Intervista di Lucia Annunziata al teologo Hans Küng durante la trasmissione "In Mezz'ora" (Rai Tre)
INTERVISTA AL PROF. HANS KÜNG
Io
penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama. Io penso
che negli Stati Uniti oggi ci sia un cambiamento e anche la chiesa
cattolica ne ha bisogno. Non possiamo andare avanti così!
Bisognerebbe che il papa guardasse in faccia i problemi, come fa
Obama e poi desse una visione di speranza, oltre ad azioni
concrete, come fa adesso il presidente degli Stati Uniti. Noi
vogliamo avere un leader nella chiesa.

TESTO
INTERVISTA
Annunziata: Benvenuto prof. Hans Küng. Benvenuto a
Mezzora.
H. Küng: Buongiorno.
Annunziata: In collegamento da Tubinga. Il prof. Hans Küng
è oggi uno dei teologi più importanti al mondo. Forse solo papa
Ratzinger si può dire sia più importante di lei, professore. Lo
abbiamo invitato per discutere di questo momento molto teso dentro
la chiesa cattolica e tra la chiesa cattolica e l’opinione pubblica
in generale. Professore le presentare o subito un caso italiano che
lei curiosamente ha anticipato. Proprio in queste ore l’opinione
pubblica italiana si sta dividendo sul caso di Eluana Englaro una
giovane ragazza che è da 17 anni in coma, per cui la corte ha
deciso di staccare l’alimentazione artificiale, ma una decisione
contro cui, a parte il vaticano, indirettamente, molti dei
cattolici stanno combattendo. Lei ha scritto un libro che adesso
sarà ripubblicato. Si chiama “Sulla dignità del morire” - e
sappiamo che sarà presto ripubblicato – in cui lei parla
dell’eutanasia partendo da un caso identico. È eutanasia o no
staccare l’alimentazione?
H. Küng: Lei comincia con l’espressione difficile.
All’inizio ci sono due aspetti: l’aspetto giuridico e l’aspetto
teologico, l’aspetto giuridico è che in uno stato democratico,
anche la chiesa, le autorità ecclesiastiche, devono sottostare alle
leggi, devono obbedienza alla corte costituzionale e in questo
senso penso che la questione sia decisa e non capisco perché la
chiesa metta sotto pressione il primo ministro. Io spero che il
Capo dello Stato rifiuti un tale intervento. Veniamo alla questione
della teologia morale – io l’ho scritto in questo libro della
“dignità del morire” riguardo una eutanasia indiretta conseguita
mediante la sospensione dei mezzi di sostentamento artificiale
della vita: l’uomo non ha l’obbligo di conservarsi in vita
attraverso mezzi eccezionali; questo è un classico assioma della
teologia morale. Infatti è questo che ho imparato come studente
alla Pontifica Università Gregoriana, cioè che nessuna persona è
forzata ad applicare mezzi straordinari, e in questo caso è molto
chiaro evidentemente, la ragazza stessa, la povera ragazza, non può
decidere, però suo padre può e deve
decidere.
Annunziata: Questo significa che lei è in disaccordo con
quanto il Vaticano sostiene su questo
caso?
H.
Küng: Mah.. c’è un decreto
della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 dove è
riportato espressamente tutto ciò che ho detto poc’anzi. Non credo
quindi, su questo punto, di essere in disaccordo con la dottrina
ufficiale.
Annunziata: Va bene. Dunque professore, noi abbiamo
chiamato lei, non solo perché lei è un importantissimo teologo, ma
perché credo lei possa avere in questo momento una voce diversa sul
dibattito in corso intorno alla Chiesa e dentro la Chiesa. Per chi
non la conoscesse – ripeto – lei è stato dentro la Chiesa per lungo
tempo, dentro anche il Concilio Vaticano II, dal 1979 è stato
sollevato dall’essere teologo cattolico ufficiale, ha continuato ad
insegnare. E’ stato molto critico, una voce molto critica di papa
Wojtyla. Sull’attuale papa, Ratzinger, che peraltro diciamo lei
conosce bene dalla gioventù, lei è’ stato attendista, anzi ha avuto
posizioni aperturiste, cioè il papa l’ha chiamata a Roma su invito
nel 2005, avete avuto un grande incontro e lei ha detto: “Questo
papa vi stupirà”. Ecco, l’ha stupita questo
papa?

