Quaderni Satyagraha n. 20

Vengono pubblicati in forma
antologica
testi di grande
attualità.
L'economista del Mahatma Gandhi
ci spiega i mali dell'economia moderna e come
curarli in modo equo e nonviolento.
Un libro, quindi, non solo di denucia,
ma che indica con chiarezza le alternative, che ridà speranza e
voglia di agire. Tradotti e pubblicati per la prima volta in
italiano a cura di Marinella Correggia.
Kumarappa è stato l'economista di Gandhi,
il suo più stretto collaboratore nel tracciare le linee di un
programma economico nonviolento.
La traduttrice e curatrice, Marinella Correggia, giornalista e
scrittice, è tra le più importanti figure dell'ecologismo
italiano.
Quaderni Satyagraha n. 19

Non ci sono solo aspetti di violenza, esclusione e xenofobia nella
società italiana. L’autrice ha raccolto venti esemplari storie di
vita, che dimostrano come attraverso luoghi di accoglienza e di
integrazione, quale è la scuola pubblica con i corsi serali per
adulti, è possibile percorrere strade nuove di realizzazione
personale e di solidarietà sociale.
Il libro comprende anche le
riflessioni di docenti e associazioni che lavorano con gli
immigrati nel campo dell’educazione e
dell’alfabetizzazione.
Quaderni Satyagraha n. 17-18

Viene tradotta per la prima volta in italiano l’ultima grande opera
di Tolstoj, cui lo scrittore lavorò incessantemente fino al giorno
della sua morte. Come in un intenso breviario spirituale, vi sono
raccolti - intorno ai maggiori temi esistenziali - i pensieri e le
massime dei grandi maestri della saggezza di tutti i tempi e di
ogni paese, allo scopo di restituire allo spaesato uomo moderno il
senso più autentico della vita.
Del
grande scrittore russo, maestro universale della nonviolenza,
ricorre nel 2010 il centenario della morte, che questa
pubblicazione vuole contribuire a ricordare e celebrare
degnamente.
Quaderni Satyagraha

