Alex Zanotelli
San Ferdinando
di Puglia - 10 marzo 2009 - Incontro con Padre Alex
Zanotelli
Con Alex Zanotelli alla scuola dei poveri
A Korogocho
ho ricevuto il “battesimo dei poveri”, un lavaggio “dal
materialismo, dal razionalismo e dal cattolicesimo barocco”. Eʼ una
discesa purificatrice verso una religiosità essenziale. E ai
giovani dice: "mandate a quel paese chi dice che voi siete il
futuro del mondo. Il futuro non esiste. Siete lʼunico presente che
abbiamo. O voi cominciate a ragionare, a informarvi, a prendere
coscienza, a reagire o non ci sarà più un pianeta del
futuro".

Matteo Della
Torre
Se
ci sono momenti qualificanti nellʼattività
educativa di un Istituto scolastico e nellʼesperienza
formativa degli studenti, che una scuola moderna e vicina ai
bisogni più profondi dei ragazzi sa offrire, lo straordinario
incontro del
10 marzo 2009 con padre Alex Zanotelli è uno di questi.
La proposta della Casa per la nonviolenza di organizzare un
incontro con Alex Zanotelli sul tema
“Bene comune e cittadinanza attiva” , ha trovato
subito la disponibilità della dirigenza dellʼ
Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio Silone” di San
Ferdinando di Puglia .
Nellʼatrio
dellʼIstituto
“I. Silone”, gremito di ragazzi, bambini di scuola elementare e
cittadini, Alex Zanotelli ha parlato per unʼora
e mezza raccontando dei suoi
12 anni in Kenya, alla “frontiera della missione”, al servizio dei
più poveri tra i poveri . In questa sua
discesa nei piani inferiori della storia, Alex fa esperienza
dellʼenorme
apartheid socio-economico in cui versa il
70% della popolazione di Nairobi. Eʼ
il
popolo dei baraccati:
3 milioni di persone costrette a vivere “sardinizzate” nel 2,5% del
territorio complessivo . Qui, racconta
Alex, la gente vive con circa venti euro al mese. A Nairobi è
drammatico il divario tra ricchi e poveri, tra chi vive in una
opulenza da far impallidire quella occidentale e chi non ha il
necessario per sopravvivere. Il muro che li divide è
scandalosamente alto, invalicabile. “Nairobi è in piccolo ciò che è
il mondo in grande”.
Il contatto con la massa di esclusi della baraccopoli di Korogocho
(che nella lingua locale significa caos) ha cambiato profondamente
la sua vita di sacerdote e missionario.
“Io sono un uomo di parte” , ci ha detto
Alex. “Io non posso non essere di parte. Chi ha vissuto per 12 anni
in una baraccopoli con i poveri non può non leggere la realtà
partendo dalla situazione di chi soffre in questo mondo. In questo
senso sono profondamente di parte.
Come prete missionario, leggendo la Bibbia con i poveri, ho
imparato che anche Dio è di parte .
Eʼ
il
Dio degli orfani delle vedove, degli schiavi e dei
poveri”.
Alex racconta
dei suoi tanti incontri in terra di missione.
“Una delle cose fondamentali della vita sono gli incontri
.
Quando mi interrogo e dico: chi sono io? Lʼunica
risposta che mi posso dare è:
io sono le persone che ho incontrato ”. In un
racconto appassionato e commovente, Alex ci parla di Florence, il
cui ricordo è ancora vivissimo nella sua mente. Era una ragazzina
che a 11 anni ha iniziato a prostituirsi, “a 15 aveva contratto
lʼ
Aids e a sedici era
già morta. Eravamo stati da lei due giorni prima che morisse.
Quella sera ero andato io di corsa con padre Antonio e un altro
prete.
Florence non aveva
proprio nessuno, anche la mamma lʼaveva
abbandonata. Ci siamo seduti attorno al letto. ʻSiamo
venuti perché abbiamo saputo che stai male, sei sola, non hai
nessuno.
Siamo qui per starti vicinoʼ,
le dissi salutandola. ʻFlorence,
accendi questo ceroʼ.
Lo accese. Il suo volto si illuminò: un viso bellissimo, ma pieno
di pustole, tipico della fase terminale dellʼAids.
Florence pregò a lungo spontaneamente, a voce alta, una preghiera
bellissima. ʻFlorence,
chi è Dio per te?ʼ
mi
venne spontaneo chiederle. Mi rispose: ʻDio
è mamma.ʼ
Non
capivo più nulla. La mamma lʼaveva
abbandonata giorni prima. Florence stava morendo come un cane. Mi
venne spontaneo farle una seconda domanda: ʻFlorence,
chi è per te il volto di Dio?ʼ
Guardavo il suo
viso rischiarato dal cero. Rimase in silenzio alcuni minuti, poi si
illuminò in un sorriso bellissimo: ʻSono
io il volto di Dio!ʼ.
