4 ottobre 2009 don Paolo Farinella

don Paolo Farinella
alla presentazione
del
Movimento 5 stelle




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Retorica di guerra


Paolo Farinella, prete


Ricevo una comunicazione riservata da persona proveniente da «dentro» il sistema militare dei «corpi speciali» che mi ha fatto rabbrividire. A motivo del mio lavoro (terapia di sostegno), avevo intuito che molte cose non quadrassero, ma questa rivelazione mi ha sconcertato.
Il berretto al bambino di due anni e la corsa dell'altro bambino alla bara  del padre con la mano che si copre il volto (foto giornali perché non ho visto i funerali né ascoltato tg e rg) non sono frutto di spontaneità o gesti di mamme che cercano di proteggere i figli con «qualcosa» del padre (berretto e abbraccio).
 
Al contrario,
sembra che tutto sia stato centellinato dall'équipe di sostegno psicologico che in questi giorni circondano i familiari con un cordone sanitario strettissimo. Mi dice il militare interlocutore che lo scopo di questo gruppo di sostegno non è aiutare le famiglie ad elaborare la morte e il lutto, ma impedire che facciano scenate o mettano in atto comportamento lesivi dell'onore dell'esercito.
La mia fonte asserisce che
buona parte di questo personale non è specializzata in psicologia, ma è un corpo speciale che ha un obiettivo preciso: la gestione dei giorni successivi alla morte e il contenimento o meglio l'annullamento della rabbia, della contestazione e della disperazione conseguenti che potrebbero portare a comportamenti di indignazione verso l'esercito e le istituzioni.
Le tecniche quindi mirano ad adeguare il pensiero delle famiglie allo
«status di eroe» del congiunto perché appaia «coerente» con la «nobiltà della missione» del morto che diventa anche la «missione della famiglia». Sarebbe una tragedia per l'immagine militare se mogli, madri, figli e fidanzate si mettessero a gridare contro l'esercito e il governo che li ha mandati a farsi ammazzare.
In questa logica si capisce
la retorica dell'«eroe», l'insulsaggine del servizio alla Patria, il sacrificio per la Pace nel mondo e anche la lotta al terrorismo. Tutti sanno tutto e giocano a fare i burattini.
Se le informazioni che ho ricevuto sono vere, e non posso dubitare della serietà della fonte, i funerali dei sei militari uccisi e tutta l'opera dei pupi presente a San Paolo, è stata un'operazione terribile, ancora  peggiore degli attacchi dei talebani. Tutto è gestito per deviare il Paese, le Coscienze e la Verità. E' una strategia scientificamente codificata.
Il vescovo militare (generale di corpo di armata) non ha risparmiato parole grosse di encomio e di osanna al servizio che i militari fanno alla Pace e alla Democrazia. Una sviolinata che neppure La Russa è capace di fare. A lui si è unito il cardinale Angelo Bagnasco che ha detto: «Non è esagerato parlare di strage, tanto più assurda se si pensa ai compiti assolti dalla forza internazionale che opera in quel Paese e allo stile da tutti apprezzato con cui si muove in particolare il contingente italiano. Non è un caso che questo lutto, com'era successo per la strage di Nassiriya, abbia toccato il cuore dei nostri connazionali, commossi dalla testimonianza di altruismo e di dedizione di questi giovani quasi tutti figli delle generose terre del nostro Sud.
E per questo il nostro popolo si è stretto alle famiglie dei colpiti con una partecipazione corale al loro immane dolore. Anche noi ci uniamo ai sentimenti prontamente espressi dal Santo Padre» (21-09-2009).

Mi dispiace per il signor cardinale, ma
non posso associarmi a questa mistificazione collettiva. Enrico Peyretti mi dice che durante l'Eucaristia, pane spezzato per la fame del mondo, è risuonato l'urlo di guerra dei parà: «Folgore!» quasi una schioppettata nel cuore del Sacramento. Credo che si possa dire che la Messa è stata la cornice vacua di una parata militare con i propri riti.
Oggi (21-09-2009), infine, il cardinale Bagnasco ha parlato anche della questione morale e della legge sugli immigrati senza mai nominare e né l'uno e né l'altra.
Nessun cenno esplicito alla legge sul reato di clandestinità: si intravede tra le righe un leggero senso di disapprovazione. Figuriamoci se chiamava per nome il Papi. Si è limitato a fare una predica generalizzata, valida per tutti e, quindi per nessuno, come giustamente interpreta «Il Giornale» di famiglia..
Tutto va bene, madama la marchesa? Ma, sì! Diamoci una botta e via! «Domani è un altro giorno» diceva Rossella O'Hara o Tarcisio Bertone?
Non ricordo bene.