Recensione a Adriano Mariani, Non uccidere. Il cristianesimo alla
prova della condizione animale, Pisa, Gandhi Edizioni, 2010 - 15
€.
Andrea Cozzo
Il lavoro, articolato in quattordici informatissimi capitoli, è
guidato–come l’autore stessa dichiara-dall’intento di“vagliare,
alla luce del ‘principio nonviolenza’, la verità e i limiti del
cristianesimo riguardo alla condizione animale” (p.195). Benché
questo risulti certamente il nodo centrale dello studio, Mariani
intrattiene proficuamente un dialogo continuo con testi che sono
non soltanto quelli cristiani ma anche quelli della tradizione
antica, induista, buddista, senza trascurare neanche la
bibliografia degli studiosi che si sono interessati
all’argomento.
Nel volume,
tanto ricco ed articolato dal punto di vista dei contenuti quanto
coraggioso per la capacità di non risparmiare critiche alle
posizioni ufficiali del Cattolicesimo, l’autore tenta di costruire
una filosofia etica che assegni il primato alla nonviolenza e a ciò
che in questa è stato considerato da Tolstoj “la prima tappa”, cioè
appunto il vegetarianesimo. In quest’ottica, la tesi fondamentale
(di impronta gandhiana), come mostrano in particolare i capp. IV, V
e XIII) sostenuta nel libro è che “da un punto di vista
etico-teologico la scelta vegetariana discende direttamente
dall’allargamento della sfera della compassione e del rispetto a
tutte le creature con capacità di soffrire, dato che Dio non può
averle create per destinarle all al dolore e alla distruzione” (p.
50).
Per far luce su
questa prospettiva, lo studioso presenta criticamente, con
abbondanza di materiali, l’antropocentrismo teologico, esplicito
nelle epoche passate, oggi sempre più dissimulato ma non meno
forte, che permea tanto il senso comune quanto la dottrina
ufficiale della Chiesa cattolica. Sia l’opinione corrente sia la
Chiesa, infatti, sembrano considerare il tema del vegetarianesimo
in buona misura superfluo o, in ogni caso, da affrontare con una
certa dose di superficialità. Per questo esse si rifugiano in
luoghi comuni la cui storia, come ancora mostra Mariani, si dipana
al fianco stesso delle riflessioni a favore dell’astensione dalla
dieta carnea: In Occidente, nella Grecia antica, e in Oriente, già
in alcuni versi biblici. Così, a fronte di una scuola pitagorica,
diun Plutarco o di un Porfirio che mostrano le ragioni del
vegetarianesimo, o a frontedei versi della Genesi in cui Dio dice
all’uomo “ad ogni animale della terra… do per cibo il verde
dell’erba”, troviamo i versi, purtroppo (e non casualmente), più
noti dello stesso libro biblico: “Quanto striscia sul suolo e tutti
i pesci sul mare sono messi in vostro potere. Quanto si muove e ha
vita vi servirà da cibo o le prese di posizione della filosofia
stoica e di gran parte della cultura cristiana, e cattolica in
particolare (fino agli articoli pubblicati su riviste come ‘Civiltà
cattolica’ o Studi cattolici che enunciano la superiorità dell’uomo
sugli animali e il suo diritto a servirsi di questi come cibo,
limitandosi, al più ad invitare ad una “gentilezza di maniera”,
come la definisce opportunamente Mariani (p. 189), o ad una
astensione dal consumo di carne in occasioni specifiche o, come nel
cristianesimo orientale, per motivi di
purificazione.
In realtà, il
dialogo tra i sostenitori del vegetarianesimo e i loro avversari,
nella lunga conversazione che si è tenuta attraverso i secoli,
sembra un dialogo, per così dire bloccato; a volte, un dialogo tra
sordi. In esso, gli interlocutori, specialmente - sia detto senza
alcuna faziosità - i secondi, non rispondono alle obiezioni dei
primi alle obiezioni dei primi ma si limitano a ribadire principi
astratti sulla centralità umana nell’ordine cosmico o ad
argomentare altrettanto astrattamente, per esempio tirando in ballo
il celebre argomento della sofferenza delle piante che suona
all’incirca così: se il vegetarianesimo si fonda sul desiderio di
non produrre sofferenza, allora esso non riesce nel suo intento
perché anche il regno vegetale “sente” e, ciononostante, non è, e
non potrebbe diventare, tabù alimentare anch’esso. Al fondo di
questa argomentazione, argomenta Mariani riprendendo analiticamente
i motivi che i contendenti hanno messo ogni volta in gioco, c’è la
pretesa del tutto teorica di mettere sullo stesso piano la
sensibilità animale e quella vegetale, mentre possiamo ben decidere
di astenerci dalla dieta carnea senza per questo sentirci in
obbligo, in nome di una sorta di formale par conditio, a rinunciare
anche a quella vegetale, anche solo riconoscendo che la
sensibilità, nelle piante, è non necessariamente assente ma almeno
minore, come la scienza ci suggerisce, di quella animale. Insomma,
se non possiamo astenerci completamente dalla violenza, questo non
può diventare un motivo per astenerci dalla violenza da cui,
invece, possiamo tenerci lontani.
Infine – ed è
un elemento di non minore importanza – Mariani ci fa riflettere sul
valore di impatto/strutturale/ che ha la scelta vegetariana.
Quest’ultima non va intesa dunque soltanto come fatto di etica
individuale ma come vera e propria svolta
biocentrica.
L’astensione
dal cibo carneo, intesa non solo come possibilità di una dieta più
salutare (dunque, di nuovo, in funzione dell’uomo) ma anche come
volontà di evitare ad altri esseri viventi sofferenze non
necessarie, “significa mettere in crisi un intero sistema
industriale-alimentare basato sulla violenza e l’uccisione,
significa rompere con una tradizione culturale che ha fatto del
cibo carneo un simbolo di civiltà, opulenza, edonismo e benessere,
significa dischiudere una civiltà della gentilezza e del rispetto
verso tutti gli esseri” (p. 52). L’adesione al vegetarianesimo si
configura qui come rifiuto radicale dell’idea della violenza
perché, come l’autore mostra nel corso del volume, c’è una
continuità di pensiero tra il campo di Auschwitz e il macello; così
come c’è continuità, si può forse aggiungere, tra la rassegnazione
al mangiar carne per pigrizia rispetto al cambiamento – “per
l’abitudine di una vita”, dicono le parole di Peter Singer che
l’autore cita a questo proposito (p. 59) – anche quando si
riconoscono intellettualmente le ragioni del vegetarianesimo, e la
rassegnazione al nazismo che fu propria di quelli, tra i non ebrei,
che ne avevano capito la crudeltà ma non facevano nulla per
opporvisi. Paragoni “forti” ? Certamente sì, ma non certo privi di
sensatezza per chi è convinto che in una struttura sociale gli
elementi di livello microscopico hanno una influenza notevole su
quelli di livello macroscopico e che pertanto il vegetarianesimo,
lungi dall’essere lusso snobistico, può ben essere considerato
fattore determinante di un nuovo modo di vivere e di
pensare.
Abbiamo a che
fare,quindi, con una pratica di vita che è immediatamente
edificazione di una società non violenta: nei tempi lunghi certo,
come quelli previsti da ogni vero programma costruttivo di tipo
gandhiano il quale non postula la scoperta di un modo di vivere
alternativo, da qualche parte, dietro l’angolo, ma è consapevole
che una società non violenta la si realizza poco a poco,dal basso,
con perseveranza, e che proprio le pratiche che sembrano piccole,
forse di dettaglio, sono la miglior cartina di tornasole della sua
effettiva radicalità. E’ questo, credo, che l’autore, in ultima
istanza, intende dire quando parla di una necessità di andare
“oltre l’orizzonte biblico” (cap. XIV), verso la costruzione di un
mondo che si regoli secondo “il principio nonviolenza”; o, se si
preferisce dirla con Aldo Capitini, verso la costruzione di un
mondo in cui viga una “religione aperta”.
Quaderni Satyagraha n. 16
VI SPIEGO I MALI
DELLA CIVILTA’ MODERNA
HIND SWARAJ
pp. 160, € 15,00
[ISBN: 978-88-7500-023-3]
Lo
scritto di Gandhi che viene qui presentato, in occasione del
centenario della sua prima pubblicazione nel 1909, è a tutti gli
effetti il suo manifesto ideologico-programmatico che conserva
tuttora una dirompente attualità.
Un testo breve, ma scandaloso. Nulla è stato scritto di più
radicale nella denuncia impietosa dei mali della civiltà moderna e
nell’indicare i rimedi per liberarsi di una falsa civiltà che
rischia di trascinare l’umanità in una catastrofe definitiva.