Eʼ
il
mistero. Qui lo tocchi con mano. Qui tocchi con mano il Mistero che
si rivela nei volti dei crocifissi”.
Questa e le altre storie raccontate dicono molto di quello che
padre Alex chiama il
“battesimo dei poveri” , una immersione
nelle storie e nei vissuti degli esclusi che esigono giustizia e
languono stremati nei bassifondi del consorzio umano. Un battesimo
che è
lavaggio “dal proprio materialismo, dal proprio razionalismo e dal
proprio cattolicesimo barocco” .
Eʼ
una
discesa purificatrice verso una
religiosità essenziale . A Korogocho
dilagano le malattie (il 70% della popolazione è sieropositiva),
sono troppi i senza terra, manca lʼessenziale
alla sussistenza delle persone, dovunque imperversa la violenza
delle bande criminali di ragazzini armati con pistole e coltelli.
Non puoi, racconta Alex, “vivere a Korogocho e non sollevare il
problema politico”. Altrimenti lʼattività
missionaria sarebbe “pura evasione”.
Alex, a fianco del popolo, inizia una lotta nonviolenta, ispirata
al satyagraha gandhiano, per i diritti della povera gente: il
diritto alla terra, alla proprietà della baracca, ad una vita da
esseri umani. Ma un sacerdote missionario che partecipa alle lotte
per la terra e per una politica di giustizia si espone agli
attacchi dei benpensanti, come descriveva efficacemente dom Helder
Camara, vescovo di Recife (Brasile): “Se do da mangiare ad un
affamato, mi dicono che sono un santo. Ma se domando perché
quellʼuomo
è affamato, dicono che sono un comunista”. Chi ha conosciuto
realmente i poveri non può prescindere dal “legame profondo” che
esiste “tra fede e politica, tra fede ed economia”. Per un
sacerdote come padre Alex, allora, “annunciare la Parola e
scardinare il sistema è un tuttʼuno”.
Uomo dalla
parola sciolta e scomoda, padre Alex è un
disturbatore delle quiete sonnolenta dellʼuomo
occidentale. Un profeta. Un sacerdote pericoloso per il sistema,
sin dai tempi in cui dirigeva il mensile
Nigrizia,
con gli importanti editoriali di denuncia e le inchieste scottanti
sui 1900 miliardi di lire della cooperazione internazionale
italiana degli anni ʻ80
nel sud del mondo; i dossier sul commercio mondiale degli armamenti
e sulle lucrose tangenti per lʼexport
italiano di armi. La reazione del potere politico italiano fu
immediata. Seguirono le pressioni del Vaticano, le dimissioni da
Nigrizia ed il trasferimento di Alex in Zaire.
Giunto in Kenya, padre Alex verificherà con i suoi occhi gli
effetti nefasti della globalizzazione economico-finanziaria, la
quale si traduce in una
prassi economica di ingiustizia e sopruso che
legittima
il consumo dellʼ83%
delle risorse della terra da parte del 20% della popolazione
mondiale, la minoranza
privilegiata dell'umanità di cui facciamo parte. Ai 3 miliardi di
esclusi dal banchetto dellʼopulenza,
come al povero Lazzaro, restano solo le briciole. Conoscere i dati
sullo "Stato del mondo" del Worldwatch Institute, secondo cui 336
persone possiedono il 40 per cento delle ricchezze dell'intera
popolazione mondiale, significa solo scorgere la punta
dell'iceberg. Il vero scandalo sono i piccoli-grandi consumi della
gente cosiddetta "normale", che sono circa 150 volte maggiori di
quelli dei poveri del "piano di sotto". “Questo è il vero peccato
nel mondo”, afferma padre Alex.
Una
simile condizione mondiale di privilegio si regge grazie alla forza
delle armi, senza le quali
non si potrebbe impedire a quellʼ80%
di espropriati di riprendersi ciò che spetta loro per diritto. Da
molto tempo padre Alex denuncia lo scandalo del commercio
internazionale degli armamenti, chiedendone una drastica riduzione,
e degli arsenali atomici, per i quali auspica lo smantellamento
totale. “Lʼoccidente
possiede così tante armi atomiche da far saltare in aria il pianeta
per quattro volte e cosi tante armi chimiche da uccidere tutta la
popolazione mondiale cinquemila volte”. Questa corsa agli armamenti
sta fiaccando lʼhomosfera,
che ormai non ce la fa più.
Alex si rivolge direttamente ai ragazzi:
“Noi adulti consegnamo a voi giovani un mondo malato. Voi giovani
avete una responsabilità enorme”. La
responsabilità di non riprodurre più le scelte suicide dei nonni e
dei padri e di trovare soluzioni intelligenti per scongiurare il
collasso dellʼecosfera.
