Cristianesimo nonviolento
Il sogno di Bernard Haring:
la lettera pastorale di Giovanni XXIV
"I
have a dream". Così si esprimeva Martin Luther King il 28 agosto
1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington. Anche Bernard
Häring (1912-1998), considerato il più grande teologo morale del XX
secolo, aveva un sogno. Lo affidò alle pagine di un piccolo libro
(Perché non fare diversamente, Queriniana, 1993), immaginando una
lettera pastorale del nuovo papa Giovanni XXIV. Oggi, quasi 15 anni
dopo, le sue parole sembrano quanto mai attuali e
profetiche.
Bernard
Haring
Lettera pastorale di Giovanni XXIV all'inizio del
nuovo millennio, 1.1.2001
Dilette sorelle e fratelli!
Nel suo pellegrinaggio la cristianità entra oggi nel terzo
millennio. Essa si trova di fronte a problemi grandi e scottanti.
Ma riponiamo la nostra speranza nel Signore della storia e
ci apriamo con
umiltà al suo Spirito Santo.
In questo giorno che cosa può starci più a cuore dell'istanza
fondamentale espressa dal nostro Fondatore umano e divino, prima
della sua dipartita: "Perchè tutti siano una sola
cosa"?
Con Giovanni XXIII e con il
Concilio da lui convocato, in cui per la prima volta era
rappresentata tutta la terra, un'alba luminosa è spuntata. La
chiesa cattolica è entrata nell'era
dell'ecumenismo. Paolo VI, il
suo venerando successore, continuò con tenacia la sua opera. Egli
ebbe anche il coraggio di esprimere, davanti al consiglio ecumenico
delle chiese il proprio timore che il papato, nella sua forma
storica, sarebbe potuto divenire un grande ostacolo sulla via della
riunificazione della cristianità. Il suo amabile successore Giovanni Paolo I
affermò con chiarezza profetica che la colleggialità fra i vescovi
ed il papa costituisce la prova ed il sigillo della cattolicità. E
aveva anche coraggiosamente riflettuto su ciò che questo dovrebbe
significare, per esempio per il modo dell'ufficio dell'esercizio
petrino.
Molte cose sono nel frattempo succedute e molte occasioni si sono
perse. Ora è giunto il tempo di fare subito dei passi decisivi. Il
passo più importante consiste anzitutto in una rivisitazione umile e
coraggiosa della storia del papato. In secondo luogo dobbiamo dare chiari segni che
sappiamo imparare dalla storia e che vogliamo lasciarci illuminare
dalla parola di Dio.
Riflettiamo sull'ufficio petrino, così come esso fu delineato da
Gesù e si espresse nella tradizione più antica.
Il secondo millennio è l'era delle tristi divisioni della
chiesa. Una
delle cause furono l'irretimento dei vescovi, in particolare dei
vescovi di Roma, in lotte mondane di potere, nonchè idee troppo
mondane circa l'esercizio dell'autorità ecclesiale e del
potere. Questo provocò
una cecità
incomprensibile. Con sgomento
pensiamo alla tortura, ai roghi degli eretici
e delle streghe. I metodi
dell'Inquisizione impedirono il dialogo sano e franco nella ricerca
di una maggior luce in questioni dottrinali, morali e di disciplina
ecclesiastica.
Malgrado tutto Dio continuò a far dono alla
chiesa romana anche di buoni vescovi. Ma la loro santità e sapienza
non riuscì a imporsi in misura sufficiente in seno a strutture
fossilizzate. Le chiese si
difesero e difesero la loro dottrina e prassi con una specie
di mentalità
da fortezza assediata. Ogni
parte, ed in particolare i papi, rivendicarono una specie di
monopolio sul
possesso della verità. E così
si smise in larga misura di cercare insieme. Ma rendiamo lode a
Dio, che ha continuato a far spirare il suo Spirito in tutte le
parti della cristianità, che ha permesso di compiere tanti passi
sulla via di una riconsiderazione ecumenica e che ha rafforzato lo
spirito del dialogo e del reciproco ascolto.
Oggi volgiamo comunque il nostro sguardo al futuro, pur nella piena
consapevolezza del passato che rimane ancora da superare. Mi limito
a menzionare i punti più importanti del
programma immediato:
1. Poichè il
trono, la corona ed i titoli pomposi sono sintomi patologici,
proibisco energicamente di chiamare i vescovi di Roma con titoli
antievangelici come "Sua Santità", "Santo Padre"; così infatti Gesù
chiama Dio il solo Santo prima della sua
dipartita. Ci vergognamo del
fatto che il papa abbia permesso ai suoi cortigiani di chiamarlo
"Sanctissimus" e "Beatissimus". Non vi saranno più "prelati
domestici di sua Santità", nè "porporati". Nè in Vaticano si parlerà più
di Eminenze, Eccellenze e cose del genere. Perchè il punto di incontro con Dio, che in
Gesù si è rivelato come umiltà, è la coscienza del nostro
nulla.
