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Diversamente Promossi

Alvaro Berardinelli
Diversamente promossi:
così chiameremo i bocciati, un giorno. Quel giorno
avremo ultimato il processo di straniamento in atto nella società
italiana: quel giorno le Scuole dello Stato saranno finalmente
fondazioni private, cui lo Stato dovrà solo fornire qualche
spicciolo e qualche paterna indicazione di massima.
Diversamente liberi sarà il termine
per definire voi Italiani, ormai privi di ogni parvenza di
democrazia, e persino di ogni desiderio di cambiamento.
Diversamente democratici dovranno essere
chiamati per legge
i nazisti, i razzisti, i clericali, i piduisti e tutti i nemici
delle libertà democratiche (come il
sottoscritto), insieme a tutti i codini,
i reazionari, gli antiprogressisti per censo, per ignoranza e per
opportunismo. Geniale,
no?
Cambiare la realtà mediante le parole; mescolare vero e falso,
giocando coi termini e con le sfumature; confondere il giusto con
l'ingiusto, l'onesto col disonesto, il lavoratore col fannullone,
il comunista col nazista, il bene col male: questa è la nostra
specialità. Siamo dei geni, ma per nostra fortuna voi intellettuali
democratici e antifascisti continuate a considerarci cretini, rozzi
e ignoranti. Sbagliate di grosso, e ve lo stiamo dimostrando da
ventotto anni almeno, cioè da quando
con le nostre televisioni imperversiamo sui cervelli dei più
deboli. Siamo menti
raffinatissime.
Le bombe non ci servono più. Sono molto più dirompenti le menzogne.
Le nostre balle funzionano un po' come le bombe al
neutrone. Mi spiego
meglio: la bomba al neutrone uccide gli esseri viventi ma lascia
intatti gli edifici;
le frottole, con cui noi vi
bombardiamo il cervello,
distruggono il vostro pensiero ma lasciano vivi i vostri
neuroni.
È lo stesso principio per cui tanto tempo fa il sistema della
"libera volpe in libero pollaio" ha prodigiosamente cominciato a
chiamarsi libero mercato; per cause soprannaturali i padroni sono
diventati datori di lavoro; per miracolo i lavoratori hanno dovuto
imparare a vergognarsi di chiedere giuste retribuzioni, perché le
loro richieste facevano aumentare il costo del lavoro e frenavano
l'economia;
la guerra è divenuta missione di pace; i bombardamenti
terroristici, a tappeto, di città inermi operazioni
chirurgiche; le armi di
sterminio bombe intelligenti; la vivisezione sacrificio alla
scienza di animali da laboratorio;
il nazionalismo razzista e classista
patriottismo.
A quel punto la burocratizzazione verticistica della Scuola Statale
si è portentosamente fregiata del suadente nome di autonomia
scolastica; le mance, escogitate per dividere gli affamati Docenti
meritevoli dalla massa dei fannulloni, sono state definite
incentivi; le miriadi di progetti inutili e poco dignitosi (frutto
delle lambiccate invenzioni di alcuni meritevoli per spartirsi la
pur magra torta) si mutavano in potenziamento dell'offerta
formativa; le carenze degli studenti diventavano debiti, i successi
crediti (linguaggio da usurai, che trovata!); e via cantando (e
ridefinendo).
I responsabili di questo sfascio (o, per meglio dire, progresso)?
Noi, voi. Noi ce l'abbiamo messa tutta per farvi fessi, ma voi
siete stati al gioco senza dire nemmeno "ahi".
Diversamente furbi. State facendo
la fine della rana, bollita dopo essersi goduta il calduccio della
pentola.
Diversamente lungimiranti. Troppo presto
avete dimenticato il senso vero della parola "libertà" (che
prontamente noi abbiamo tradotto in consumo): avete dimenticato
che, per essere liberi, dovevate vigilare, e vigilando partecipare.
Avete delegato,
usando la delega come un alibi per la vostra
ignavia. Siete sempre i
soliti Italioti che aspettano il messia, il salvatore, l'Unto, il
castigamatti, il duce, il vicario di voi stessi. E quello, l'Unto,
alla fine è arrivato. Tanto voi fate presto a liquidare il
problema, pilateggiando come sempre: non scioperate, perché "lo
sciopero costa", perché "tanto non serve a niente", perché "i
sindacati e i partiti sono tutti uguali". E così avete cacciato dal
cuore l'idea che bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di
mantenere alta la propria bandiera; e avete scordato che siete voi
a dover spingere i vostri partiti e i vostri sindacati a fare la
volontà vostra, non quella di chi comanda. Dovete spingerli con il
vostro impegno quotidiano, con la vostra fattiva partecipazione,
facendo appello alla vostra dignità: perché siete cittadini, non
sudditi; e cittadini laureati, non ignoranti; e Docenti, non
laureati qualunque.
Ma è meglio che mi stia zitto, se no rischio che prendiate
coscienza e decidiate di non dar più retta a chi mi paga così
profumatamente.
State buoni così: continuate a ubbidire. Non vedete i
cartelloni pubblicitari? Apparentemente pubblicizzano prodotti; in
realtà vi invitano a non pensare, a ubbidire, a non parlare di
politica (cioè degli affari vostri), a non parlare di ambiente
(cioè degli affari vostri), a non preoccuparvi del futuro (cioè
degli affari vostri) né della Scuola (cioè degli affari vostri).
Speriamo che continuiate a dar retta a noi, anziché all'intelletto!
E buonanotte; anzi, buona fortuna.
Firmato Massimo Paradosso, Dottore in Servitù di
regime

