorence, chi è Dio per te?ʼ mi venne spontaneo chiederle. Mi rispose: ʻDio è mamma.ʼ Non capivo più nulla. La mamma lʼaveva abbandonata giorni prima. Florence stava morendo come un cane. Mi venne spontaneo farle una seconda domanda: ʻFlorence, chi è per te il volto di Dio?ʼ Guardavo il suo viso rischiarato dal cero. Rimase in silenzio alcuni minuti, poi si illuminò in un sorriso bellissimo: ʻSono io il volto di Dio!ʼ. Eʼ il mistero. Qui lo tocchi con mano. Qui tocchi con mano il Mistero che si rivela nei volti dei crocifissi”.

Questa e le altre storie raccontate dicono molto di quello che padre Alex chiama il
“battesimo dei poveri” , una immersione nelle storie e nei vissuti degli esclusi che esigono giustizia e languono stremati nei bassifondi del consorzio umano. Un battesimo che è lavaggio “dal proprio materialismo, dal proprio razionalismo e dal proprio cattolicesimo barocco” . Eʼ una discesa purificatrice verso una religiosità essenziale . A Korogocho dilagano le malattie (il 70% della popolazione è sieropositiva), sono troppi i senza terra, manca lʼessenziale alla sussistenza delle persone, dovunque imperversa la violenza delle bande criminali di ragazzini armati con pistole e coltelli. Non puoi, racconta Alex, “vivere a Korogocho e non sollevare il problema politico”. Altrimenti lʼattività missionaria sarebbe “pura evasione”.
Alex, a fianco del popolo, inizia una lotta nonviolenta, ispirata al satyagraha gandhiano, per i diritti della povera gente: il diritto alla terra, alla proprietà della baracca, ad una vita da esseri umani. Ma un sacerdote missionario che partecipa alle lotte per la terra e per una politica di giustizia si espone agli attacchi dei benpensanti, come descriveva efficacemente dom Helder Camara, vescovo di Recife (Brasile): “Se do da mangiare ad un affamato, mi dicono che sono un santo. Ma se domando perché quell
ʼuomo è affamato, dicono che sono un comunista”. Chi ha conosciuto realmente i poveri non può prescindere dal “legame profondo” che esiste “tra fede e politica, tra fede ed economia”. Per un sacerdote come padre Alex, allora, “annunciare la Parola e scardinare il sistema è un tuttʼuno”.


Uomo dalla parola sciolta e scomoda, padre Alex è un disturbatore delle quiete sonnolenta dellʼuomo occidentale. Un profeta. Un sacerdote pericoloso per il sistema, sin dai tempi in cui dirigeva il mensile Nigrizia, con gli importanti editoriali di denuncia e le inchieste scottanti sui 1900 miliardi di lire della cooperazione internazionale italiana degli anni ʻ80 nel sud del mondo; i dossier sul commercio mondiale degli armamenti e sulle lucrose tangenti per lʼexport italiano di armi. La reazione del potere politico italiano fu immediata. Seguirono le pressioni del Vaticano, le dimissioni da Nigrizia ed il trasferimento di Alex in Zaire.

