Razzismo e pacchetto sicurezza

PER UNA NUOVA RESISTENZA
ITALIA CIVILE

LA FORZA DELLA COSCIENZA DI FRONTE ALLE LEGGI INGIUSTE


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Raffaello Saffioti


Il giorno 15 luglio 2009 è da ricordare come uno dei giorni neri di questa legislatura per la legge sulla sicurezza approvata dal Parlamento e promulgata dal Presidente della Repubblica, nonostante i numerosi e gravi rilievi da lui espressi nella lettera indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Ministri dell’Interno e della Giustizia ed ai Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Questa
legge, ingiusta e incivile, va letta nel contesto del processo legislativo di questo Parlamento: non è il primo atto e non sarà l’ultimo, purtroppo, di un programma che stravolge la nostra Costituzione antifascista.
Se si considera il movimento che si è creato con l’appello al Presidente della Repubblica affinché non promulgasse quella legge, si può dire che sia nato un
movimento di nuova resistenza, nonviolenta, dell’Italia civile.

Non è facile dire quanto sia diffusa e desta la coscienza civile del Paese.

Intanto viene in mente Bertolt Brecht:

“E voi, imparate che occorre vedere
e non guardare in aria; occorre agire
e non parlare. Questo mostro stava,
una volta, per governare il mondo!
I popoli lo spensero, ma ora
non cantiamo vittoria troppo presto:
il grembo da cui nacque è ancora fecondo”.
(La contenibile ascesa di Arturo Ui. Epilogo, 1941)

Sì, ricordiamolo:
il grembo che partorì il mostro del nazismo e del fascismo è ancora fecondo.

Viene in mente anche il titolo di un libro di Rosellina Balbi (Mondadori, 1990) “
All’erta siam razzisti”.
Se ciascuno di noi facesse davvero i conti con se stesso, a proposito del razzismo, questo confronto potrebbe rappresentare, se non il principio della fine, almeno la fine del principio” (Dalla quarta di copertina).

Per mobilitare la coscienza civile del paese, per organizzare e sviluppare un movimento di nuova resistenza, nonviolenta, bisogna andare a scuola dai Maestri della nonviolenza, imparare a usare le tecniche della nonviolenza, tra le quali la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza.

La forza della coscienza è la forza più grande.
Quando la coscienza parla, l’uomo deve ascoltare la sua voce.
E quando le leggi dello Stato si rivelano sommamente ingiuste, non rimane che fare ricorso all’obiezione di coscienza.

Letture utili in questi giorni tristi.

Don Lorenzo Milani.
“In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla.
Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole).
Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.
La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero.
Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede. (&hellipWinking
Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri”.
(Dalla Lettera ai giudici, 1965)

Aldo Capitini
“Le frontiere vanno superate, e la parola ‘straniero’ è da considerare come appartenente al passato. Ogni comunità vive nell’orizzonte di tutti, e perciò non è troppo grande, ed è collegata con le altre federativamente. Ma se vi sono spostamenti di genti, esse non sono da sterminare, ma da accogliere, tenendo pronte strutture e provvedimenti che rendano possibile questa apertura”.
(da Il potere di tutti, 1969)

La Bibbia
Non maltrattare e non opprimere il forestiero, perché anche voi foste forestieri in terra d’Egitto”.
(Antico Testamento, Esodo 22,20)
“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”.
(Dal Vangelo)

Bertolt Brecht
Della qualifica di emigrante (1937)

Sempre mi è parso erroneo il nome che ci han dato: emigranti.
Questo significa: espatriati. Ma noi
non siamo espatriati volontariamente
altro paese scegliendo. E nemmeno siamo espatriati
in un paese, per restarvi, possibilmente per sempre.
Siamo fuggiti, invece. Espulsi noi siamo, banditi.
E non casa, ma esilio dev’essere il paese che ci ha accolti.

(Da Poesie e canzoni, Einaudi, 1971)

Antonio Gramsci, citato da Aldo Capitini
“Vita privata e vita pubblica.
…Il Gramsci scrisse nel 1916:
<</span>La fatalità che sembra dominare la storia è l’apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. I destini di un’epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati di piccoli gruppi attivi, e la massa dei cittadini ignora. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, ma la tela intessuta nell’ombra arriva a compimento, e allora sembra che la fatalità travolga tutto e tutti, che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo, chi indifferente. E quest’ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe che apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli è irresponsabile. E alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno, o pochi, si domandano: se avessi anch’io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo quello che è successo?... Bisogna domandar conto a ognuno del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. Bisogna che la catena sociale non pesi solo su pochi, ma che ogni cosa che succede non sembri dovuta al caso, alla fatalità, ma sia intelligente opera degli uomini. E perciò è necessario che spariscano gli indifferenti, gli scettici, quelli che usufruiscono del poco bene che l’attività di pochi procura, e non vogliono prendersi la responsabilità del molto male che la loro assenza dalla lotta lascia preparare e succedere>. (nel libro Sotto la mole, citato da Aldo Capitini, in Educazione aperta, 2, La Nuova Italia, 1968)


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Pacchetto sicurezza

Le nuove leggi razziste

Una società di "analfabeti dell'intercultura",
segnata dalla paura

Il parlamento approva il pacchetto sicurezza, zeppo di norme discriminatorie, a cominciare dal reato di "clandestinità". Un provvedimento che ricorda le leggi del 1938. Il commento di Giorgio Poletti, missionario comboniano.


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Padre Giorgio Poletti

Nel giorno tragico dell'approvazione in parlamento del pacchetto sicurezza, che contiene numerose norme discriminatorie, probabilmente incostituzionali, sicuramente ispirate a una visione razzista, vale la pena leggere l'articolo di commento scritto da Giorgio Poletti, missionario comboniano a Castel Volturno.

LA PAURA Il disegno di legge sulla sicurezza approvato oggi in senato è anticostituzionale e discriminatorio. Ma in una giornata come questa va anche detto che quel provvedimento è condiviso dalla maggioranza dei cittadini del nostro paese, cittadini di una società che ha paura e rinuncia ad avere una visione del proprio futuro.
Le nuove norme approvate sono condivise anche dalla maggioranza dei cattolici. I deboli pronunciamenti contrari, espressi negli ultimi mesi della Conferenza episcopale italiana, non hanno avuto alcun effetto; del resto, non sono parte di una politica più ampia che metta al centro l’accoglienza dei migranti.
Anche la Chiesa ha paura e si chiude sempre più in se stessa. Le ronde autorizzate da questa legge sono il simbolo dei sentimenti di paura e chiusura sempre più diffusi, sentimenti che un movimento eversivo come la Lega ha intercettato e poi moltiplicato, quando ha saputo intrecciarsi con il berlusconismo. Per questi motivi oggi la società, non solo la politica, va sempre più a destra.
L’attesa, il trascorrere del tempo in una società stanca e chiusa, la paura e il desiderio del nuovo, ma anche il senso della morte, il vuoto e l’ansia di colmarlo, insomma tutte le infinite sfaccettature del vivere – raccontate in modo geniale in un romanzo come «Il deserto dei tartari» – si sono radicati nella società italiana che rifiuta il fenomeno dell’immigrazione. Siamo degli analfabeti dell’intercultura, rifiutiamo l’incontro, il dialogo, l’accoglienza perché abbiamo paura del dialogo profondo, quelle che cambia le persone.
Non è possibile nell’immediato eliminare un razzismo così radicato, non è alla nostra portata. Ma abbiamo il dovere di individuarlo e contrastarlo, ricominciando a costruire reti, a superare frazionamenti, a fare opinione critica.

Fonte: www.carta.org


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