H. Küng: Evidentemente io sono grato ancora oggi del
fatto che lui mi abbia ricevuto per quattro ore a Castelgandolfo.
Abbiamo avuto una conversazione molto amichevole e io lì ho pensato
che lui avrebbe fatto molti altri atti coraggiosi, ma, purtroppo,
non ne abbiamo percepiti molti; da allora in avanti ci sono stati
specialmente atti di restaurazione, vedi adesso la questione di
questi quattro vescovi dissidenti. Questo è evidentemente
assurdo.
Annunziata: Parliamo evidentemente dei lefebvriani. La
riaccettazione dei vescovi lefebvriani. Lei ha rilasciato un
un’intervista a un quotidiano italiano, La Repubblica, pochi giorni
fa in cui diceva, parlava di restaurazione della chiesa, però
diceva “io vorrei aspettare ancora un attimo perché sto riflettendo
su questa decisione del papa e tra pochi giorni parlerò”. Lei ha
riflettuto ulteriormente su questo atto ed è arrivato il momento di
condividere le sue ulteriori riflessioni?
H. Küng: Si, si, ho preso posizione perché adesso è
chiaro che questo papa vuole praticamente accogliere di nuovo 4
vescovi che non accettano il Concilio Vaticano II; non si tratta
solamente di questo vescovo che ha negato in modo terribile e
incomprensibile l’olocausto, ma si tratta di questi vescovi e di
tutta questa fraternità di S. Pio X che non accetta il Concilio
Vaticano II e come è possibile che un papa possa revocare questa
scomunica se questi non accettano la dottrina del Concilio Vaticano
II? E non si tratta solamente del giudaismo, si tratta anche della
liberta religiosa, della libertà di coscienza, si tratta delle
relazioni positive con le chiese protestanti, si tratta anche delle
buone relazioni con l’islam e con il mondo secolare e, finalmente,
si dovrebbero anche accettare le riforme ideologiche del Concilio
Vaticano II. Se non accettano tutto questo come è possibile che
venga revocata la scomunica?
Annunziata: E quindi perché il papa l’avrebbe
fatto?
H. Küng: Lui dice di voler unire, ma in realtà lui ha
diviso la chiesa, come si vede dalla reazione del mondo a tutti
questi fatti. Si vede che la gran parte del popolo cattolico,
specialmente in Germania non accetta una decisione così, far pace
con un piccolo gruppo, o meglio una piccola setta, che non accetta
la dottrina cattolica del Concilio Vaticano II
…
Annunziata: Ecco, la Chiesa ha fatto un passo indietro,
dovrei dire il Vaticano ha fatto un passo indietro ed ha fornito
per questa decisione una scusa che a mio parere è un pochino
debole. Dice “il papa non sapeva”. Secondo lei – non vorrei
suggerirle la risposta – ma a me appare molto
debole.
H. Küng: Si, si. Non è veramente tutta la verità. Non è
un errore di comunicazione, è piuttosto uno sbaglio di regime, di
governo della chiesa che ora viene fatto passare per errata
comprensione. Il papa, già quando era cardinale, sapeva che questi
membri della fraternità di S. Pio X sono praticamente anti-giudei,
sapeva che non accettano il Concilio Vaticano II. Dunque non è
possibile dire che è un errore di
comunicazione.
Annunziata: E allora è uno sbaglio di calcolo? Che sbaglio
è stato?
H. Küng: In un certo senso uno sbaglio di calcolo,
perché il papa non ha pensato che l’opposizione a questa scelta
sarebbe stata tanto grande; adesso si parla in tutto il mondo non
soltanto di questi 4 vescovi, ma di uno spostamento a destra nella
curia romana. Il papa praticamente ha scelto collaboratori,
cardinali di curia, che sono tutti sulla stessa linea
restauratrice, reazionaria, e adesso lui è anche un po’ isolato dal
popolo cristiano e anche in un certo senso dall’episcopato, perché
lui non percepisce la reazione nel mondo a scelte del
genere.