Giunto in Kenya, padre Alex verificherà con i suoi occhi gli effetti nefasti della globalizzazione economico-finanziaria, la quale si traduce in una
prassi economica di ingiustizia e sopruso che legittima il consumo dellʼ83% delle risorse della terra da parte del 20% della popolazione mondiale, la minoranza privilegiata dell'umanità di cui facciamo parte. Ai 3 miliardi di esclusi dal banchetto dellʼopulenza, come al povero Lazzaro, restano solo le briciole. Conoscere i dati sullo "Stato del mondo" del Worldwatch Institute, secondo cui 336 persone possiedono il 40 per cento delle ricchezze dell'intera popolazione mondiale, significa solo scorgere la punta dell'iceberg. Il vero scandalo sono i piccoli-grandi consumi della gente cosiddetta "normale", che sono circa 150 volte maggiori di quelli dei poveri del "piano di sotto". “Questo è il vero peccato nel mondo”, afferma padre Alex.
Una simile condizione mondiale di privilegio si regge grazie alla forza delle armi, senza le quali non si potrebbe impedire a quellʼ80% di espropriati di riprendersi ciò che spetta loro per diritto. Da molto tempo padre Alex denuncia lo scandalo del commercio internazionale degli armamenti, chiedendone una drastica riduzione, e degli arsenali atomici, per i quali auspica lo smantellamento totale. “Lʼoccidente possiede così tante armi atomiche da far saltare in aria il pianeta per quattro volte e cosi tante armi chimiche da uccidere tutta la popolazione mondiale cinquemila volte”. Questa corsa agli armamenti sta fiaccando lʼhomosfera, che ormai non ce la fa più.
Alex si rivolge direttamente ai ragazzi:
“Noi adulti consegnamo a voi giovani un mondo malato. Voi giovani avete una responsabilità enorme”. La responsabilità di non riprodurre più le scelte suicide dei nonni e dei padri e di trovare soluzioni intelligenti per scongiurare il collasso dellʼecosfera. Alex ha affrontato il problema dei rifiuti a Napoli, per il quale è costantemente in prima linea: “La Campania in questi ultimi venti anni è stato lo sversatoio nazionale dei rifiuti tossici. Quando il governo italiano non ha più potuto esportare i rifiuti tossici in Somalia, lʼindustria italiana del centronord si è alleata con la camorra per sepellire i rifiuti tossici in Campania. Noi siamo pieni di rifiuti tossici nel triangolo della morte: Nola, Marigliano, Acerra”. “Quando a Napoli ho celebrato i funerali di una ragazzina ventenne morta di leucemia”, continua padre Alex, “ho trovato uomini che se la prendevano con Dio. Ma Dio non cʼentra per nulla. Andate a prendere per il collarino il vostro amministratore, il vostro politico, ho detto loro.” A Napoli nella questione dei rifiuti camorra e istituzioni si sono trovate insieme nel pentolone degli affari. E i cittadini sono stati in silenzio. “E il silenzio produce morte”. Diversi sono stati i suggerimenti pratici offerti ai ragazzi per avere come cittadini un ruolo attivo nella soluzione del problema rifiuti. Gesti semplici, concreti, alla portata di tutti: basta con gli involucri inutili, basta coi sacchetti di plastica per la spesa, basta con le bottiglie di plastica dellʼacqua minerale. “LʼItalia è il paese che ha lʼacqua naturale più buona del mondo. Ed è diventata il paese che beve più acqua minerale al mondo”. Beviamo acqua di rubinetto. Alex ha parlato, in proposito, di privatizzazione dellʼacqua da parte delle multinazionali, contro la quale si batte da tempo con il Movimento per lʼacqua bene comune.
Alex conclude affermando che “la lotta per il bene comune è lotta per la democrazia”, della quale lentamente il sistema ci sta espropriando. Infine, una richiesta agli insegnanti e alla scuola: “Non ditemi che non sapete queste cose. Avete libri, dvd, filmati, documentari. Riprendetevi la scuola. Fate che la scuola diventi un aiuto per gli studenti a divenire cittadini consapevoli”. Un invito chiaro affinché questo momento non resti isolato, ma rappresenti lʼinizio di un percorso di ricerca autonoma sui problemi serissimi causati da “un sistema che ci porta alla morte”.
Finalmente
la voce di Zanotelli è risuonata anche a San Ferdinando di Puglia. Questo evento rappresenta un momento prezioso per la cittadinanza, che nelle sue componenti più attive cerca di offrire un servizio culturale di qualità.
Luci, ma anche ombre. In un atrio gremito di giovani e bambini, risaltavano le sedie vuote riservate alle autorità politiche! Un vero peccato. Sarebbe stata una preziosa occasione personale e comunitaria per trarre ispirazione dai numerosi input pratici offerti da padre Alex.