2. Faremo nostri, quanto prima, i risultati sorprendenti dei
dialoghi bilaterali e multilaterali e li porteremo al sospirato
traguardo. Simbolo di ciò sarà il fatto che il "Segretariato per l'unione dei
cristiani" diventerà d'ora in poi una delle autorità principali e
sarà trasformato nella Congregazione per l'unione dei
cristiani. Per quanto riguarda
la ricezione dei risultati, competente non sarà più la
Congregazione per la dottrina della fede. Sotto la guida della
Congregazione testè menzionata per l'unione dei cristiani si
procederà a stabilire strutture corrispondenti, le quali
garantiscano che tutto il popolo di Dio, in particolare i vescovi,
le conferenze episcopali e le facoltà teologiche, intervengano
fattivamente in questo processo importante.
3. Il papa si lega a strutture precise, che esprimono e favoriscono
la colleggialità. Ciò significa fra l'altro che
il sinodo dei vescovi, che si raduna a intervalli regolari,
svolgerà più che una funzione di consulenza. Il papa accoglierà le
sue conclusioni e di norma le approverà. I punti controversi
saranno chiariti con un dialogo paziente e
schietto.
4. Per quanto riguarda la scelta e la conferma dei
vescovi di tutto il mondo torniamo decisamente alla prassi del
primo millennio. Al riguardo
possiamo sicuramente molto imparare dalla prassi ininterrotta delle
chiese ortodosse e dalle chiese nate dalla riforma protestante,
nostre sorelle. Il vescovo di Roma, in
corrispondenza al suo compito ecumenico, sarà eletto dai suoi
rappresentanti delle conferenze episcopali, secondo modalità che
saranno stabilite dal prossimo sinodo dei
vescovi. Quanto prima,
un sinodo dei
vescovi dovrà similmente procedere alla riforma del cosiddetto
corpo diplomatico. Già il
semplice nome è inaccettabile, perché ricorda troppo strutture del
potere statale.
5. Un'accurata interpretazione dei documenti del
Concilio Vaticano I
e II alla luce della parola di
Dio e della tradizione ha sufficientemente dimostrato che
l'esercizio della
suprema autorità magisteriale del vescovo di Roma è completamente
inserita nel tutto della chiesa. Egli non è, per così dire, un maestro che parla
dall'alto e dal di fuori, ma è inserito in maniera particolare
nel processo di apprendimento con le sue dimensioni ed i suoi
organi ecumenici. Suo compito
è quello di confermare, mediante l'esempio ed il modo di esercitare
la propria autorità, la fede del Servo di Dio e Figlio dell'uomo
umile e nonviolento accreditato dal Padre e di contribuire così ad
esprimere la fede di tutta la chiesa. Egli fa parte sia della chiesa
discente e ascoltante, sia della chiesa docente; con tutti gli
altri deve tendere soprattutto l'orecchio alla parola di Dio,
osservare e cercare di decifrare i segni dei
tempi.
Deve conoscere che cosa nella chiesa realmente si crede in virtù
della libertà del senso della fede e della coscienza. Deve prestare
attenzione alla ricezione o alla eventuale non ricezione delle
encicliche e lettere pastorali. Il vescovo di Roma non può
assolvere fecondamente e con fiducia questo compito, in
collaborazione con i suoi confratelli nell'episcopato, se in tutta
la chiesa non c'è veramente posto per un dialogo sincero.
Sicuro del consenso
dei miei confratelli nell'episcopato abrogo perciò le disposizioni
del diritto canonico (CIC c. 1371, 1), secondo le quali qualsiasi
manifestazione di dissenso nei confronti di dottrine non
infallibili del papa è un delitto. Al di fuori dei nostri voti battesimali e della
comune professione della nostra fede non esiste d'ora in poi alcun
giuramento di fedeltà al papa. "Sia il vostro parlare sì, sì; no,
no. Il di più viene dal maligno" (Mt 5,37).
6. Le scottanti questioni ora emergenti, come ad esempio quella
del ruolo
della donna nella chiesa e della sua eventuale ordinazione
sacerdotale, non saranno d'ora in poi più tabù. Esse vanno chiarite nel dialogo intraecclesiale
e con disponibilità ecumenica ad imparare, fin quando non saranno
mature per essere risolte. Risoluzioni che il papa non
prenderà da solo, ma in piena collegialità.
7. La chiesa
deve essere luce del mondo e sale della terra. Essa deve e vuole divenire una specie di
sacramento della salvezza, della guarigione, della pace e della
giustizia universale. Per questo percorriamo il
nostro cammino con profonda e sentita solidarietà con tutta la
famiglia del genere umano, con tutti i popoli e tutte le culture,
non da ultimo anche con le grandi religioni mondiali
dell'Oriente.