Annunziata: Senta, a proposito di questo, in Italia dove
conviviamo strettamente con il papa, quindi il Vaticano è sempre
sotto osservazione, questo errore del Vaticano ha aperto una
discussione proprio sul funzionamento della curia e una delle cose
che è uscita è che, per esempio, questo papa, proprio questa
settimana, è stato calcolato che ha perso un milione di pellegrini,
all’Angelus, dal tempo di Wojtyla. Sono notizie gravi, che
potrebbero portare a pensare a una necessità di cambiare qualcosa
nel Vaticano o la nostra è un’dea da laici, non cambia il governo
del Vaticano?
H. Küng: Io penso che sia molto pericoloso vedere
soltanto queste migliaia di turisti che vengono in piazza S.
Pietro, che molte volte non seguono la dottrina cattolica e
specialmente non seguono la dottrina di morale sessuale di questo
papa, questo da l’impressione che tutta la chiesa sia con il papa,
ma è evidente che i problemi seri delle nostre parrocchie sono
molto differenti. Noi abbiamo sempre più parrocchie che non hanno
sacerdoti c’è un certo collasso, un crollo delle strutture
pastorali che il nostro popolo ha edificato durante i secoli, ci
sono troppi scandali sessuali del clero con giovani.. e tutto
questo non va bene. Noi dobbiamo veramente fare passi in avanti per
risolvere i problemi e non solamente grandi manifestazioni dove
però le strutture alle spalle sono in
difficoltà.
Annunziata: Parlando del malessere della chiesa cattolica o
dei non cattolici perché questo coinvolge tutti, è un grande
problema, l’idea di chiamare lei è venuta dal fatto che la
cancelliera Merkel una settimana fa ha preso una inizia del tutto
irrituale, ha fatto una conferenza stampa breve per chiedere al
papa – lei che peraltro è luterana dell’est – di essere ancora più
specifico sula questione dell’olocausto. A lei è sembrato un bel
gesto questo della Merkel?
H. Küng: Io penso che ha fatto molto … aveva ragione.
Prima perché ha espresso l’opinione della maggioranza del popolo
cattolico nei nostri paesi, e poi perché ha espresso l’opposizione
molto seria dei giudei a tutti questi passi del papa e poi,
evidentemente, la cancelliera è molto sensibile alla questione che
sia proprio un papa tedesco a fare questi passi verso un gruppo che
è praticamente anti-giudeo.
Annunziata: Possiamo allora dire che se il papa non fosse
stato tedesco e quindi di un paese che è stato, come dire,
obiettivamente colpevole dell’olocausto, forse questa cosa sarebbe
scoppiata differentemente o forse non avrebbe fatto il papa il
gesto di riportare i lefebvriani. Conta la radice tedesca del
papa?
H. Küng: Molte volte gli italiani sono un pò più
intelligenti, in pratica non fanno cose che già si intuisce
porteranno una certa catastrofe. Io penso che il papa adesso,
stando alla notizia che ha visto una flessione del 20% del consenso
nel popolo tedesco – e non si doveva arrivare a questo – dovrebbe
essere un leader che guida la chiesa. Noi abbiamo bisogno di un
papa che vada avanti, e non all’indietro e che non voglia frenare
il rinnovamento. Io non capisco perché lui non abbia fatto un
elogio di Giovanni XXIII in questi giorni, lui ha completamente
dimenticato o ignorato il suo predecessore, che per me e per molti
è il più grande del secolo vigesimo; non ha detto niente sulla
ricorrenza della convocazione del concilio, non ha fatto un
discorso, niente su i risultati importantissimi del Concilio
Vaticano II, e, in questo contesto, è ancora più difficile vedere
l’utilità di questo riavvicinamento dei
lefebvriani.
Annunziata: Mi spieghi una cosa, professore, è una cosa che
io non capisco. Perché è così importante per i lefebvriani essere
anche negazionisti? Qual è il legame tra chiesa conservatrice e
negazionismo? Non sono poi necessarie le stesse cose, perché
allora?
H. Küng: Questi lefebvriani sono rimasti nel modello,
nel paradigma medioevale della chiesa, sono anti-riformatori,
anti-modernisti e, proprio per questo, sono contro il Vaticano II.