Papa Paolo VI affermava che
“lʼuomo moderno non ha bisogno di maestri, ma di testimoni e ascolta i maestri solo se sono dei testimoni”. Questa frase ben si attaglia al vissuto di Alex come uomo, sacerdote missionario e cittadino impegnato nella resistenza al sistema economico capitalista e nella trasformazione sociale verso una società più rispettosa dellʼuomo e del pianeta.
Padre Alex è un punto di riferimento per i giovani che desiderano cambiare in meglio se stessi e il mondo in cui vivono. A questi giovani, e a tutti quelli che incontra, padre Alex dice:
“mandate a quel paese chi vi dice che voi siete il futuro del mondo. Il futuro non esiste. Siete lʼunico presente che abbiamo. O voi cominciate a ragionare, a informarvi, a prendere coscienza, a reagire o non ci sarà più un pianeta del futuro”.


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Alex Zanotelli

Casa per la nonviolenza
Associazione di ispirazione gandhiana
Centro Gandhi - Onlus

Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
“Ignazio Silone”


Martedì 10 marzo
ore 10.00
Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio Silone”
San Ferdinando di Puglia (Fg)



Incontro con

Alex Zanotelli

BENE COMUNE
E
CITTADINANZA ATTIVA

“La militarizzazione fa parte di un sistema economico che deve essere messo totalmente in discussione. Abbiamo abbastanza bombe atomiche al mondo da farlo saltare quattro volte. Il pianeta non può più reggere il ritmo forsennato dei nostri consumi. Gli esperti ci dicono che abbiamo cinquant’anni per cambiare. Poi sarà troppo tardi. Deve nascere l’uomo planetario se vogliamo sopravvivere”.

Foto Manifesto Zanotelli



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Conferenza Alex Zanotelli

Per una scuola di Pace

A scuola… di sera
Progetto di educazione alla cittadinanza
attiva e alla pace


Corsi serali per adulti e lavoratori
economico aziendale e alberghiero


Progetto dei corsi serali:
economico aziendale e alberghiero
Istituto Statale “Giacomo Matteotti”
Via Garibaldi 194, Pisa

Una scuola pubblica e gratuita, aperta a tutti, giovani, lavoratori, adulti di qualsiasi età.
Una scuola legata al territorio, ma allo stesso tempo disponibile alla conoscenza di culture diverse e all’accoglienza dell’estesa umanità di immigrati: luogo attivo di formazione professionale e di educazione permanente alla cittadinanza attiva e alla pace.



10 marzo, ore 19,30
Il percorso di pace di Tiziano Terzani

Saluti delle autorità, saranno presenti:
il prof.
Bruno Borelli, preside della scuola
la prof.ssa
Silvia Panichi,
assessora alla cultura del Comune di Pisa
il prof.
Nicola Landucci,
assessore alla cultura della Provincia di Pisa
Incontro con Gloria Germani, autrice del libro
Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi
Milano, Longanesi, 2008

Istantanea 2009-02-19 11-02-06

Discutono con l’autrice il prof. Adriano Mariani,
filosofo e saggista, e il prof.
Giorgio Montagnoli
del Cisp Università di Pisa. Nel corso della
serata saranno anche proiettati alcuni filmati
con interviste a Tiziano Terzani
Ricevimento finale offerto dagli studenti
dei corsi serali di cucina e ristorazione


22 aprile 2009, ore 19,30
Musica e dialogo interculturale

Saluti delle autorità, saranno presenti:
il prof.
Marco Salotti,
coordinatore dei corsi serali
la dott.ssa
Manola Guazzini,
assessora alle politiche dell’immigrazione
della Provincia di Pisa
il prof.
Fabio Tarini,
direttore del Centro Interdisciplinare
di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa
Incontro con David Nieri, autore del libro
Da Cat Stevens a Yusuf Islam.
Quattro passi all’ombra della luna
Pisa, Pacini editore, 2008