Quaderni Satyagraha n.15
LE ROSE
SBOCCIARONO IN AUTUNNO
La
rivoluzione nonviolenta del’89
pp. 160, € 15,00
[ISBN: 978-88-7500-025-7]
Il quaderno, opera di alcuni dei maggiori
studiosi tedeschi e italiani di Scienze per la pace, interpella gli
avvenimenti che nel 1989 portarono all’abbattimento del muro di
Berlino, divenuto simbolo della lunga guerra fredda tra Est e
Ovest.
A venti anni di distanza, cosa resta di quella portentosa
rivoluzione nonviolenta che sconvolse il mondo? Quale memoria ne
conserva oggi la società europea? E le nuove generazioni quale
lezione storica possono ricevere in eredità?

I classici della spiritualità e del pensiero politico
Ekkehart
Krippendorff
LO STATO E LA GUERRA
L’insensatezza delle politiche di
potenza
a
cura di F. Pistolato
€ 30,00 [ISBN: 978-88-7500-018-9]
Il saggio dimostra come la nascita
e la vita degli Stati moderni siano intimamente legati all’apparato
militare. Il cemento ideologico che li unisce è il realismo
politico, che Krippendorff, con una stringente e brillante
argomentazione dimostra essere insensato, cioè frutto di una
sostanziale stupidità, di un accecamento di cui soffrono i potenti
a danno delle popolazioni che governano.
Il libro è un classico mondiale
del pensiero pacifista che ci permette di riflettere su
verità inconfessabili, sui fattori e le dinamiche storiche che
portano alle guerre.