Alex ha affrontato il problema dei rifiuti a Napoli, per il quale è
costantemente in prima linea:
“La Campania in questi ultimi venti anni è stato lo sversatoio
nazionale dei rifiuti tossici. Quando il
governo italiano non ha più potuto esportare i rifiuti tossici in
Somalia, lʼindustria
italiana del centronord si è alleata con la camorra per sepellire i
rifiuti tossici in Campania. Noi siamo pieni di rifiuti tossici
nel
triangolo della morte: Nola, Marigliano, Acerra”. “Quando a
Napoli ho celebrato i funerali di una ragazzina ventenne morta di
leucemia”, continua padre Alex, “ho trovato uomini che se la
prendevano con Dio. Ma Dio non cʼentra
per nulla. Andate a prendere per il collarino il vostro
amministratore, il vostro politico, ho detto loro.” A Napoli nella
questione dei rifiuti camorra e istituzioni si sono trovate insieme
nel pentolone degli affari. E i cittadini sono stati in silenzio.
“E il silenzio produce morte”. Diversi sono stati i
suggerimenti pratici offerti ai
ragazzi per avere come cittadini un ruolo attivo nella soluzione
del problema rifiuti. Gesti semplici, concreti, alla portata di
tutti:
basta con gli involucri inutili, basta coi sacchetti di plastica
per la spesa, basta con le bottiglie di plastica
dellʼacqua
minerale.
“LʼItalia
è il paese che ha lʼacqua
naturale più buona del mondo. Ed è diventata il paese che beve più
acqua minerale al mondo”. Beviamo acqua di rubinetto. Alex ha
parlato, in proposito, di privatizzazione dellʼacqua
da parte delle multinazionali, contro la quale si batte da tempo
con il Movimento per lʼacqua
bene comune.
Alex
conclude affermando che
“la lotta per il bene comune è lotta per la
democrazia”, della quale
lentamente il sistema ci sta espropriando. Infine, una richiesta
agli insegnanti e alla scuola: “Non ditemi che non sapete queste
cose. Avete libri, dvd, filmati, documentari. Riprendetevi la
scuola. Fate che la scuola diventi un aiuto per gli studenti a
divenire cittadini consapevoli”. Un invito chiaro affinché questo
momento non resti isolato, ma rappresenti lʼinizio
di un percorso di ricerca autonoma sui problemi serissimi causati
da “un sistema che ci porta alla morte”.
Finalmente
la voce di Zanotelli è risuonata anche a San Ferdinando di
Puglia. Questo evento
rappresenta un momento prezioso per la cittadinanza, che nelle sue
componenti più attive cerca di offrire un servizio culturale di
qualità.
Luci, ma anche ombre. In un atrio
gremito di giovani e bambini,
risaltavano le sedie vuote riservate alle autorità
politiche! Un vero peccato.
Sarebbe stata una preziosa occasione personale e comunitaria per
trarre ispirazione dai numerosi input pratici offerti da padre
Alex.
Papa Paolo VI affermava che
“lʼuomo
moderno non ha bisogno di maestri, ma di testimoni e ascolta i
maestri solo se sono dei testimoni”. Questa frase
ben si attaglia al vissuto di Alex come uomo, sacerdote missionario
e cittadino impegnato nella resistenza al sistema economico
capitalista e nella trasformazione sociale verso una società più
rispettosa dellʼuomo
e del pianeta.
Padre Alex è un punto di riferimento per i giovani che desiderano
cambiare in meglio se stessi e il mondo in cui vivono. A questi
giovani, e a tutti quelli che incontra, padre Alex dice:
“mandate a quel paese chi vi dice che voi siete il futuro del
mondo. Il futuro non esiste. Siete lʼunico
presente che abbiamo. O voi cominciate a ragionare, a informarvi, a
prendere coscienza, a reagire o non ci sarà più un pianeta del
futuro”.
Alex Zanotelli
Casa per la
nonviolenza
Associazione
di ispirazione gandhiana
Centro Gandhi
- Onlus
Istituto di
Istruzione Secondaria Superiore
“Ignazio
Silone”
Martedì 10 marzo ore 10.00
Istituto di
Istruzione Secondaria Superiore “Ignazio
Silone”
San Ferdinando di Puglia (Fg)
Incontro
con
Alex
Zanotelli
BENE COMUNE
E
CITTADINANZA ATTIVA
“La
militarizzazione fa parte di un sistema economico che deve essere
messo totalmente in discussione. Abbiamo abbastanza bombe atomiche
al mondo da farlo saltare quattro volte. Il pianeta non può più
reggere il ritmo forsennato dei nostri consumi. Gli esperti ci
dicono che abbiamo cinquant’anni per cambiare. Poi sarà troppo
tardi. Deve nascere l’uomo planetario se vogliamo
sopravvivere”.