Istantanea 2009-02-19 11-02-30

Insieme all’autore discutono sul tema:
Yahya Pallavicini, rappresentante
della comunità islamica italiana,
il prof.
Massimo Salani, filosofo e teologo,
i musicologi
Marco Denti e Fabio Cerbone,
il musicista
Giorgio Cocilovo
La serata sarà conclusa con il cantautore
Massimiliano Larocca, premio Lunezia per la
poesia del suo ultimo album
La breve estate
Ricevimento finale offerto dagli studenti
dei corsi serali di cucina e ristorazione


Istituto professionale
“Giacomo Matteotti”
via Garibaldi 194, Pisa
tel. 050 94101
serale@matteotti.it



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Lettere

Lettera aperta a Vittorio Arrigoni
pacifista italiano


Lettera aperta a Vittorio Arrigoni, pacifista italiano,
volontario in Palestina: testimonianza concreta di attivismo nonviolento.

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foto: Vittorio Arrigoni

Caro Vittorio, spero tu possa leggere questa mia lettera, anche se, dove sei, tutte le tue energie vengono impiegate per “qualcosa” di più importante.
Da molto tempo avevo in animo il desiderio di scriverti. Tante volte ho iniziato, tante volte ho desistito: ero spaventata, confusa e disorientata. Ora, anche se dovrò riconciliarmi con Dio, sento di poter comunicare,con animo più sereno, ciò che è accaduto nella mia coscienza. Il 18 gennaio, insieme ai bombardamenti israeliani, sono cessate tutte le battaglie estenuanti del mio cuore.
Mi sono salvata dal pericolo dell’informazione imbavagliata grazie all’esistenza del tuo blog. Dal 27 dicembre tutta la stampa prezzolata ha vomitato nella nostra mente frasi e commenti che avrebbero dovuto raccontarci la guerra tra Israele e Palestina. Niente di così evocativo, giusto il tanto che basta per far accapponare la pelle, sventolare bandiere e scuotere la testa in segno di disapprovazione. Amen, alla fine della messa tutti a casa , al tepore, al sicuro, lontano dai fragori di un mondo che non ci appartiene. Io, questo mondo lontano, l’ho vissuto per settimane direttamente sulla mia pelle. Ogni giorno mi collegavo al tuo blog, ogni giorno guardavo impietrita le immagini di bimbi maciullati e oltraggiati dalle armi israeliane, ogni giorno leggevo il resoconto dettagliato di tutto quello che accadeva a Gaza, il conto dei morti, dei feriti, delle case rase al suolo, della ferocia dei soldati e della disperazione dei volontari. Attraverso la tua testimonianza, la parola “popolo palestinese“ ha perso la connotazione di un concetto astratto per assumere i contorni di una moltitudine di gente: persone,come me, fatte di carne e ossa, cuore e desideri.
La tua non è mai stata una cronaca di guerra, ogni tuo racconto era il brandello di una vita, ogni tuo accenno era il misero e dolente quotidiano di un essere umano. Tutto questo ha innescato in me un potente e devastante processo di empatia. E’ accaduto l’inevitabile: in me, giorno dopo giorno, nell’intimo più recondito della mia coscienza, è sedimentato tutto il dolore di un popolo alla deriva, dimenticato dagli uomini e da Dio. Disorientata,confusa e spaventata ho pianto tutte le lacrime che potevo, le più copiose e le più amare della mia vita. Ho pianto per tutti i sorrisi spenti e le corse interrotte dei bimbi di Gaza, per i cuori innamorati senza più speranza, per le anime stanche, per le amicizie disperse, per le partenze senza ritorno. Ho iniziato un viaggio che velocemente, in una folle corsa, mi ha portata ad un traguardo che mai avrei pensato di raggiungere: la scoperta di un processo di “disumanizzazione” in un popolo che opprime e la vergognosa compiacenza dei governi mondiali.