In unione con tutti intendiamo imparare, vigilare, pregare e
lavorare per la soluzione dei problemi più scottanti, affidatici
anche dal vangelo come la pace e il lavoro per la pace nello
spirito della non violenza evangelica e dell'amore riconciliatore,
la giustizia e la conservazione della creazione affidata agli
uomini.
Raccomando me stesso e il mio servizio in seno alla chiesa alle
vostre preghiere, così come raccomando voi alla grazia e all'amore
di Dio nostro Padre e del nostro Signore Gesù Cristo.
Tratto dal libro "Perchè non fare diversamente?" di B. Haering, ed
Queriniana. pg 79-86
Fonte: www.ilgridodeipoveri.org
Cristianesimo nonviolento
Permessi di soggiorno
in nome di Dio
Iniziativa dei missionari comboniani contro il
ddl sicurezza
Luca Kocci
A prima vista sembrano uguali a quelli rilasciati
dall'amministrazione della pubblica sicurezza del ministero
dell'Interno, ma guardando meglio si legge: "Amministrazione della
pubblica giustizia - Dipartimento della pubblica accoglienza". Sono
i "Permessi
di soggiorno in nome di Dio"
che ieri, Giornata mondiale del
rifugiato, sono stati
distribuiti nelle piazze di oltre 30 città a centinaia di
stranieri, uomini e donne immigrati in Italia da mesi o da anni,
lavoratori sommersi, stagionali e in nero, senza documenti,
clandestini, invisibili.
L'iniziativa è stata lanciata un mese fa dai quattro missionari comboniani
di Castelvolturno - che già
nel 2003 ne promossero una analoga -, e strada facendo si sono
aggiunti parrocchie e gruppi cattolici di base, le chiese battiste,
ma anche centri sociali, associazioni antirazziste e pacifiste,
comunita' di stranieri in Italia e, in qualche città, la Cgil e i
partiti della sinistra extraparlamentare.
"Con questa
azione abbiamo voluto riaffermare pubblicamente il diritto di ogni
persona ad esistere, a costruire un futuro per sè e per i propri
figli e ad essere rispettata nella sua umanità, nella sua ricerca di vita democratica e
libertà, e abbiamo voluto esprimere la nostra opposizione al
pacchetto sicurezza e alle politiche anti-immigrati del governo",
spiega padre Giorgio
Poletti, dei comboniani di
Castelvolturno: il reato di immigrazione clandestina, la stretta
sui ricongiungimenti e sui matrimoni misti, l'allungamento del
periodo di detenzione nei Cie (Centri di identificazione ed
espulsione) fino a sei mesi, il permesso di soggiorno "a punti" e a
pagamento, i respingimenti in mare verso la Libia e le campagne
stampa contro gli immigrati. Negli ultimi
anni, dicono i comboniani,
"la
situazione è notevolmente peggiorata. L'avvento al governo di
partiti e forze eversive, come la Lega, ha creato un clima razzista
e xenofobo. Stanno giocando
con le nostre paure, con quell'istinto che abbiamo nel più profondo
di proteggerci e di isolarci. Stanno costruendo una società
fondata sulla paura e stanno mettendo i loro eserciti e polizie a
guardia delle nostre false sicurezze. Ma i militari ci servono per fare la guardia
alle nostre paure, per darci l'ennesima illusione di una sicurezza
per pochi". Anche molti cattolici hanno
rinunciato ai valori di giustizia e condivisione, che invece sono
propri della fede cristiana. E
allora permessi di soggiorno "in nome di Dio" - benchè l'iniziativa
non aveva valore confessionale - per ricordare, soprattutto ai
credenti che "Dio sta sempre dalla parte dei piu' deboli e
indifesi".
Manifestazioni si sono svolte in tutta Italia, in oltre 30 città:
cortei, dibattiti, concerti, proiezioni del docu-film Come un uomo
sulla terra, cucina etnica e poi i banchetti con la raccolta di
firme "Io
non respingo" - petizione
nazionale contro i respingimenti promossa dalla rete Fortress
Europe - e quelli dove venivano rilasciati i "Permessi di soggiorno
in nome di Dio".
