Muhammad Yunus "Il banchiere dei poveri"
Il sogno
dell'inventore del microcredito
Il grande sogno
di Muhammad Yunus: la povertà rinchiusa in un
museo
Il «banchiere dei poveri» è in Italia per
parlare della possibilità
di aprire una filiale della Grameen Bank
Paola
Pica
«Relegheremo la povertà nei
musei. Ce ne sarà uno in ogni
Paese, ci porteremo i bambini in visita: resteranno orripilati scoprendo
la condizione infame che così tanti essere umani hanno dovuto
sopportare per così lungo tempo e condanneranno i loro progenitori
che hanno permesso tutto ciò».
E’ questo il primo dei «sogni a occhi aperti» di una lunga lista
che Muhammad Yunus ha messo nero su bianco nel suo ultimo libro,
«Un mondo senza povertà». Desideri che l’economista del Bangladesh
e premio
Nobel per la Pace 2006 vuole
veder realizzati nei prossimi 40 anni. Tra questi ce ne uno che
sembra già a portata di mano, è l’idea che a quanto pare sta
conquistando imprenditori, multinazionali e filantropi in tutto il
mondo: curare il capitalismo malato con dosi massicce di iniziativa
economica con finalità sociali.
Di questo, Yunus, l’inventore del microcredito
che tutti chiamano «il banchiere dei poveri», è venuto a parlare in Italia. L’economista
ripercorrerà la storia della sua Grameen Bank
(la banca del villaggio) fondata nel
1977 per sostenere i poveri più poveri del Bengala, in particolare
le donne, attraverso il microcredito senza garanzie. La Graamen,
oggi diffusa in 57 Paesi, è diventata anche perno di un gruppo che
va dalle telecomunicazioni alla sanità. Yunus, avvicinato ieri al
suo arrivo a Milano, ha confermato al Corriere le indiscrezioni che
circolano sulla possibilità di aprire una filiale della
Grameen Bank anche in Italia,
dopo l’esperienza fatta in altri Paesi europei. «Ne stiamo
discutendo, ci stiamo lavorando, speriamo di poter dire qualcosa a
breve» ha affermato. Negli incontri di questi giorni tra Milano e
Roma, Yunus promuoverà intanto il suo progetto di business sociale.
«Un dollaro investito in un’impresa con finalità sociali -
spiegherà tra le altre cose Yunus - è assai più efficace di un
dollaro dato in beneficenza. Il dollaro dato in beneficenza viene
consumato una sola volta, mentre quello investito in un’impresa
continua a ripetere senza fine, come ogni altro capitale di
impresa, il proprio ciclo produttivo creando benefici per un numero
sempre crescente di persone».
L’impresa sociale è controllata
da investitori privati, si muove nel libero mercato, senza perdite
e senza massimizzare il profitto, al servizio del pianeta e delle persone.
Qualche esempio? L’azienda che produce e vende prodotti alimentari
di alta qualità ma a basso prezzo puntando a un mercato di bambini
poveri e malnutriti, senza farvi incidere costi di pubblicità e di
confezionamento. Quella che sviluppi sistemi di energia elettrica
da fonti rinnovabili e li venda a un prezzo ragionevole a quelle
comunità rurali che non sono allacciate alla rete elettrica. Quella
che ricicla rifiuti, liquami e altri prodotti di scarto che
altrimenti finirebbero a inquinare aree abitate da poveri. C’è
anche un secondo «modello», quello di società orientate al profitto
ma possedute e controllate da persone disagiate; qui la finalità
sociale sta tutta nel fatto che i dividendi e l’incremento della
capitalizzazione vanno direttamente a beneficio dei poveri. Come
possono fare i poveri a compiere un passo del genere? Solo se
qualcuno fa loro credito, soprattutto se micro e senza garanzie.
Tutto dipende dall’idea che abbiamo dei poveri. Per Yunus sono come
Bonsai, piante a tutti gli effetti con un vaso di ridotte
dimensioni che non consente loro di crescere. Tutto quello che
dobbiamo fare è dare terra.
Fonte:
www.corriere.it