L’equivalente delle nostre vite? Fiumi di denaro, potere economico, prestigio politico, tutto magistralmente gestito dalle grandi potenze e ambito, seppur nelle briciole, dalle piccole realtà governative. Il massacro a Gaza è stato possibile grazie alla complicità vile e indegna delle Nazioni Unite, dell’Europa tutta, dei paesi arabi. Nel silenzio e nell’astensione delle comunità internazionali è iscritto per sempre il fallimento dell’intera umanità.
E’ stato necessario tutto l’amore del mio compagno di vita, la forza del mio senso critico e il coraggio del mio spirito indomito per non perdere per sempre il senso della vita. In questi istanti, mentre il popolo di Gaza sta faticosamente ricostruendo dalle macerie, io sto faticosamente rimettendo in piedi la volontà di non cedere mai più a sentimenti sterili come l’odio e il risentimento. Dal buio di questi giorni è emersa una sola ed unica certezza: un rinnovato impegno personale, attivo, possente, incisivo e dirompente come solo può essere la forza dell’amore e della non violenza. Se guardo oltre, scorgo il lavoro di tanta gente che sta lottando per la pace nel mondo con la sola arma del pacifismo attivo. Non vedo altre strade da percorrere, altre soluzioni possibili. Noi , popolo degli indifferenti, siamo a milioni, basta un no, reiterato con forza, da ognuno, per liberarci definitivamente dal giogo infernale dei nostri governanti.
Non c’è niente al mondo che possa essere barattato con la vita di un essere umano, non esiste nessun motivo che possa giustificare lo sterminio di gente innocente, nessun uomo potrà mai arrogarsi il diritto di stabilire quale popolo odiare o quale popolo osannare. Quanta forza, quanto coraggio, quanto amore sono racchiusi nell’impegno che profondi in Palestina? Dal tuo blog, con veemenza, denunci l’indegna oppressione di Israele, ma mai hai scagliato una parola di odio contro la sua popolazione. Non c’è differenza fra le vittime e gli assassini. La pietà abbraccia chiunque cade vittima della violenza. Non può più vivere in armonia con se stesso chi ordina un eccidio per mero interesse politico, non potrà più alzare la testa in segno di vittoria chi ha puntato un arma contro un essere inerme, nessuna preghiera potrà elevarsi pura a Dio se chi la pronuncia ha ancora le mani lorde di sangue. Ho fotocopiato gli articoli che come corrispondente di guerra scrivevi sul Manifesto (chi ha detto che l’informazione vera è morta?), disseminandoli ovunque. Ho aderito, ad una campagna tutta mia e personale, al boicottaggio dei prodotti Israeliani. Oggi divulgherò il contenuto di questa mia lettera. Credo sia dovere di ognuno di noi contribuire a quella che un amico impegnato ha definito “resistenza culturale”, diffondendo il seme del risveglio, la curiosità all’informazione corretta, spronando l’anima alla ricerca della pace e della non violenza attiva. Mai più, dovremo lasciare l’ultima parola ai potentati economici, ai criminali legittimati e ai governi razzisti. A proposito di questo, riusciremo mai a farci perdonare dall’umana collettività i deliri e le ossessioni xenofobe del nostro ministro degli interni?
A coloro che decidono di rientrare in un mondo “umano” la chiave di accesso al tuo blog: guerrillaradio.iobloggo.com.
Al mio compagno, che mi ha sostenuto in questo periodo di sbandamento, e a te Vittorio, va il dono di questa mia meravigliosa opportunità di crescita. Restiamo umani.