Ad Agrigento le associazioni sono scese in piazza anche contro gli
arresti di alcuni immigrati ambulanti prima di una manifestazione
lo scorso 10 giugno, giorno dell'arrivo di Gheddafi a Roma; a
Catania c'era l'Anpi; a Modena i "Permessi di soggiorno" sono stati
distribuiti a piazza Mazzini e nel ghetto ebraico; iniziative a
Rosarno e a Reggio Calabria, "contro la caccia all'uomo nero"; a
Siracusa, davanti alla prefettura, dove hanno parlato alcuni "non
ancora italiani"; e poi Cosenza, Lamezia Terme, Ferrara, Torino, la
Lombardia con Lodi, Brescia, Varese, e ancora altre citta'. A
Caserta, con i giovani del Centro sociale Ex canapificio e i
religiosi sacramentini in prima fila insieme alla nutritissima
comunita' dei migranti e dei rifugiati che hanno scritto
"l'emigrazione non deve essere la nuova colonizzazione", i permessi
di soggiorno li ha firmati, sotto un gazebo nella centralissima
corso Trieste, il vescovo della città, monsignor Raffele
Nogaro, che ha chiamato
"direttiva
della vergogna" la recente direttiva sui rimpatri firmata dai Paesi
dell'Unione europea e ha detto: "il meticciato è la nuova
costituzione della famiglia umana".
Fonte:
Adista
Cristianesimo nonviolento: don Primo Mazzolari
L’emarginazione dei profeti:
un destino inevitabile?
Don Primo Mazzolari "camminava avanti con un passo troppo lungo e
spesso non gli si poteva tener dietro. E così ha sofferto lui e
abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti." (Paolo VI).
Questo destino dei profeti è veramente
“inevitabile”?
Giorgio
Campanini
Riletta a cinquant’anni dalla morte, la
“profezia” di don Primo Mazzolari ripropone un
problema permanente nella Chiesa, quello del
rapporto fra le istituzioni ed un corpo ecclesiale all’interno del
quale si formano idee, si sviluppano progetti, si avanzano proposte
che difficilmente trovano, almeno nell’immediato, accoglienza e
riscontro, ma più spesso suscitano diffidenza, perplessità,
paura.
In una memorabile conversazione del 10 maggio 1970, riferendosi a
Mazzolari, papa Paolo VI avverti l’esigenza di rendere in qualche
modo giustizia al parroco di Bozzolo. “C’è chi va dicendo – ebbe ad
affermare fra l’altro – che io non ho voluto bene a don Primo. Non
è vero: io gli ho voluto bene. Certo ...
non era sempre possibile condividere le sue posizioni: camminava
avanti con un passo troppo lungo e spesso non gli si poteva tener
dietro. E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il
destino dei profeti”.
Ma è appunto questo il problema. E
questo destino dei profeti è veramente “inevitabile”?
È,
questo, un punto importante sul quale il cinquantenario della morte
di Mazzolari dovrebbe indurre a riflettere. Si deve riconoscere che
la storia della Chiesa degli ultimi due secoli (per non riandare ad
epoche ancora più lontane) è tutta costellata di
condanne poi revocate, di prese di distanza da posizioni
successivamente ritenute pienamente legittime, di emarginazione di
figure poi riabilitate o addirittura beatificate
(fatti,
tutti, che nulla hanno a che fare con la “infallibilità” del
magistero in quanto garante della fede della comunità, la quale
opera su ben più alti piani).
Basti pensare alla messa all’indice di varie opere rosminiane, e
cioè di un autore che nel 2008 è stato beatificato, o all’umiliante
ritrattazione cui
Geremia Bonomelli si piegò, con
grande ed esemplare obbedienza, dopo avere sostenuto la non
necessità, per la libertà della Chiesa, del potere temporale; o
alle durissime critiche, fortunatamente non sfociate in una formale
condanna, cui fu assoggettato da parte di influenti ambienti
ecclesiastici
Jacques Maritain, ora
riconosciuto come uno dei grandi intellettuali cattolici del
novecento. Mazzolari trova dunque posto, con le sue emarginazioni,
in una lunga (e gloriosa) galleria di personaggi.
Vi è tuttavia da domandarsi – perché la storia possa esercitare la
sua spesso inoperante funzione di magistra vitae – se questi errori
di valutazione, per altro storicamente comprensibili, siano proprio
necessari o se invece
la loro persistenza non stia ad indicare alcuni limiti
dell’istituzione ecclesiastica che augurabilmente dovrebbero essere
superati. Il primo
limite è rappresentato da una
insufficiente capacità di ascolto. Molte condanne
sono avvenute in passato per una
inadeguata attenzione alle “ragioni” (spesso legittime)
dell’"inquisito”. Mazzolari, ad
esempio, non ebbe mai la reale possibiltà di difendersi e di
chiarire il suo pensiero.
Un secondo limite è costituito da un
ampliamento eccessivo dell’area delle questioni dottrinalmente
rilevanti. Se si pensa
all’importanza “dottrinale” attribuita in passato a talune
questioni politiche o agli usi linguistici nella liturgia, si
comprende come sia ricorrente la tendenza a trasformare questioni
opinabili in problemi di fede, con la conseguente riduzione degli
spazi di libertà dei credenti. Occorre dunque che
si aprano nella Chiesa più ampi spazi al dialogo
e
che, nello stesso tempo, si operi un attento discernimento in
ordine alla distinzione fra problematiche decisive per il futuro
della fede e questioni che è opportuno lasciare alla libera
discussione, evitando di moltiplicare e dismisura (con il rischio
di successive clamorose smentite) l’area dei cosiddetti
“principii non negoziabili”.
