G8 e Clima
Greenpeace
OBAMA,
il clima globale e il G8
In pochi mesi i governi occidentali hanno speso 2.700 miliardi per
salvare le banche: se il clima fosse una banca, come recita uno
degli slogan di Greenpeace, l'avrebbero già
salvato.
Giuseppe
Onufrio
(Direttore Greenpeace Italia)
Se l'elezione del Presidente Obama ha acceso le speranze di una
politica seria per fronteggiare il clima globale, la versione del
Clean Energy Bill come emendata dal Congresso Usa - e non ancora
approvata al Senato - non consente grandi entusiasmi. La presidenza
Obama ha fatto un'inversione di 180 gradi rispetto all'era Bush:
c'è il riconoscimento del problema (il riscaldamento globale
esiste) e della soluzione (ridurre le emissioni di gas serra), ma
gli obiettivi indicati sono ancora insufficienti e per giunta
minacciati da possibili attacchi al Senato da quelli che Paul
Krugman definisce «traditori» sul New York Times. Il Presidente
Obama, moderatamente soddisfatto della mediazione, ha ammesso allo
stesso giornale che «la versione finale che emerge probabilmente
non soddisferà i Paesi europei e Greenpeace».
Non si tratta qui di essere «intransigenti» e di non voler capire
le mediazioni politiche, ma di discutere se le misure adottate
siano o meno sufficienti rispetto alle analisi che emergono dalla
comunità scientifica sulle conseguenze di un aumento della
temperatura globale. La Commissione intergovernativa sui
cambiamenti climatici (Ipcc) è un organo tecnico che registra le
analisi e le conoscenze oggi accreditate nella comunità scientifica
ma non fa scelte politiche (quali danni sono accettabili). Ma ha
elaborato vari scenari sulle conseguenze dell'aumento di
temperatura.
Rispetto alla discussione attuale negli Usa, la posizione europea
appare più coerente rispetto agli scenari dell'Ipcc e fa
riferimento all'obiettivo di non superare i 2°C ed è sostenuta nel
complesso da 100 Paesi. Perché questo limite? Perché, secondo
l'Ipcc con un aumento di 2°C i danni sono già assai rilevanti: dal
20 al 30 % delle specie oggi esistenti sarebbe a serio rischio di
estinzione. Le stime più recenti sono persino peggiorative e
indicano danni gravi già con un aumento di 1,5°C.
Per mantenere l'aumento ben al di sotto dei 2 gradi, le emissioni
vanno ridotte quasi a zero nel 2050 nei paesi industrializzati
mentre va sostanzialmente ridotta la crescita delle emissioni nei
Paesi emergenti.
Ma se l'obiettivo a lungo termine (2050) è politicamente più
semplice da dichiarare (l'obiettivo Usa è oltre l'80 % di
riduzione) è su quello al 2020 che si gioca la credibilità dei
paesi industrializzati e la possibilità di farcela: occorrono tagli
del 40% rispetto al 1990 (non certo il 17% rispetto al 2005).
La CO2, infatti, ha tempi elevati di residenza in atmosfera
(dell'ordine del secolo) e a contare sulla temperatura sarà la
somma delle emissioni cumulate (di cui sono maggiormente
responsabili le economie di più lunga industrializzazione).
Occorrono dunque obiettivi adeguati e le risorse necessarie per
aiutare i paesi in via di sviluppo a espandere le tecnologie
rinnovabili, a proteggere le foreste e a prendere le misure di
adattamento per evitare il peggio.
La recente proposta del premier inglese Gordon Brown di istituire
un fondo per il clima di 60 miliardi di sterline all'anno è la
prima dichiarazione seria in questo senso. Le stime per un tale
fondo fatte dalle Ong sono circa doppie, ma almeno uno dei leader
del G8 ha preso una posizione nella direzione giusta. Si tratta
comunque di cifre ben più piccole dei 2.700 miliardi di euro spesi
in pochi mesi dai governi occidentali per salvare le banche: se il
clima fosse una banca, come recita uno degli slogan di Greenpeace,
l'avrebbero già salvato.
Dal G8 ci si aspetta una parola chiara sull'obiettivo di mantenere
ben al di sotto dei 2 gradi l'aumento della temperatura globale
come input politico alla Conferenza di Copenhagen, da cui dovranno
discendere le necessarie strategie per finanziare e mettere in atto
quella rivoluzione energetica indispensabile a mantenere i danni
del cambiamento climatico sotto una certa soglia.
Alla conferenza di presentazione del G8, invece, il nostro
Presidente del Consiglio, a proposito degli obiettivi europei
continua a citare cifre economiche false del costo in Italia degli
obiettivi europei citando un 2 per cento del Pil (quattro volte le
stime correnti) confermando, con la sua maggioranza negazionista,
di essere un residuo dell'era Bush. Berlusconi punta a un esito
debole a Copenhagen per evitare di dover fare sul serio, e semmai
di dover far parte del gruppo di Paesi che assumerà la leadership
nelle politiche ambientali. Al contrario, proprio dal G8 e dal
summit delle maggiori economie ci si aspetta un mandato a negoziare
in dicembre a Copenhagen un Trattato sul clima degno di questo
nome.
Fonte:
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