Bisogna notare che c’è una certa affinità di posizioni con lo
stesso papa; anche lui infatti è un uomo che è molto radicato nel
medioevo, ha lavorato su S Agostino, su S. Bonaventura, lui ammira
la liturgia latina medievale, lui ha anche una posizione non molto
simpatica su la riforma, non vuole una riconciliazione con Lutero,
non vuole parlare positivamente dell’illuminismo, della rivoluzione
francese, tutto questo non è per lui cristianesimo. In questo senso
c’è una certa affinità tra i lefebvriani e questo papa ….
Purtroppo!
Annunziata: Si però non mi ha risposto, io vorrei capire
perché poi negare anche l’olocausto da parte dei lefebvriani. Cioè
lei lo sa? Io non ho capito perché. Perché si può essere
conservatori, ma non necessariamente negare l’olocausto. Che cos’è
questo? H.
Küng: Si, si, io posso credere
al papa quando dice che lui non sapeva che questo vescovo negasse
pubblicamente l’olocausto, perché questa era la specialità di
questo vescovo britannico. Non tutti hanno affermato questo, anzi
hanno detto adesso che loro non condividono la posizione di questo
vescovo Williamson, però l’anti-giudaismo è un fatto comune a
tutti, dicono ancora che i giudei hanno ucciso Dio, dicono ancora
molte cose che sono praticamente anti-semitiche, poi questo
britannico vuole diminuire l’importanza dell’olocausto, dice “ah,
non è tanto grave”; questo è il contesto
dell’anti-giudaismo.
Annunziata: Beh, si, ho capito un po’ di più, devo dire. È
importante. Che cosa dovrebbe fare il papa ora per convincere
davvero che non sapeva e per riparare i guasti, perché dopo il
discorso di Ratisbona, in qualche modo è riuscito a recuperar con
il mondo
H. Küng: Certamente queste scuse che ha pronunciato non bastano, i
giudei stessi hanno detto che non sono sufficienti, lui deve
veramente prendere le distanze da questo gruppo. Non è possibile,
questi sono vescovi della chiesa cattolica e, anche se sono sospesi
dalle funzioni, non è accettabile che questi siano parte della
chiesa cattolica, e questo sarebbe un atto coraggioso del papa di
dire “ecco, vediamo questo non è possibile, allora lasciamo questa
gente fuori, dove vuole essere”.
Annunziata: Quindi lei chiede che si ritorni indietro sulla
posizione, sostanzialmente, si rinneghi …
H. Küng: Si, si.
Annunziata: Ecco questo secondo lei sarebbe un gesto da
fare?
H. Küeng: Sì, ma io non penso che tutto questo basti.
Vede questo si deve vedere in un cotesto molto più generale. Io
penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama, lui
invece è piuttosto sulla linea del presidente Bush, io no ho capito
perché lui ha festeggiato il suo compleanno alla Casa Bianca, con
un presidente che ha iniziato la guerra in Iraq, ecc, però lui ha
una certa comune opinione sull’aborto, sulla pillola, ecc. Il papa
non vuole riforme, proprio come Bush. Io penso che negli Stati
Uniti oggi ci sia un cambiamento e anche la chiesa cattolica ne ha
bisogno. Non possiamo andare avanti così, perché come ho detto,
vista la miseria nelle parrocchie, e anche la perdita di
reputazione nell’opinione pubblica! Se io ripenso a quando sia io
che Ratzinger, abbiamo partecipato come periti giovani al Concilio
Vaticano II, lui se lo ricorderà che all’epoca la chiesa cattolica
aveva un prestigio immenso grazie a Giovanni XXIII, grazie al
concilio; adesso, invece è l’esatto contrario, siamo in una
posizione terribile. Ci sono atei che ora tornano alla carica e
ripetono le vecchie accuse. Non si doveva arrivare a questo.
Bisognerebbe che il papa guardasse in faccia i problemi, come fa
Obama che ha detto “noi abbiamo questi e questi problemi”, e poi
desse una visione di speranza, oltre a azioni concrete, come fa
adesso il presidente degli Stati Uniti.