Perché
i profeti possano essere ascoltati – e non umiliati
ed emarginati, in attesa di postume riabilitazioni – è dunque
necessario che si
aprano nella Chiesa liberi spazi di confronti, di dialogo, di
dibattito, partendo dal presupposto che non sono le parole, ma più
spesso i silenzi, che feriscono il corpo della
Chiesa. Vi è un
silenzio che feconda ed arricchisce ed un silenzio che mortifica ed
umilia: proprio in questo ambito deve sapersi esercitare
l’autentico discernimento cristiano. Ciò che importa è che – anche
al di là della diversa valutazione su questioni contingenti –
permanga intatto l’amore per la Chiesa, la volontà di
servirla,
l’attitudine a rivedere le proprie posizioni quando dal
confronto fraterno emerga che quanto si era a lungo ritenuto giusto
e vero tale non è e che ci si deve, se necessario, inchinare a chi
nella Chiesa esercita l’autorità.
Giorgio Campanini
Fonte: www.ilgridodeipoveri.org
Educazione nonviolenta
Energia fotovoltaica
Col sole in testa
Primo impianto fotovoltaico pubblico a San Ferdinando di
Puglia

Impianto
fotovoltaico dell'Istituto "Ignazio Silone"
di San Ferdinando di Puglia
Nicola
Digennaro
Risparmiare
energia, promuovere l’uso delle energie rinnovabili, sensibilizzare
i più giovani alle tematiche ambientali, sono gli obiettivi e i
meriti della Dirigenza dell’Istituto “Ignazio Silone” per aver
ottenuto sui tetti del proprio istituto il primo impianto
fotovoltaico pubblico del Comune di San Ferdinando di Puglia.
L’impianto permetterà di evitare l’immissione nell’ambiente di
circa 26 tonnellate di anidride carbonica all’anno, che
moltiplicata per la durata prevista di funzionamento (25-30 anni),
dà 780 tonnellate di anidride carbonica in meno nell’aria.
L’impianto realizzato, sviluppa una potenza di 48,96 KWp, è
costituito da 288 moduli fotovoltaici in silicio monocristallino di
potenza unitaria pari a 170W. I vari moduli sono collegati in serie
tra loro a gruppi di 12 unità, in modo da realizzare 24
stringhe
separate che a loro volta sono raggruppate in parallelo e
convogliate su cassetta detta String Box. I moduli orientati verso
Sud, risultano inclinati rispetto al piano orizzontale di 32° e
alla latitudine in cui è situato l’edificio produrranno una
radiazione solare media giornaliera su una superficie di 1m² pari a
4,83 KWh/m²/giorno (1762,95 KWh/m²/anno). L’energia prodotta, è in
parte autoconsumata nel corso dell’anno, l’eventuale eccedenza è
immessa in rete in regime di cessione. I dati principali (Potenza
attiva istantanea, energia prodotta e CO2 non emessa in atmosfera)
verranno visualizzati direttamente su un display a righe di led
posto nei pressi dell’ingresso dell’edificio. La produzione di
energia elettrica attesa dall’impianto è stimata in 62.534,52 KWh
per il primo anno, per gli anni successivi è prevedibile una
riduzione progressiva del rendimento per invecchiamento dei moduli
FV, con una produzione attesa fino a 25 anni.
Lo sfruttamento dell’energia solare, soprattutto per quanto
riguarda la produzione di elettricità, è limitato principalmente
dal costo elevato degli impianti e dalla burocrazia ancora troppo
lenta e scoraggiante per l’ottenimento delle autorizzazioni
necessarie. A partire dagli anni ’80 fino alla prima metà degli
anni ’90, si è assistito a una fase di grandi investimenti e la
realizzazione di diverse centrali fotovoltaiche tra cui quella di
Serre da 3,3MW di potenza, una delle più grandi al mondo. Tuttavia,
dalla metà degli anni ’90 il settore italiano del solare nel suo
complesso ha vissuto una forte contrazione o meglio un mancato
sviluppo, in palese controtendenza con il resto del Mondo. Un
ridimensionamento provocato dal generale disinteresse nei confronti
delle fonti rinnovabili e dello sviluppo sostenibile.
Per lo sviluppo del Fotovoltaico le politiche Nazionali sono
importanti, ma gli Enti Locali possono fare la differenza.
