Il caso degli oggetti del Mahatma Gandhi messi all'asta
IL CASO A NEW YORK MESSI IN
VENDITA GLI OGGETTI PERSONALI
DEL PADRE DELL’INDIPENDENZA. PETIZIONE AL
GOVERNO
All’asta
i sandali di Gandhi Dall’India parte la protesta
I deputati chiedono indietro i
cimeli del Mahatma
Giù le mani dai
pochi (e miseri) oggetti appartenuti al Mahatma
Gandhi. La
notizia che, a marzo, una casa d’aste metterà in vendita a New York
gli occhiali, l’orologio da taschino, un paio di sandali e la
ciotola in ferro — uniche «proprietà » del padre dell’India — ha
suscitato accese polemiche a New Delhi. Ministri e
deputati hanno chiesto a gran voce il «ritorno » dei cimeli nella
loro sede naturale: Gandhi Smriti, la
«casa museo» dove il Mahatma trascorse gli ultimi mesi della sua
vita. «Ritengo
che il governo dovrebbe prendere parte all’asta—ha dichiarato al
Times of India Mani Shankar Aiyer, ministro per lo Sviluppo del
Nordest —. È importante
recuperare queste reliquie perché fanno parte della nostra
Storia. Sarebbe
un peccato se finissero nelle mani di uno straniero, lasciando
l’India priva di una parte così importante della sua memoria». Il
deputato Manohar Joshi ha chiesto all’esecutivo di non perdere
tempo, e di «verificare tutte le possibilità di intervento»: «Il
privato che ora è in possesso di questi oggetti dovrebbe essere
contattato per assicurarsi se non sarebbe disposto a cederli
all’India, magari in cambio del pagamento di una somma. In caso
contrario, il governo dovrebbe considerare di mandare qualcuno a
New York, possibilmente chiamando in anticipo la Casa Bianca». In
un Parlamento, quello dell’Unione Indiana, solitamente diviso e
litigioso, i deputati si sono ritrovati per una volta tutti
d’accordo: occorre muoversi in fretta. Molti,
riportano i media del Subcontinente, si sono
dimostrati «sorpresi» di scoprire » che le poche proprietà
personali della Grande Anima (mahatma, in sanscrito) — un uomo che
aveva fatto dell’aparigraha, il «non possesso», uno stile di
vita—fossero finite lontane dall’India, e che in tutti questi anni
nessuno si fosse minimamente preoccupato di recuperarle e
restituirle «al popolo».
Si muoverà il governo indiano? Per ora, Julien Scharer, portavoce
della Casa d’aste newyorchese Antiquorum Auctioneers, che il 5
marzo prossimo metterà in vendita gli oggetti in un unico lotto, si
dimostra più che soddisfatto dell’attenzione: «Riceviamo continue
richieste da tutto il mondo — ha dichiarato —. Persone interessate
alla figura di Gandhi. E soprattutto all’acquisto delle sue cose».
Se non accadrà qualcosa prima, il fortunato che riuscirà a vincere
l’asta (base di partenza dai 20 mila ai 30 mila dollari), si dovrà
preparare a spendere «fino a 2-300 mila
dollari».
Il
Mahatma Gandhi
D’altro
canto questi oggetti sono la Storia del Mahatma. Basta osservare le
fotografie scattate durante il lungo percorso verso l’indipendenza
del Subcontinente dalla Gran Bretagna: Gandhi, rientrato dal
Sudafrica e abbandonati gli abiti di avvocato di successo,
indossava soltanto il khadi, la veste tessuta a mano sulla quale
risaltava — come un concreto ossimoro— l’orologio da tasca che gli
pendeva sul fianco. Mentre sul viso glabro gli occhialini dorati
spiccavano come un memento della profondità intellettuale e umana
del pioniere della non violenza fatta arma politica. Come finirono
all’estero questi oggetti? L’orologio (uno
Zenith del 1910) e la ciotola di ferro che Gandhi usava per i suoi
magri pasti furono ereditati dalla nipote Abha, la donna tra le cui braccia
Gandhi si spense, il 30 gennaio 1948, colpito da un fanatico
indù. I sandali di
cuoio, invece, furono regalati a un ufficiale britannico che gli
aveva scattato una fotografia nel porto di Aden, nello Yemen, dove il leader si
era fermato nel suo viaggio verso la Conferenza di Londra
sull’indipendenza indiana (1931). Gli occhialini, infine, furono
donati dallo stesso Gandhi a un colonnello dell’esercito che gli
aveva chiesto consiglio: il Mahatma aveva
risposto che quelli erano gli «occhi» che gli avevano dato la
«visione di un’India libera». Negli anni, erano poi tutti
stati acquistati da un collezionista americano. Presto potrebbero
tornare a casa.
Paolo
Salom
www.corriere.it