Annunziata: A questo proposito, ai tempi di Giovanni XXIII
il presidente degli Stati Uniti era Kennedy. E credo che questa sia
stata una combinazione che abbia formato una generazione. Oggi
invece sottolineo quello che lei ha detto, il papa già ha sfidato
Obama. Lei pensa che tornerà indietro rispetto a Obama o anche lì
si andrà oggi a uno scontro tra il Vaticano e
Obama?
H. Küng: Io spero che in Vaticano riflettano sulla
situazione abbastanza difficile della chiesa cattolica nel mondo,
vedano che c’è di nuovo una grande speranza. Anche gli Stati Uniti
erano in una situazione molto difficile, e lo sono ancora, però
hanno di nuovo credito, grazie a un Presidente che ha cambiato, che
vuole cambiare, che vuole nuovamente creare partnership e non
solamente questa opposizione, come accade anche in Vaticano, dove
ci sono quelli di fuori e quelli dentro, chi non è per noi è contro
di noi, come nell’era di Bush; penso che non sia una giusta ottica,
noi abbiamo necessità di partner, di collaborazione, di
riconciliazione e non si comprende perché il papa cerchi di avere
una riconciliazione con questo piccolissimo gruppo settario, i
lefebvriani, ma non fa un passo avanti verso le chiese evangeliche
che sono molto deluse del fatto che un papa tedesco non faccia
niente per quelli della riforma.
Annunziata: Mi rifaccio a una cosa che ha detto prima, che
vorrei riportare qui. Lei a un certo punto ha detto che il papa è
anche isolato. Ha usato il termine ‘isolato’; perché ha usato
questo termine?
H. Küng: Lui è già da 20 anni a questa parte nella curia
romana. Vede tutto dal punto di vista del Vaticano, e adesso come
papa è ancora più in questa visione. Praticamente lui non ha
nessuno tra i suoi collaboratori che non sia uno “Yes man”, tutti
sono molto ubbidienti, nessuno può criticare il papa, lui è senza
critiche, lui è un po’ come quelli nel Cremlino di altri tempi, che
non vedono il mondo com’è, hanno solamente le loro dottrine, il
loro sistema dogmatico, però non vedono il mondo. Siamo veramente
in pericolo e la chiesa avrà un danno ancora maggiore se il papa
non collaborerà in collegialità coi vescovi, se lui non avrà periti
in Vaticano che abbiano il coraggio di dire, di pronunciare una
critica seria, se lui non farà niente altro che ricevere la gente e
scrivere libri, fare allocuzioni. Noi vogliamo avere un leader
nella chiesa, un leader che guida la chiesa in questo periodo molto
difficile per tutto il mondo.
Annunziata: Una ultima domanda. A lei è piaciuta moltissimo
la prima enciclica del papa dedicata all’amore di Dio, l’ha
addirittura definita ‘bellissima’. La seconda è in preparazione
pare sui temi sociali, sulla globalizzazione. Potrebbe essere un
momento per il papa di fare quell’appello che lei chiede. Lei cosa
s’aspetta che dica il papa in questa?
H. Küng: Non so cosa mi devo aspettare, però posso dire
che spero che presenti una visione non certo ottimistica, ma di
speranza concreta, pratica, non basta solamente parlare della
speranza in genere, si devono fare gesti concreti. Ci sono per
esempio milioni e milioni di divorziati che hanno difficoltà perché
non sono riammessi alla comunione. Sarebbe molto meglio
riconciliarsi con questi divorziati che con i lefebvriani, o se lei
pensa a tutti questi sacerdoti che hanno lasciato il sacerdozio
solamente perché si sono sposati. Sarebbe possibile riconvocare
tutti questi; noi ora siamo in difficoltà, con questa penuria di
preti, sarebbe un atto molto bello. Vogliamo atti pratici, di
coraggio, di carità e di speranza e io spero che lui, dopo questa
crisi, troverà un sistema per dare più speranza e più felicità al
nostro essere cattolici.
Annunziata: Bene, noi la lasciamo su questo, la ringraziamo
anche del disturbo che si è preso. Grazie e a presto,
professore. H. Küng: Grazie a lei.
Fonte: In mezz'ora (Rai
Tre)
www.dongiorgio.it
(testi)
www.ilgridodeipoveri.org