Paolo Farinella, prete


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Lettera al Card. Bagnasco

Lettera del prete genovese al suo vescovo: "Avete fatto il diavolo a quattro sulle convivenze e sul caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità". "Io e molti credenti crediamo che così avete perduto autorità. Molti si allontanano dalla Chiesa per la vostra morale elastica"

"Perché trattate così bene Berlusconi?" Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

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don PAOLO FARINELLA

Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.


Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralitàWinking e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro"
(Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.


Paolo Farinella, prete



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Tendenze nella Chiesa Cattolica

Il sacrestano mette la svastica al braccio

Vigevano, incredulità tra i fedeli. Ma lui non si scompone:
«Sono di destra, è libera espressione».


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Il sacrestano Angelo Idi - Foto: Sacchiero

Erika Camasso


VIGEVANO (Pavia) — Non fosse per il luogo in cui lavora, una chiesa, forse ci sarebbe sta­to chi non si sarebbe stupito più di tanto. Ma quando hanno visto il loro sacrestano acco­glierli davanti al sagrato con una svastica al braccio, tra i fe­deli della parrocchia di San Francesco, a due passi dalla Piazza Ducale di Vigevano (Pa­via), è scoppiato un vero putife­rio.

«È una cosa vergognosa», è il coro unanime dei parroc­chiani. Eppure Angelo Idi, 51 anni, sacrista da cinque, che pure ri­schia una denuncia, proprio non capisce il motivo di tanto scompiglio: «È stata una mia li­bera espressione — replica con fare sorpreso il sacrista —. Sia­mo ancora in un Paese libero, o no?». La sua libertà il sacresta­no l'ha voluta esprimere così, indossando al braccio sinistro la fascia rossa con il simbolo nazista.
Il giorno era martedì, guarda a caso la giornata di commemorazione delle vitti­me della Shoah. «Veramente non lo sapevo — si giustifica —, ma non mi pare comunque che in questi anni gli israeliani abbiano avuto la mano leggera con i palestinesi». Così, mentre in Israele si ri­cordava l'Olocausto, Idi stazio­nava sul sagrato della chiesa di San Francesco con il bracciale di Hitler in bella mostra e salu­tava i fedeli che uscivano dalla messa. Capello cortissimo e oc­chialini tondi dietro a due oc­chi dall'espressione indecifrabi­le, Angelo Idi non ha problemi a parlare delle sue idee politi­che. «Sì, io sono di estrema de­stra — ammette — e sono fiero di esserlo. Mi sento il portavo­ce delle Brigate Nere, dei giova­ni combattenti della Repubbli­ca di Salò che non hanno sven­duto il loro onore e la patria, co­me invece hanno fatto coloro che, definendosi combattenti, hanno fomentato una guerra fratricida».
Lui che al periodico «La Le­gione » ha pure scritto una lette­ra per
porgere le scuse dell'Ita­lia alla famiglia Mussolini, non vede nessun conflitto tra politi­ca e religione. «In chiesa lavoro col massimo dell'impegno — dice —. Del resto quanti buoni cattolici votano a sinistra e quanti si sono espressi a favore dell'aborto?» Il vescovo Baggini, fa sapere di non aver dichiarazioni da fa­re in merito alla vicenda, men­tre il telefono del parroco, mon­signor Paolo Bonato, squilla a vuoto. Il capogruppo di Rifon­dazione, Roberto Guarchi, chie­de a gran voce l'allontanamen­to del sacrestano: «È un fatto inammissibile — commenta — va rimosso dall'incarico».

Fonte: www.corriere.it


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Energia fotovoltaica in Vaticano


Il Vaticano avrà l'impianto solare più grande d'Europa

Il progetto è alle fasi finali di studio. I lavori potrebbero partire entro due-tre mesi.
Prezzo: 500 mln di euro. E il surplus di energia sarà venduto all'Italia.

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Impianto fotovoltaico in Vaticano

Pubblichiamo questa buona notizia dal Vaticano.

