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Bicicletta in USA

Se lasci l'auto in garage e vai in bici trovi in busta paga 20 dollari in più

Usa, dal 2009 in vigore il Bicycle Commuter Act, provvedimento del piano anti-crisi: soldi a chi per spostarsi sceglie le due ruote.


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Sara Ficocelli


PIU' PEDALI e più ti ricarichi: lo slogan ha il retrogusto della pubblicità di un telefonino ma in realtà promuove un'iniziativa molto seria, capace di dare una mano all'ambiente, ai cittadini e persino alle tasche sempre insoddisfatte dei datori di lavoro. La formula magica si chiama Bicycle Commuter Act ed entrerà in vigore negli Stati Uniti a gennaio 2009 grazie alla firma di George W. Bush. A partire dall'anno prossimo tutti i lavoratori americani che lasceranno a casa la macchina per andare a lavoro in bicicletta riceveranno un bonus di 20 dollari a fine mese sulla busta paga, totalmente esenti da tasse. I datori di lavoro potranno a loro volta scaricare quei soldi dalla dichiarazione dei redditi e il cerchio perfetto si chiuderà.
Il presidente repubblicano che disse no agli accordi di Kyoto lascerà la Casa Bianca dando il via libera a
un provvedimento ambientalista che mette tutti d'accordo. "E' una legge che finalmente riconosce un incentivo a chi si muove in bicicletta, al pari di quanto già viene fatto con chi usa i mezzi pubblici", spiega il presidente della Lega dei ciclisti americani Andy Clarke. Secondo la relazione trimestrale del congresso statunitense, l'intera operazione costerà al governo qualcosa come 10 milioni di dollari in 10 anni.
Il Bicycle Commuter Act è solo una delle tante manovre economiche previste dalle 451 pagine dell'Emergency Economic Stabilization Act of 2008 approvato due settimane fa per far fronte alla crisi, e che prevede lo stanziamento federale di 700 miliardi di dollari. E' insomma quello che gli americani chiamano "pork barrel", vale a dire un provvedimento marginale, generalmente di politica sociale, inserito all'interno di un disegno di legge più ampio e meno popolare.
Per compensare il cattivo impatto che molti provvedimenti economici avranno e già hanno sulla popolazione (perché portatori di tagli ai servizi e licenziamenti), il governo uscente ha pensato di riconoscere un piccolo incentivo a tutti quegli americani che vanno a lavoro senza inquinare. "Non abbiamo deciso noi di far approvare la legge in questo modo, ma adesso che è passata siamo felici: la aspettavamo da 7 anni", conclude Clarke.
Da non sottovalutare poi
l'impatto positivo che il provvedimento potrebbe avere su un Paese dove circa una persona su quattro è obesa, anche se convincere gli americani ad andare in bicicletta non sarà impresa facile. Ecco perché la legge non diventerà attiva immediatamente ma solo in estate, dopo sei mesi di prove e campagne informative. E il bonus non varrà solo per chi deve andare a lavoro. I ciclisti per passione potranno infatti beneficiare ugualmente dei 20 dollari in più a patto di dimostrare di fare costante attività in bici o reinvestire i soldi per l'acquisto di una nuova bici o di oggetti legati all'attività ciclistica.
Maureen DeCindis, una giovane "pendolare della bicicletta" che ogni giorno pedala dalla cittadina di Tempe, in Arizona, fino a Phoenix, è felice di sapere che alla fine del mese la Maricopa Association of Governments le accrediterà 20 dollari netti in più sullo stipendio: "In tempi di crisi le persone cercano solo di risparmiare e questa legge le invoglierà a farlo. Io, che amo la bicicletta, posso garantire che pedalare poi fa benissimo, non solo al portafogli ma all'umore".
"Certo, non diventeremo ricchi grazie a pochi spiccioli in più a fine mese - dice Willy Dommen, 49enne californiano che tutti i giorni pedala fino al San Francisco's Financial District - ma
per noi amanti delle due ruote si tratta di una conquista importante".

Fonte: www.repubblica.it


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Bicicletta in città

Da New York a Frisco
tutti in bici
l'ultima rivoluzione dell'America


Crisi economica, stili di vita più sani, la spinta verde di Obama stanno facendo affermare la bicicletta come mezzo alternativo all'auto.