Lucia D’augelli
(Casa per la nonviolenza, associazione di ispirazione gandhiana)
San Severo

www.ilgridodeipoveri.it



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PRESENTAZIONE LIBRO

TARCENTO, GIOVEDÌ 29 GENNAIO 2009, ore 20.30
Nella Villa De Rubeis Florit, via Sottoriviera, 1 a Tarcento (UD), in collaborazione con il CICT, Centro Iniziative Culturali di Tarcento, il prof. Fulvio Salimbeni,  Direttore del Centro interdipartimentale di Ricerca sulla Pace IRENE,  presenterà:

Lo Stato e la guerra.
L’insensatezza delle politiche di potenza
di Ekkehart Krippendorff
Gandhi Edizioni, Pisa 2009

Lo Stato e la guerra di Ekkehart Krippendorff, uno dei maggiori esperti mondiali di Peace Studies, è un libro pubblicato in originale tedesco nel 1985 per la Suhrkamp e viene ora proposto per la prima volta in traduzione in una lingua straniera dal Centro interdipartimentale di Ricerca sulla Pace IRENE dell'Università di Udine per i tipi della Gandhi Edizioni di Pisa.
Il
libro espone con brillantezza e ricchezza di dati come lo Stato in quanto istituzione e l'apparato militare siano storicamente legati in modo strettissimo, ma nefasto per il benessere dei cittadini. L'analisi dell'Autore mostra poi che la politica di potenza è configurabile come una patologia e la ragion di Stato costituisce un'insensatezza cronica.
Nonostante siano passati più di 20 anni dalla sua pubblicazione,
la tesi del libro mantiene la sua attualità assoluta. Le frequenti citazioni dalla letteratura mondiale di diverse epoche arricchiscono e conferiscono efficacia all’esposizione, sempre molto stringente. L'atemporalità della tesi non intende escludere che l'uomo possa dare un'impostazione diversa alla propria vita collettiva, anzi questo è l'invito che esplicitamente l'Autore formula nell'introduzione all'opera, suo autentico testamento spirituale.
IRENE intende compiere uno sforzo considerevole per promuovere la  conoscenza di quest’opera fondamentale. La presentazione di Lo Stato e la guerra a Tarcento è
la prima di una lunga serie. Verrà  tempestivamente data comunicazione delle successive.
Alla Presentazione sarà presente il traduttore,
Francesco Pistolato.
Il volume può essere prenotato con una mail a:
irene@uniud.it.



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I classici della spiritualità e del pensiero politico

Ekkehart Krippendorff
LO STATO E LA GUERRA
L’insensatezza delle politiche di potenza
a cura di F. Pistolato
€ 30,00 [ISBN: 978-88-7500-018-9]


Il saggio dimostra come la nascita e la vita degli Stati moderni siano intimamente legati all’apparato militare. Il cemento ideologico che li unisce è il realismo politico, che Krippendorff, con una stringente e brillante argomentazione dimostra essere insensato, cioè frutto di una sostanziale stupidità, di un accecamento di cui soffrono i potenti a danno delle popolazioni che governano.

Il libro è un
classico mondiale del pensiero pacifista che ci permette di riflettere su verità inconfessabili, sui fattori e le dinamiche storiche che portano alle guerre.

Presentazione Quaderno

Ekkehart Krippendorf, Lo stato e la guerra, l'insensatezza delle politiche di potenza





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I classici della spiritualità e del pensiero politico

John Ruskin
I MITI DEL PROGRESSO
Lettere ai lavoratori inglesi
a cura di M.S. Marchesi
€ 16,00 [ISBN: 978-88-7500-006-6]


Viene pubblicata una scelta delle lettere che John Ruskin scrisse mensilmente dal 1871 fino al 1884. Negli anni della rivoluzione industriale Ruskin ci offre con immagini potenti, riprese dalle antiche mitologie bibliche e greco-romane, una critica sociale dell’avanzare della modernità, accusando gli inganni del progresso, svelando la schiavitù indotta dalle macchine e dall’economia del libero mercato.


John Ruskin, I miti del Progresso, Lettere ai lavoratori d'Inghilterra



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