CITTA' DEL VATICANO - Il Vaticano avrà l'impianto fotovoltaico più grande del mondo ed il progetto è ormai alle fasi finali di studio. I lavori, se ogni nodo verrà sciolto positivamente, dovrebbero partire entro due-tre mesi per poi durare dai tre ai quattro anni. Il prezzo dell'impianto sarà di
500 milioni di euro.
I pannelli fotovoltaici verranno installati a Santa Maria Galeria, nel terreno della Santa Sede che ospita gli impianti della Radio Vaticana. Già lo scorso autunno, dopo il collaudo dell'impianto a pannelli solari dell'Aula Paolo VI in Vaticano, venne annunciata la futura creazione di un impianto analogo per Santa Maria Galeria, che nel 2014 porterebbe il Vaticano ad avere
l'impianto di immagazzinamento di energia solare più grande d'Europa.
Un progetto che costerà alle casse dello Stato della Città del Vaticano circa 500 milioni di euro e verrà affidato alla tedesca
Solarworld AG, azienda specializzata nella costruzione di pannelli solari. Produrrà un quantitativo di energia pari a 100 MegaWatt, necessari non solo a soddisfare il bisogno dell'impianto radio, ma anche dell'intero stato e di circa 40mila abitazioni: il surplus verrà quindi venduto all'Italia.

Fonte: www.repubblica.it


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Intervista di Lucia Annunziata al teologo Hans Küng durante la trasmissione "In Mezz'ora" (Rai Tre)

INTERVISTA AL PROF. HANS KÜNG

Io penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama. Io penso che negli Stati Uniti oggi ci sia un cambiamento e anche la chiesa cattolica ne ha bisogno. Non possiamo andare avanti così! Bisognerebbe che il papa guardasse in faccia i problemi, come fa Obama e poi desse una visione di speranza, oltre ad azioni concrete, come fa adesso il presidente degli Stati Uniti. Noi vogliamo avere un leader nella chiesa.

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TESTO INTERVISTA


Annunziata: Benvenuto prof. Hans Küng. Benvenuto a Mezzora.
H. Küng: Buongiorno.
Annunziata: In collegamento da Tubinga. Il prof. Hans Küng è oggi uno dei teologi più importanti al mondo. Forse solo papa Ratzinger si può dire sia più importante di lei, professore. Lo abbiamo invitato per discutere di questo momento molto teso dentro la chiesa cattolica e tra la chiesa cattolica e l’opinione pubblica in generale. Professore le presentare o subito un caso italiano che lei curiosamente ha anticipato. Proprio in queste ore l’opinione pubblica italiana si sta dividendo sul caso di Eluana Englaro una giovane ragazza che è da 17 anni in coma, per cui la corte ha deciso di staccare l’alimentazione artificiale, ma una decisione contro cui, a parte il vaticano, indirettamente, molti dei cattolici stanno combattendo. Lei ha scritto un libro che adesso sarà ripubblicato. Si chiama “Sulla dignità del morire” - e sappiamo che sarà presto ripubblicato – in cui lei parla dell’eutanasia partendo da un caso identico. È eutanasia o no staccare l’alimentazione?
H. Küng: Lei comincia con l’espressione difficile. All’inizio ci sono due aspetti: l’aspetto giuridico e l’aspetto teologico, l’aspetto giuridico è che in uno stato democratico, anche la chiesa, le autorità ecclesiastiche, devono sottostare alle leggi, devono obbedienza alla corte costituzionale e in questo senso penso che la questione sia decisa e non capisco perché la chiesa metta sotto pressione il primo ministro. Io spero che il Capo dello Stato rifiuti un tale intervento. Veniamo alla questione della teologia morale – io l’ho scritto in questo libro della “dignità del morire” riguardo una eutanasia indiretta conseguita mediante la sospensione dei mezzi di sostentamento artificiale della vita: l’uomo non ha l’obbligo di conservarsi in vita attraverso mezzi eccezionali; questo è un classico assioma della teologia morale. Infatti è questo che ho imparato come studente alla Pontifica Università Gregoriana, cioè che nessuna persona è forzata ad applicare mezzi straordinari, e in questo caso è molto chiaro evidentemente, la ragazza stessa, la povera ragazza, non può decidere, però suo padre può e deve decidere.
Annunziata: Questo significa che lei è in disaccordo con quanto il Vaticano sostiene su questo caso?
H. Küng: Mah.. c’è un decreto della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1980 dove è riportato espressamente tutto ciò che ho detto poc’anzi. Non credo quindi, su questo punto, di essere in disaccordo con la dottrina ufficiale.
Annunziata: Va bene. Dunque professore, noi abbiamo chiamato lei, non solo perché lei è un importantissimo teologo, ma perché credo lei possa avere in questo momento una voce diversa sul dibattito in corso intorno alla Chiesa e dentro la Chiesa. Per chi non la conoscesse – ripeto – lei è stato dentro la Chiesa per lungo tempo, dentro anche il Concilio Vaticano II, dal 1979 è stato sollevato dall’essere teologo cattolico ufficiale, ha continuato ad insegnare. E’ stato molto critico, una voce molto critica di papa Wojtyla. Sull’attuale papa, Ratzinger, che peraltro diciamo lei conosce bene dalla gioventù, lei è’ stato attendista, anzi ha avuto posizioni aperturiste, cioè il papa l’ha chiamata a Roma su invito nel 2005, avete avuto un grande incontro e lei ha detto: “Questo papa vi stupirà”. Ecco, l’ha stupita questo papa?

