Inceneritore ad Acerra
ACERRA: Berlusconi inaugura l'inceneritore, ma il vescovo e la
diocesi non lo bendicono
«La mia
scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero
consiglio episcopale, col quale mi sono confrontato. Non posso
condividere qualcosa contro cui ho lottato anche io» (Mons.
Rinaldi).
Luca
Kocci
34935. ACERRA
(NA)-ADISTA. Inaugurato dal presidente del Consiglio ma non
benedetto dal vescovo il nuovo inceneritore di Acerra che lo scorso
26 marzo, dopo una vicenda - anche giudiziaria - durata oltre 10
anni, ha iniziato a funzionare, sebbene con una operatività ancora
ridotta: brucerà 750 tonnellate di rifiuti al giorno ma a breve,
quando sarà a regime, oltre 2mila.
Il vescovo: non benedico l’inceneritore Mentre la fanfara dei
Bersaglieri suonava O sole mio e le manifestazioni di protesta
attraversavano la città, Silvio Berlusconi, accompagnato dal
sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso - che da
poco più di un mese risulta indagato dalla magistratura di Napoli
con l'accusa di concorso in truffa per lo smaltimento dei rifiuti
-, ha tagliato il nastro e ha acceso la prima delle tre linee del
termovalorizzatore (cioè un inceneritore in grado di recuperare
parte del calore prodotto dai rifiuti bruciati). L’impianto non ha
ricevuto però la benedizione del vescovo di Acerra, mons. Giovanni
Rinaldi. «Mi
hanno chiesto di benedirlo questo inceneritore, ma non me la
sento», aveva
dichiarato nei giorni precedenti il vescovo campano.
«La
mia scelta è frutto di una decisione presa in accordo con l’intero
consiglio episcopale, col quale mi sono confrontato. Non posso
condividere qualcosa contro cui ho lottato anche
io». Mons. Rinaldi
è stato infatti da sempre accanto alla popolazione che protestava
contro la costruzione dell’inceneritore in un territorio, quello di
Acerra-Nola-Marigliano, già inquinato da diossina presente con
valori 20 volte più alti di quanto consentito dai regolamenti
dell’Unione Europea, tanto da meritarsi l’epiteto di “triangolo
della morte” (v. Adista n. 5/08).
Il Consiglio pastorale diocesano: grave rischio Solidale con il
vescovo è perciò l’intero Consiglio pastorale della diocesi di
Acerra che, lo stesso giorno dell’inaugurazione, ha diffuso una
dura nota in cui conferma di condividere la «netta azione di
contrasto al cosiddetto “Piano di smaltimento dei rifiuti” voluto
dalle Amministrazioni regionali, di tutte le tendenze politiche, e
tenacemente, perseguito dai commissari straordinari» e denuncia
l’impostazione «sommaria e grossolana» del problema rifiuti che
comporta, «non solo per Acerra, un grave rischio ambientale, uno
snaturamento della vocazione agricola del territorio, oltre che una
caduta di civiltà». Dal punto di vista del metodo, prosegue la
nota, il progetto dell’inceneritore è stato calato dall’alto, senza
alcun confronto con la popolazione, indebolendo indirettamente
anche «il contrasto agli interessi della camorra», che «non può
avvenire aggirando la crescita civile e, tanto meno, esprimersi
estromettendo i cittadini dalle scelte che li riguardano e
disconoscendo le loro legittime preoccupazioni». Dal punto di vista
del merito, secondo il Consiglio pastorale, ci sono inoltre diverse
perplessità: il progetto «non considera necessaria la raccolta
differenziata, forse, rassegnandosi ad una refrattarietà data per
scontata di una parte della società regionale», «non sono stati
costruiti impianti di compostaggio per i rifiuti umidi, i
cosiddetti impianti cdr (combustibili derivati da rifiuti) si sono
limitati a imballare l’immondizia dopo una sommaria quanto
inopportuna tritovagliatura, il tutto destinato ad un impianto di
incenerimento» che si limita a bruciare quello che c’è (cioè non
funzionano correttamente gli impianti che dovrebbero preparare le
“ecoballe” da incenerire, eliminando i materiali non combustibili -
vetro, metalli, inerti - e la frazione umida, pericolosa e tossica,
ndr). «Ancora oggi si tende ad assicurare i cittadini sulla
correttezza del programma di smaltimento dei rifiuti - prosegue la
nota - ma si ha la netta percezione che si sia semplicemente
tornato all’antico con la raccolta “indifferenziata”, con le
discariche (anche se temporanee), con l’incenerimento del “tal
quale”». «Ma noi non ci rassegniamo alla routine del quotidiano
incenerimento. Il realismo dell’accettazione dell’attività
dell’inceneritore deve passare attraverso il controllo e la
valorizzazione di questa ingombrante presenza. Le assicurazioni
delle Autorità di un monitoraggio dell’attività è opportuno che
trovino valido riscontro in un serio controllo svolto da soggetto
terzo rispetto a chi ritiene valido questo impianto e a chi nutre
preoccupazione verso di esso. Tale soggetto non può che essere la
comunità scientifica che ha l’impostazione metodologica e le
competenze necessarie a tal bisogno». Il Consiglio pastorale di
Acerra, conclude il comunicato, «auspica pertanto che si istituisca
un osservatorio costituito da professionalità qualificate in campo
tecnologico, medico, agrario, urbanistico che non si limiti solo a
monitorare l’impatto dell’inceneritore sul territorio ma svolga
attività di ricerca sullo smaltimento dei rifiuti e, in
particolare, sulle tecniche di termovalorizzazione».
12 anni di ritardi, inchieste e favori politici La storia
dell’inceneritore di Acerra inizia nel 1997 quando, sotto la giunta
di centro destra guidata da Antonio Rastrelli, venne emanato il
piano regionale rifiuti che prevedeva la costruzione di 7 impianti
cdr e 2 termovalorizzatori, ad Acerra e a Santa Maria La Fossa. Nel
1998 la Fibe, controllata da Impregilo (la società che dovrebbe
costruire anche il ponte sullo Stretto), si aggiudica la gara di
appalto per la costruzione dell’inceneritore, che avrebbe dovuto
essere consegnato il 31 dicembre 2000. Ma la prima pietra verrà
posata solo nel 2004 e nel 2007, anche in seguito ad una complessa
vicenda giudiziaria in cui sono implicati fra gli altri Cesare
Romiti e Antonio Bassolino, i lavori vengono bloccati per
riprendere poi solo nel luglio 2008, pochi mesi dopo il varo, da
parte del governo Prodi, di una misura - fortemente criticata da p.
Alex Zanotelli (v. Adista n. 13/08) - che assegna ingenti
finanziamenti pubblici per la costruzione e la gestione dei
termovalorizzatori, modificando una precedente normativa che
garantiva i finanziamenti solo agli impianti che producevano
energia elettrica tramite fonti rinnovabili e non inquinanti, come
il sole e il vento, e non bruciando i rifiuti. «L’inceneritore è
tossico, soprattutto perché inquina il cervello di molti
amministratori locali e governanti nazionali - disse allora p.
Zanotelli, in prima fila anche alle manifestazioni del 26 marzo -
che aspettano da quella macchina, e non dalla riorganizzazione del
ciclo dei rifiuti attraverso la partecipazione e il coinvolgimento
diretto dei cittadini, una miracolosa soluzione del
problema».
Luca
Kocci
Fonte:
ADISTA - n. 37 del 30
marzo 2009