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Buone notizie in campo ecologico dagli Stati Uniti.
La
rivoluzione avanza silenziosa nelle strade di Portland. La portano avanti uomini e donne senza bandiera, ma con la testa protetta da caschi colorati: indossano giacche di plastica per ripararsi dalla pioggia e ganci alle caviglie per non sporcare i pantaloni. Ogni mattina marciano compatti a un ritmo regolare: quello dei pedali delle loro biciclette. Portland, la più grande città dell'Oregon, universalmente riconosciuta come la città più bike-friendly degli Stati Uniti, da qualche anno è l'epicentro di un movimento che, lentamente ma senza sosta, si sta diffondendo in tutto il paese: l'affermazione della bicicletta come mezzo di trasporto alternativo alla macchina nei grandi centri americani.
A Portland,
buona parte della città si muove su due ruote: le piste ciclabili sono numerose, i parcheggi per bici anche, molti negozi hanno un ingresso riservato ai ciclisti e i fattorini pedalano fra un ufficio e l'altro senza sosta. Le mamme poi girano con bici speciali, con una sorta di grande cesta di plastica nella parte posteriore: qui, assicurati da cinture di sicurezza, i bambini giocano in tranquillità. "Portland non è Amsterdam. E gli Stati Uniti non sono l'Olanda - spiega Jeff Maples, firma di punta del quotidiano "Oregonian" e autore di ""Pedaling Revolution", un libro che racconta l'ultima rivoluzione dell'America - ma il numero delle persone che usano le due ruote negli ultimi due anni è aumentato in tutto il Paese: i ciclisti hanno imposto alle città di creare spazi e regole per loro e nei prossimi anni il trend non potrà che aumentare".
A spingerlo, secondo esperti, ci sarà più di un fattore: la
drammatica crisi economica che attanaglia gli Stati Uniti e che spinge migliaia di persone a tagliare ogni possibile costo, comprese auto e benzina. L'enfasi che sempre più medici mettono nella necessità di condurre uno stile di vita sano e di fare movimento. L'aumento dei mezzi di trasporto pubblici (la maggior parte dei quali c'è un posto per le bici). La riscoperta dei centri delle città - downtown - come spazi di vita e non solo di lavoro, con il conseguente abbandono delle villette di periferia che per anni hanno rappresentato il modello ideale di casa degli americani. E la "rivoluzione verde" promessa da Barack Obama: più finanziamenti per energie alternative e trasporto pulito, meno enfasi sulle auto. "Obama - insiste Maples - è stato il primo candidato alla presidenza a parlare di bici come mezzo di trasporto pubblico e a sollecitare l'appoggio dei gruppi su due ruote durante la campagna elettorale".
Così a New York
nuove piste ciclabili hanno reso la Grande mela un luogo vivibile per i ciclisti, risultato inimmaginabile fino a qualche anno fa. A San Francisco, i raduni del movimento su due ruote Critical mass raccolgono ogni anno migliaia di persone. E anche a Phoenix, una delle metropoli più estese degli Stati Uniti e una di quelle con il numero maggiore di automobili, i ciclisti cominciano a non sentirsi più come animali rari: "Molti automobilisti pensano che io sia un poveraccio - dice un ragazzo su due ruote femo al semaforo - ma siamo sempre di più a girare in bici, e oggi ricevo molti meno insulti di un anno fa".
"Non credo che arriverà mai il giorno in cui vedremo ogni americano andare in bici: è una cosa che devi davvero volere e amare. Non può essere imposta - conclude Mapes - ma le cose stanno cambiando. E non poco. Dieci anni fa il mio libro non sarebbe mai stato accolto con favore. E cinque anni fa gli automobilisti non sarebbero stati così rispettosi con me e con gli altri ciclisti nelle strade delle grandi città. Andiamo verso un futuro in cui, soprattutto nelle grandi città, ci sarà una sempre maggiore scelta nei mezzi di trasporto. Sempre più auto finiranno in garage.
E io sono fiducioso che nelle strade americane ci saranno sempre più biciclette".

Fonte: www.repubblica.it


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