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H. Küng: Evidentemente io sono grato ancora oggi del fatto che lui mi abbia ricevuto per quattro ore a Castelgandolfo. Abbiamo avuto una conversazione molto amichevole e io lì ho pensato che lui avrebbe fatto molti altri atti coraggiosi, ma, purtroppo, non ne abbiamo percepiti molti; da allora in avanti ci sono stati specialmente atti di restaurazione, vedi adesso la questione di questi quattro vescovi dissidenti. Questo è evidentemente assurdo.
Annunziata: Parliamo evidentemente dei lefebvriani. La riaccettazione dei vescovi lefebvriani. Lei ha rilasciato un un’intervista a un quotidiano italiano, La Repubblica, pochi giorni fa in cui diceva, parlava di restaurazione della chiesa, però diceva “io vorrei aspettare ancora un attimo perché sto riflettendo su questa decisione del papa e tra pochi giorni parlerò”. Lei ha riflettuto ulteriormente su questo atto ed è arrivato il momento di condividere le sue ulteriori riflessioni?
H. Küng: Si, si, ho preso posizione perché adesso è chiaro che questo papa vuole praticamente accogliere di nuovo 4 vescovi che non accettano il Concilio Vaticano II; non si tratta solamente di questo vescovo che ha negato in modo terribile e incomprensibile l’olocausto, ma si tratta di questi vescovi e di tutta questa fraternità di S. Pio X che non accetta il Concilio Vaticano II e come è possibile che un papa possa revocare questa scomunica se questi non accettano la dottrina del Concilio Vaticano II? E non si tratta solamente del giudaismo, si tratta anche della liberta religiosa, della libertà di coscienza, si tratta delle relazioni positive con le chiese protestanti, si tratta anche delle buone relazioni con l’islam e con il mondo secolare e, finalmente, si dovrebbero anche accettare le riforme ideologiche del Concilio Vaticano II. Se non accettano tutto questo come è possibile che venga revocata la scomunica?
Annunziata: E quindi perché il papa l’avrebbe fatto?
H. Küng: Lui dice di voler unire, ma in realtà lui ha diviso la chiesa, come si vede dalla reazione del mondo a tutti questi fatti. Si vede che la gran parte del popolo cattolico, specialmente in Germania non accetta una decisione così, far pace con un piccolo gruppo, o meglio una piccola setta, che non accetta la dottrina cattolica del Concilio Vaticano II …
Annunziata: Ecco, la Chiesa ha fatto un passo indietro, dovrei dire il Vaticano ha fatto un passo indietro ed ha fornito per questa decisione una scusa che a mio parere è un pochino debole. Dice “il papa non sapeva”. Secondo lei – non vorrei suggerirle la risposta – ma a me appare molto debole.
H. Küng: Si, si. Non è veramente tutta la verità. Non è un errore di comunicazione, è piuttosto uno sbaglio di regime, di governo della chiesa che ora viene fatto passare per errata comprensione. Il papa, già quando era cardinale, sapeva che questi membri della fraternità di S. Pio X sono praticamente anti-giudei, sapeva che non accettano il Concilio Vaticano II. Dunque non è possibile dire che è un errore di comunicazione.
Annunziata: E allora è uno sbaglio di calcolo? Che sbaglio è stato?
H. Küng: In un certo senso uno sbaglio di calcolo, perché il papa non ha pensato che l’opposizione a questa scelta sarebbe stata tanto grande; adesso si parla in tutto il mondo non soltanto di questi 4 vescovi, ma di uno spostamento a destra nella curia romana. Il papa praticamente ha scelto collaboratori, cardinali di curia, che sono tutti sulla stessa linea restauratrice, reazionaria, e adesso lui è anche un po’ isolato dal popolo cristiano e anche in un certo senso dall’episcopato, perché lui non percepisce la reazione nel mondo a scelte del genere.