L’investimento capitale è quello che spesso frena l’acquisto, anche
se significherebbe, in effetti comprare l’energia che consumeremo
in futuro a prezzi bloccati. Aspetto da non sottovalutare di questi
tempi. La crisi finanziaria e i redditi delle famiglie, sempre più
in sofferenza, rendono l’acquisto di un impianto fotovoltaico più
difficile, proprio quando la sua diffusione sta registrando
un’esplosione anche nel nostro Paese. E a subire uno stallo
potrebbero essere proprio gli impianti per piccole utenze inseriti
nell’edilizia urbana. Oggi abbiamo un ottimo sistema incentivante
per il FV, forse il più vantaggioso al Mondo, e sarebbe un peccato
incagliarsi sulle disponibilità economiche necessarie per
l’investimento iniziale. Qualche soluzione ideata a livello
comunale, ma anche regionale si rende necessaria a beneficio del
cittadino, delle piccole imprese e anche per lo stesso ente locale.
Ad esempio, in provincia di Catanzaro, 3 Comuni, Olivadi, San Vito
sullo Ionio e Cenadi, installeranno oltre 300 impianti. Il progetto
si chiama “Sole-Ambiente-Risparmio”. Per i cittadini la
realizzazione degli impianti sarà a costo zero, grazie a un accordo
concluso dai Comuni con la banca locale. L’istituto finanzierà
totalmente il costo e l’installazione dei sistemi FV applicando un
tasso fisso del 5,90%. Il mutuo sarà per un massimo di 14 anni con
rate semestrali pagate mediante gli accrediti della tariffa
incentivante.
Cosa ci si aspetta per il futuro? La ricerca pubblica è un aspetto
della crescita del settore della ricerca, ma molto ci si aspetta
anche dall’industria e dal settore privato. Un circolo virtuoso che
necessita di supporto continuativo ed equilibrato al settore
commerciale fino a che i costi non siano tali da permettere
l’eliminazione di incentivi e promuovere lo sviluppo di tecnologie
trasportabili a livello industriale.
Fonte:
www.ilgridodeipoveri.org
Appello di solidarietà
Campagna
Nazionale "Meno fuochi d'artificio, più compassione!"
Luci,
ombre e botti del paesello
Finalmente
il primo impianto pubblico a San Ferdinando di Puglia. Le
parrocchie restano ancora a guardare. Una proposta di solidarietà:
eliminare il "risveglio pirotecnico" della festa religiosa e
devolverne il corrispettivo in denaro per contribuire a sollevare
dalle macerie la popolazione
abruzzese.

Impianto
fotovoltaico dell'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore
"Ignazio Silone" di San Ferdinando di
Puglia.
Autore:
Nicola Digennaro
Matteo Della
Torre
LUCI - Dopo la
Cooperativa agricola Coldiretti, con grande ritardo, a San
Ferdinando di Puglia, un piccolo paese del tavoliere pugliese,
l’Istituto
di Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio Silone”
è la
prima istituzione pubblica a dotarsi di un
impianto fotovoltaico (FV).
Guardiamo anche con favore alla decisione dell’amministrazione
comunale di prevedere nel Piano per le opere pubbliche 2008/2010
l’installazione
di impianti FV su 17 edifici pubblici con un
investimento di 2.431 mila euro, che produrrebbero un risparmio per
le casse del comune di 75 mila euro annui. Sono
piccole luci, segni che le
cose possono iniziare a cambiare anche in un paese arretrato del
sud Italia come il nostro.
E’ bello veder pubblicate queste rare
good news sui mezzi di
informazione, mentre, invece, troppo spesso San Ferdinando di
Puglia compare sulle pagine dei giornali soltanto per notizie di
ordinaria criminalità, incidenti stradali,
begucce e
accasamenti strani di una politica
dei partiti degradata a
gioco dei quattro cantoni.

Impianto
fotovoltaico della Chiesa Cattolica di Blauen
(Germania)
OMBRE - Mentre il
Comune e le scuole hanno finalmente rotto gli indugi cominciando
a
scommettere sul futuro
rappresentato dalle
energie pulite e rinnovabili, le
tre parrocchie di San
Ferdinando di Puglia restano nelle
retrovie a guardare,
ancorate al passato e ad una
religiosità rassicurante ed immobile. Anziché essere
specchio del sogno di Dio, avanguardia della società che legge i
segni dei tempi e li interpreta alla luce della Buona Novella del
Vangelo, lievito di fermento per il pensiero e l’azione civile al
sevizio del bene comune,
le tre comunità vivono asserragliate nel tempio e fuori dal
tempo. Se la Chiesa
Cattolica Romana non brilla certo per tempestività d’azione, le tre
parrocchie del paesello ne rappresentano la
retroguardia.
