La città possibile

La città possibile

Il divieto è partito da bundanoon sta contagiando anche altre città

Australia, bottiglie di plastica al bando

La trovata di una cittadina turistica per l'ambiente


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Bottiglie di plastica
Autore: Quinn Dombrowski


SYDNEY- «Non siamo un gruppo di Verdi deliranti», assicurano. Ma la scelta della comunità di Bundanoon ha aperto una discussione in molte altre città. I residenti hanno deciso di bandire l'acqua delle bottiglie di plastica e di tornare all'utilizzo di contenitori riciclabili da riempire al rubinetto e alle fontanelle. «Un modo per impegnarci come comunità a favore dell'ambiente».
LA SCELTA- La proposta è stata adottata a grandissima maggioranza da un'assemblea di cittadini convocata dal Comune. E la scelta ha ricevuto il plauso di tutte le associazioni ambientaliste. Bundanoon, 2.500 abitanti, è una meta turistica a sudovest di Sydney. I negozianti locali hanno promosso il divieto, rinunciando ai proventi delle vendite, pur di combattere la pesante produzione di gas serra, associata con l'imbottigliamento e il trasporto attraverso il Paese. «L'industria delle bevande ha realizzato una grande campagna di marketing, vendendo qualcosa che si può avere gratis», ha detto Huw Kingston, titolare di un caffè.
L'EFFETTO A CATENA- La decisione di Bundanoon ha ispirato con effetto immediato il governo del Nuovo Galles del sud, di cui Sydney è capitale. Giovedì il premier Nathan Rees ha ordinato a tutti i dipartimenti e le agenzie statali di non acquistare più acqua in bottiglia, e di accontentarsi dell'acqua del rubinetto. Sarà un risparmio per i contribuenti e ridurrà l'impatto sull'ambiente, ha detto. A far scattare la campagna antibottiglie a Bundanoon è stata la proposta di una compagnia, respinta dai residenti, di costruire un impianto di estrazione di acqua da imbottigliare da una locale falda acquifera.
Fonte: www.corriere.it


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Bicicletta in città

Da New York a Frisco
tutti in bici
l'ultima rivoluzione dell'America


Crisi economica, stili di vita più sani, la spinta verde di Obama stanno facendo affermare la bicicletta come mezzo alternativo all'auto.

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Buone notizie in campo ecologico dagli Stati Uniti.
La
rivoluzione avanza silenziosa nelle strade di Portland. La portano avanti uomini e donne senza bandiera, ma con la testa protetta da caschi colorati: indossano giacche di plastica per ripararsi dalla pioggia e ganci alle caviglie per non sporcare i pantaloni. Ogni mattina marciano compatti a un ritmo regolare: quello dei pedali delle loro biciclette. Portland, la più grande città dell'Oregon, universalmente riconosciuta come la città più bike-friendly degli Stati Uniti, da qualche anno è l'epicentro di un movimento che, lentamente ma senza sosta, si sta diffondendo in tutto il paese: l'affermazione della bicicletta come mezzo di trasporto alternativo alla macchina nei grandi centri americani.
A Portland,
buona parte della città si muove su due ruote: le piste ciclabili sono numerose, i parcheggi per bici anche, molti negozi hanno un ingresso riservato ai ciclisti e i fattorini pedalano fra un ufficio e l'altro senza sosta. Le mamme poi girano con bici speciali, con una sorta di grande cesta di plastica nella parte posteriore: qui, assicurati da cinture di sicurezza, i bambini giocano in tranquillità. "Portland non è Amsterdam. E gli Stati Uniti non sono l'Olanda - spiega Jeff Maples, firma di punta del quotidiano "Oregonian" e autore di ""Pedaling Revolution", un libro che racconta l'ultima rivoluzione dell'America - ma il numero delle persone che usano le due ruote negli ultimi due anni è aumentato in tutto il Paese: i ciclisti hanno imposto alle città di creare spazi e regole per loro e nei prossimi anni il trend non potrà che aumentare".
A spingerlo, secondo esperti, ci sarà più di un fattore: la
drammatica crisi economica che attanaglia gli Stati Uniti e che spinge migliaia di persone a tagliare ogni possibile costo, comprese auto e benzina. L'enfasi che sempre più medici mettono nella necessità di condurre uno stile di vita sano e di fare movimento. L'aumento dei mezzi di trasporto pubblici (la maggior parte dei quali c'è un posto per le bici). La riscoperta dei centri delle città - downtown - come spazi di vita e non solo di lavoro, con il conseguente abbandono delle villette di periferia che per anni hanno rappresentato il modello ideale di casa degli americani. E la "rivoluzione verde" promessa da Barack Obama: più finanziamenti per energie alternative e trasporto pulito, meno enfasi sulle auto. "Obama - insiste Maples - è stato il primo candidato alla presidenza a parlare di bici come mezzo di trasporto pubblico e a sollecitare l'appoggio dei gruppi su due ruote durante la campagna elettorale".
Così a New York
nuove piste ciclabili hanno reso la Grande mela un luogo vivibile per i ciclisti, risultato inimmaginabile fino a qualche anno fa. A San Francisco, i raduni del movimento su due ruote Critical mass raccolgono ogni anno migliaia di persone. E anche a Phoenix, una delle metropoli più estese degli Stati Uniti e una di quelle con il numero maggiore di automobili, i ciclisti cominciano a non sentirsi più come animali rari: "Molti automobilisti pensano che io sia un poveraccio - dice un ragazzo su due ruote femo al semaforo - ma siamo sempre di più a girare in bici, e oggi ricevo molti meno insulti di un anno fa".
"Non credo che arriverà mai il giorno in cui vedremo ogni americano andare in bici: è una cosa che devi davvero volere e amare. Non può essere imposta - conclude Mapes - ma le cose stanno cambiando. E non poco. Dieci anni fa il mio libro non sarebbe mai stato accolto con favore. E cinque anni fa gli automobilisti non sarebbero stati così rispettosi con me e con gli altri ciclisti nelle strade delle grandi città. Andiamo verso un futuro in cui, soprattutto nelle grandi città, ci sarà una sempre maggiore scelta nei mezzi di trasporto. Sempre più auto finiranno in garage.
E io sono fiducioso che nelle strade americane ci saranno sempre più biciclette".

Fonte: www.repubblica.it


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