Annunziata: Senta, a proposito di questo, in Italia dove conviviamo strettamente con il papa, quindi il Vaticano è sempre sotto osservazione, questo errore del Vaticano ha aperto una discussione proprio sul funzionamento della curia e una delle cose che è uscita è che, per esempio, questo papa, proprio questa settimana, è stato calcolato che ha perso un milione di pellegrini, all’Angelus, dal tempo di Wojtyla. Sono notizie gravi, che potrebbero portare a pensare a una necessità di cambiare qualcosa nel Vaticano o la nostra è un’dea da laici, non cambia il governo del Vaticano?
H. Küng: Io penso che sia molto pericoloso vedere soltanto queste migliaia di turisti che vengono in piazza S. Pietro, che molte volte non seguono la dottrina cattolica e specialmente non seguono la dottrina di morale sessuale di questo papa, questo da l’impressione che tutta la chiesa sia con il papa, ma è evidente che i problemi seri delle nostre parrocchie sono molto differenti. Noi abbiamo sempre più parrocchie che non hanno sacerdoti c’è un certo collasso, un crollo delle strutture pastorali che il nostro popolo ha edificato durante i secoli, ci sono troppi scandali sessuali del clero con giovani.. e tutto questo non va bene. Noi dobbiamo veramente fare passi in avanti per risolvere i problemi e non solamente grandi manifestazioni dove però le strutture alle spalle sono in difficoltà.
Annunziata: Parlando del malessere della chiesa cattolica o dei non cattolici perché questo coinvolge tutti, è un grande problema, l’idea di chiamare lei è venuta dal fatto che la cancelliera Merkel una settimana fa ha preso una inizia del tutto irrituale, ha fatto una conferenza stampa breve per chiedere al papa – lei che peraltro è luterana dell’est – di essere ancora più specifico sula questione dell’olocausto. A lei è sembrato un bel gesto questo della Merkel?
H. Küng: Io penso che ha fatto molto … aveva ragione. Prima perché ha espresso l’opinione della maggioranza del popolo cattolico nei nostri paesi, e poi perché ha espresso l’opposizione molto seria dei giudei a tutti questi passi del papa e poi, evidentemente, la cancelliera è molto sensibile alla questione che sia proprio un papa tedesco a fare questi passi verso un gruppo che è praticamente anti-giudeo.
Annunziata: Possiamo allora dire che se il papa non fosse stato tedesco e quindi di un paese che è stato, come dire, obiettivamente colpevole dell’olocausto, forse questa cosa sarebbe scoppiata differentemente o forse non avrebbe fatto il papa il gesto di riportare i lefebvriani. Conta la radice tedesca del papa?
H. Küng: Molte volte gli italiani sono un pò più intelligenti, in pratica non fanno cose che già si intuisce porteranno una certa catastrofe. Io penso che il papa adesso, stando alla notizia che ha visto una flessione del 20% del consenso nel popolo tedesco – e non si doveva arrivare a questo – dovrebbe essere un leader che guida la chiesa. Noi abbiamo bisogno di un papa che vada avanti, e non all’indietro e che non voglia frenare il rinnovamento. Io non capisco perché lui non abbia fatto un elogio di Giovanni XXIII in questi giorni, lui ha completamente dimenticato o ignorato il suo predecessore, che per me e per molti è il più grande del secolo vigesimo; non ha detto niente sulla ricorrenza della convocazione del concilio, non ha fatto un discorso, niente su i risultati importantissimi del Concilio Vaticano II, e, in questo contesto, è ancora più difficile vedere l’utilità di questo riavvicinamento dei lefebvriani.
Annunziata: Mi spieghi una cosa, professore, è una cosa che io non capisco. Perché è così importante per i lefebvriani essere anche negazionisti? Qual è il legame tra chiesa conservatrice e negazionismo? Non sono poi necessarie le stesse cose, perché allora?