Oggi in Vaticano le cose si sono mosse. Ci sono documenti e
pronunciamenti ufficiali a favore dell’energia FV (i nostri parroci
li hanno letti?). Ma anche azioni di rottura con il passato. Ad
esempio, il
Progetto “Fiat Lux” che prevede un impianto FV su ogni chiesa
italiana e un mini generatore eolico su ogni
campanile, ed anche la
costruzione del più grande impianto FV d’Europa da 100 megawatt,
per un costo di 500 milioni di euro.
Otto anni fa, nel periodo in
cui in Germania, sui tetti delle chiese cattoliche si installavano
impianti FV come quello che vedete nella foto,
rivolgemmo alle tre parrocchie la proposta del FV e indicammo ai
“gestori” dove prendere i soldi (vedi:
Campagna Nazionale “Meno fuochi d’artificio, più
compassione”)Le risposte
oscillarono dal
silenzio tombale a reazioni
di
manifesta contrarietà.
BOTTI - Alle ore 7 del
mattino del
30 maggio 2009, nel giorno
della memoria liturgica del Santo Patrono, la tradizione
prescriverà (sic!) il cosiddetto
“risveglio pirotecnico” (ex diana
pirotecnica), una
sequenza ottusa di tristissime deflagrazioni, il cui unico
risultato è di
rompere le “scatole” per dieci minuti ad un intero
paese, col pretesto
di annunciare l’inizio della festa. Il tutto al modico prezzo (si
fa per dire) di
mille e cinquecento euro circa. Dieci minuti,
22 botti, 68 euro l’uno. Ad ogni bum va in fumo più del salario
giornaliero di un lavoratore, e si assesta un poderoso calcio negli
stinchi dei disoccupati!
Nel paesello, per una mezza dozzina di persone,
i botti vengono prima di tutto. Prima del
dramma della povertà, dell’ecologia, della crisi economica, delle
vere esigenze del popolo di Dio.
Nel 2007 e nel 2008 la Casa per la nonviolenza ha proposto gli
impianti fotovoltaici per le parrocchie, l’anno dopo i
forni solari per le donne africane ma, come sempre,
ad essi sono stati preferiti i botti. Quest’anno
non parleremo di energia pulita o dei bisogni dei poveri fratelli
di colore, ma delle necessità degli “arianissimi”
abruzzesi. In periodo di
piena crisi economica e con ancora negli occhi le immagini del
devastante e tragico terremoto in Abruzzo, ci domandiamo:
perché sparare? Cosa c’è da festeggiare? Quando arriva il momento
di fermare la giostra? Qual’è la soglia
della tollerabilità di certe consuetudini parareligiose oltre la
quale è doveroso indignarsi e gridare BASTA? Chi romperà il ciclico
frastuono di botti inopportuni, senza cuore, senza colore, senza
poesia, uno sprezzante insulto al Vangelo?

Operazioni
di soccorso tra le macerie
dopo il terremoto in Abruzzo (6 aprile
2009)
Autore:
Adele Giorgia
LA PROPOSTA - La nostra
proposta, quest’anno, è di una semplicità disarmante.
Sostituire i botti del mattino con il suono della sirena civica e
delle campane e destinare i mille euro risparmiati per contribuire
a sollevare dalle macerie la popolazione
abruzzese.
L’invito ad un
fragoroso risveglio della coscienza sarà accolto da
parroco e Comitato Festa Patronale, o ostinatamente rifiutato anche
quest’anno? Sembra paradossale che i due interlocutori non riescano
ad entrare in risonanza con queste
richieste squisitamente evangeliche.
E mentre già si ode il suono delle loro giustificazioni
stereotipate e vuote, dure e asciutte risuonano le parole di
don Lorenzo Milani, evocato e
citato dai cattolici del paesello a convenienza e spesso a
sproposito, a commento delle feste religiose di un popolo che “fa
dell’assurdità regola e pazzerelli quelli che ragionano. Qui è
saggia l’incoerenza e la coerenza è mostrata a dito come strana.
Ecco perché considero le feste religiose, per il bagaglio di
incoerenze che si trascinano dietro in modo ormai inscindibile, uno
degli elementi che hanno portato alla scristianizzazione di questo
popolo”.
IL
MALE NELLE ISTITUZIONI LOCALI - Al parroco
della Chiesa Madre diciamo, quando con tono
autodefinito ed autoassolto come “profetico” si lancia in
una
temeraria reprimenda del male che alligna nelle istituzioni
politiche locali, che sarebbe
saggio guardare anzitutto al
male che alberga in casa propria. Soltanto
quando si sarà fatto tutto il possibile per estirpare il male intra
moenia, si avrà tempo, energie e soprattutto autorevolezza per
additare cio che non va nelle altre istituzioni. (Mt 7,
1-5)
PREDICARE
AI SORDI - Pur
considerando che ogni processo di conversione incontra delle
resistenze, talvolta lunghe e dolorose, ciò non ci impedisce di
continuare a lottare contro le resistenze della tradizione al
cambiamento. La
sordità ed
autoreferenzialità dimostrata in
questi anni dall’istituzione che organizza la Festa Patronale ci
indurrebbe ad affermare con don Lorenzo Milani che
“predicare
a chi non è disposto all’ascolto è tempo perso”. Se sarà stato
tempo perso lo sapremo presto e con certezza cronometrica.