H. Küng: Questi lefebvriani sono rimasti nel modello, nel paradigma medioevale della chiesa, sono anti-riformatori, anti-modernisti e, proprio per questo, sono contro il Vaticano II. Bisogna notare che c’è una certa affinità di posizioni con lo stesso papa; anche lui infatti è un uomo che è molto radicato nel medioevo, ha lavorato su S Agostino, su S. Bonaventura, lui ammira la liturgia latina medievale, lui ha anche una posizione non molto simpatica su la riforma, non vuole una riconciliazione con Lutero, non vuole parlare positivamente dell’illuminismo, della rivoluzione francese, tutto questo non è per lui cristianesimo. In questo senso c’è una certa affinità tra i lefebvriani e questo papa …. Purtroppo!
Annunziata: Si però non mi ha risposto, io vorrei capire perché poi negare anche l’olocausto da parte dei lefebvriani. Cioè lei lo sa? Io non ho capito perché. Perché si può essere conservatori, ma non necessariamente negare l’olocausto. Che cos’è questo? H. Küng: Si, si, io posso credere al papa quando dice che lui non sapeva che questo vescovo negasse pubblicamente l’olocausto, perché questa era la specialità di questo vescovo britannico. Non tutti hanno affermato questo, anzi hanno detto adesso che loro non condividono la posizione di questo vescovo Williamson, però l’anti-giudaismo è un fatto comune a tutti, dicono ancora che i giudei hanno ucciso Dio, dicono ancora molte cose che sono praticamente anti-semitiche, poi questo britannico vuole diminuire l’importanza dell’olocausto, dice “ah, non è tanto grave”; questo è il contesto dell’anti-giudaismo.
Annunziata: Beh, si, ho capito un po’ di più, devo dire. È importante. Che cosa dovrebbe fare il papa ora per convincere davvero che non sapeva e per riparare i guasti, perché dopo il discorso di Ratisbona, in qualche modo è riuscito a recuperar con il mondo
H. Küng: Certamente queste scuse che ha pronunciato non bastano, i giudei stessi hanno detto che non sono sufficienti, lui deve veramente prendere le distanze da questo gruppo. Non è possibile, questi sono vescovi della chiesa cattolica e, anche se sono sospesi dalle funzioni, non è accettabile che questi siano parte della chiesa cattolica, e questo sarebbe un atto coraggioso del papa di dire “ecco, vediamo questo non è possibile, allora lasciamo questa gente fuori, dove vuole essere”.
Annunziata: Quindi lei chiede che si ritorni indietro sulla posizione, sostanzialmente, si rinneghi …
H. Küng: Si, si.
Annunziata: Ecco questo secondo lei sarebbe un gesto da fare?
H. Küeng: Sì, ma io non penso che tutto questo basti. Vede questo si deve vedere in un cotesto molto più generale. Io penso che questo papa debba imparare dal presidente Obama, lui invece è piuttosto sulla linea del presidente Bush, io no ho capito perché lui ha festeggiato il suo compleanno alla Casa Bianca, con un presidente che ha iniziato la guerra in Iraq, ecc, però lui ha una certa comune opinione sull’aborto, sulla pillola, ecc. Il papa non vuole riforme, proprio come Bush. Io penso che negli Stati Uniti oggi ci sia un cambiamento e anche la chiesa cattolica ne ha bisogno. Non possiamo andare avanti così, perché come ho detto, vista la miseria nelle parrocchie, e anche la perdita di reputazione nell’opinione pubblica! Se io ripenso a quando sia io che Ratzinger, abbiamo partecipato come periti giovani al Concilio Vaticano II, lui se lo ricorderà che all’epoca la chiesa cattolica aveva un prestigio immenso grazie a Giovanni XXIII, grazie al concilio; adesso, invece è l’esatto contrario, siamo in una posizione terribile. Ci sono atei che ora tornano alla carica e ripetono le vecchie accuse. Non si doveva arrivare a questo. Bisognerebbe che il papa guardasse in faccia i problemi, come fa Obama che ha detto “noi abbiamo questi e questi problemi”, e poi desse una visione di speranza, oltre a azioni concrete, come fa adesso il presidente degli Stati Uniti.
Annunziata: A questo proposito, ai tempi di Giovanni XXIII il presidente degli Stati Uniti era Kennedy. E credo che questa sia stata una combinazione che abbia formato una generazione. Oggi invece sottolineo quello che lei ha detto, il papa già ha sfidato Obama. Lei pensa che tornerà indietro rispetto a Obama o anche lì si andrà oggi a uno scontro tra il Vaticano e Obama?
H. Küng: Io spero che in Vaticano riflettano sulla situazione abbastanza difficile della chiesa cattolica nel mondo, vedano che c’è di nuovo una grande speranza. Anche gli Stati Uniti erano in una situazione molto difficile, e lo sono ancora, però hanno di nuovo credito, grazie a un Presidente che ha cambiato, che vuole cambiare, che vuole nuovamente creare partnership e non solamente questa opposizione, come accade anche in Vaticano, dove ci sono quelli di fuori e quelli dentro, chi non è per noi è contro di noi, come nell’era di Bush; penso che non sia una giusta ottica, noi abbiamo necessità di partner, di collaborazione, di riconciliazione e non si comprende perché il papa cerchi di avere una riconciliazione con questo piccolissimo gruppo settario, i lefebvriani, ma non fa un passo avanti verso le chiese evangeliche che sono molto deluse del fatto che un papa tedesco non faccia niente per quelli della riforma.
Annunziata: Mi rifaccio a una cosa che ha detto prima, che vorrei riportare qui. Lei a un certo punto ha detto che il papa è anche isolato. Ha usato il termine ‘isolato’; perché ha usato questo termine?
H. Küng: Lui è già da 20 anni a questa parte nella curia romana. Vede tutto dal punto di vista del Vaticano, e adesso come papa è ancora più in questa visione. Praticamente lui non ha nessuno tra i suoi collaboratori che non sia uno “Yes man”, tutti sono molto ubbidienti, nessuno può criticare il papa, lui è senza critiche, lui è un po’ come quelli nel Cremlino di altri tempi, che non vedono il mondo com’è, hanno solamente le loro dottrine, il loro sistema dogmatico, però non vedono il mondo. Siamo veramente in pericolo e la chiesa avrà un danno ancora maggiore se il papa non collaborerà in collegialità coi vescovi, se lui non avrà periti in Vaticano che abbiano il coraggio di dire, di pronunciare una critica seria, se lui non farà niente altro che ricevere la gente e scrivere libri, fare allocuzioni. Noi vogliamo avere un leader nella chiesa, un leader che guida la chiesa in questo periodo molto difficile per tutto il mondo.
Annunziata: Una ultima domanda. A lei è piaciuta moltissimo la prima enciclica del papa dedicata all’amore di Dio, l’ha addirittura definita ‘bellissima’. La seconda è in preparazione pare sui temi sociali, sulla globalizzazione. Potrebbe essere un momento per il papa di fare quell’appello che lei chiede. Lei cosa s’aspetta che dica il papa in questa?
H. Küng: Non so cosa mi devo aspettare, però posso dire che spero che presenti una visione non certo ottimistica, ma di speranza concreta, pratica, non basta solamente parlare della speranza in genere, si devono fare gesti concreti. Ci sono per esempio milioni e milioni di divorziati che hanno difficoltà perché non sono riammessi alla comunione. Sarebbe molto meglio riconciliarsi con questi divorziati che con i lefebvriani, o se lei pensa a tutti questi sacerdoti che hanno lasciato il sacerdozio solamente perché si sono sposati. Sarebbe possibile riconvocare tutti questi; noi ora siamo in difficoltà, con questa penuria di preti, sarebbe un atto molto bello. Vogliamo atti pratici, di coraggio, di carità e di speranza e io spero che lui, dopo questa crisi, troverà un sistema per dare più speranza e più felicità al nostro essere cattolici.
Annunziata: Bene, noi la lasciamo su questo, la ringraziamo anche del disturbo che si è preso. Grazie e a presto, professore. H. Küng: Grazie a lei.

Fonte: In mezz'ora (Rai Tre)
www.dongiorgio.it (testi)
www.ilgridodeipoveri.org



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