Esattamente alle ore 7.00 del mattino di sabato 30 maggio 2009.
Stay tuned!
Fonte:
www.ilgridodeipoveri.org
Bicicletta in USA
Se lasci l'auto in garage e vai in bici trovi in busta paga 20
dollari in più
Usa,
dal 2009 in vigore il Bicycle Commuter Act, provvedimento del piano
anti-crisi: soldi a chi per spostarsi sceglie le due
ruote.

Sara
Ficocelli
PIU'
PEDALI e più ti ricarichi: lo slogan ha
il retrogusto della pubblicità di un telefonino ma in realtà
promuove un'iniziativa molto seria, capace di dare una mano
all'ambiente, ai cittadini e persino alle tasche sempre
insoddisfatte dei datori di lavoro. La formula magica si
chiama
Bicycle Commuter Act ed entrerà in vigore negli Stati Uniti a
gennaio 2009 grazie alla firma di George W. Bush. A partire
dall'anno prossimo
tutti i lavoratori americani che lasceranno a casa la macchina per
andare a lavoro in bicicletta riceveranno un bonus di 20 dollari a
fine mese sulla busta paga, totalmente esenti da
tasse. I datori di
lavoro potranno a loro volta scaricare quei soldi dalla
dichiarazione dei redditi e il cerchio perfetto si chiuderà.
Il presidente repubblicano che disse no agli accordi di Kyoto
lascerà la Casa Bianca dando il via libera a
un provvedimento ambientalista che mette tutti
d'accordo. "E' una legge
che finalmente riconosce un incentivo a chi si muove in bicicletta,
al pari di quanto già viene fatto con chi usa i mezzi pubblici",
spiega il presidente della Lega dei ciclisti americani Andy Clarke.
Secondo la relazione trimestrale del congresso statunitense,
l'intera operazione costerà al governo qualcosa come 10 milioni di
dollari in 10 anni.
Il Bicycle Commuter Act è solo una delle tante manovre economiche
previste dalle 451 pagine dell'Emergency Economic Stabilization Act
of 2008 approvato due settimane fa per far fronte alla crisi, e che
prevede lo stanziamento federale di 700 miliardi di dollari. E'
insomma quello che gli americani chiamano "pork barrel", vale a
dire un provvedimento marginale, generalmente di politica sociale,
inserito all'interno di un disegno di legge più ampio e meno
popolare.
Per compensare il cattivo impatto che molti provvedimenti economici
avranno e già hanno sulla popolazione (perché portatori di tagli ai
servizi e licenziamenti), il governo uscente ha pensato di
riconoscere un piccolo incentivo a tutti quegli americani che vanno
a lavoro senza inquinare. "Non abbiamo deciso noi di far approvare
la legge in questo modo, ma adesso che è passata siamo felici: la
aspettavamo da 7 anni", conclude Clarke.
Da non sottovalutare poi
l'impatto positivo che il provvedimento potrebbe avere su un Paese
dove circa una persona su quattro è obesa, anche se convincere gli
americani ad andare in bicicletta non sarà impresa
facile. Ecco perché la
legge non diventerà attiva immediatamente ma solo in estate, dopo
sei mesi di prove e campagne informative. E il bonus non varrà solo
per chi deve andare a lavoro. I ciclisti per passione potranno
infatti beneficiare ugualmente dei 20 dollari in più a patto di
dimostrare di fare costante attività in bici o reinvestire i soldi
per l'acquisto di una nuova bici o di oggetti legati all'attività
ciclistica.
Maureen DeCindis, una giovane "pendolare della bicicletta" che ogni
giorno pedala dalla cittadina di Tempe, in Arizona, fino a Phoenix,
è felice di sapere che alla fine del mese la Maricopa Association
of Governments le accrediterà 20 dollari netti in più sullo
stipendio: "In tempi di crisi le persone cercano solo di
risparmiare e questa legge le invoglierà a farlo. Io, che amo la
bicicletta, posso garantire che pedalare poi fa benissimo, non solo
al portafogli ma all'umore".
"Certo, non diventeremo ricchi grazie a pochi spiccioli in più a
fine mese - dice Willy Dommen, 49enne californiano che tutti i
giorni pedala fino al San Francisco's Financial District -
ma
per noi amanti delle due ruote si tratta di una conquista
importante".
Fonte:
www.repubblica.it