I manuali di formazione
Andrea Cozzo
Gestione creativa
e nonviolenta
delle situazioni di tensione
Manuale
di formazione per le Forze dell’ordine
pp. 128, € 10,00 [ISBN: 978-88-7500-003-5]
Creare
un rapporto di prossimità con la gente del quartiere, avere un
incontro sereno con l’automobilista a cui sta elevano una
contravvenzione, sedare una lite in strada o in famiglia,
intervenire in un episodio di ubriachezza, negoziare con i
manifestanti: sono questi i casi per cui si propongono qui alcune
indicazioni rivolte alle Forze dell’Ordine. Tali indicazioni
nascono dall’esperienza sul campo dell’autore e dallo studio di
casi concreti presentati da operatori di polizia e analizzati con
loro stessi durante alcuni corsi di formazione, i cui il libro
costituisce, in qualche modo, il resoconto.
Vi si troveranno presentati, come utili strumenti di lavoro, i
concetti fondamentali e le tecniche che permettono una corretta
pratica dell’ascolto, della parola, della negoziazione e della
mediazione.

I classici della spiritualità e del pensiero politico
J. Ruskin
I MITI DEL
PROGRESSO
Lettere
ai lavoratori inglesi
a cura di M.S. Marchesi
pp. 220, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-006-6]
Viene pubblicata una scelta delle
lettere che John
Ruskin scrisse mensilmente dal 1871 fino
al 1884. Negli anni della rivoluzione industriale Ruskin ci offre
con immagini potenti, riprese dalle antiche mitologie bibliche e
greco-romane, una critica sociale dell’avanzare della modernità,
accusando gli inganni del progresso, svelando la schiavitù indotta
dalle macchine e dall’economia del libero mercato.

I classici della spiritualità e del pensiero politico
Vinoba
Bhave
DISCORSI SULLA
BHAGAVADGITA
I
principi spirituali dell’azione nonviolenta
a cura di A. Pelissero
pp. 220, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-004-2]
La Bhagavadgita è il testo sacro
dell’India più caro a Gandhi, la bibbia da cui trasse
ispirazione e nutrimento nel suo agire nonviolento. Qui offriamo la
lettura che ne fece Vinoba, profondo conoscitore del sanscrito e
delle Sacre Scritture, i cui commenti furono esaltati dallo stesso
Gandhi.

I classici della spiritualità e del pensiero politico
M. K.
Gandhi
UNA GUERRA SENZA
VIOLENZA
La
nascita della nonviolenza moderna
pp. 310, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-010-5]
Per la prima volta viene qui
tradotto e pubblicato in italiano Satyagraha in South
Africa, il
libro in assoluto più importante di Gandhi. Attraverso un racconto
avvincente e appassionato il Mahatma rievoca la sua lotta in
Sudafrica, offrendo un insieme di riflessioni e di insegnamenti
fondamentali per tutti coloro che sono impegnati nei movimenti per
la pace e per la trasformazione sociale.

Quaderni Satyagraha n. 14
NAPOLI CHIAMA
VICENZA
Disarmare
i territori, costruire la pace
a cura A. Romano
con prefazione di Alex Zanotelli
pp. 160, € 10,00
[ISBN: 978-88-7500-004-2]
Il libro contiene una ricca
documentazione sulla minacciosa presenza delle strutture di guerra
nel territorio campano. Senza voler annichilire e terrorizzare, si
vuole informare, scuotere la rassegnazione, spingere all’impegno,
associando Napoli a Vicenza e a tutti i territori in lotta per
fermare la follia atomica.

Quaderni Satyagraha n. 13
SEMBRANDO VIDA Y
DIGNIDAD
SEMINANDO
VITA E DIGNITA’
La
Comunità di Pace di San Josè de Apartadò
a cura della Rete italiana di solidarietà “Colombia vive”
pp. 184, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-002-8]
Il quaderno, spagnolo-italiano,
celebra i dieci anni della Comunità di Pace di San Josè de
Apartadò. Numerosi autori sudamericani (E.
Galeano, A.
Pérez Esquivel, R. D. Pardo Santamaria, J. G. Moreno, A. Molano
Bravo, G. Cuertas Montoya) intervengono a raccontare un’esperienza
di speranza e di resistenza al terrorismo, e al malefico intreccio
armi e droga.

Quaderni Satyagraha n. 12
L’11 SETTEMBRE DI
GANDHI
La
luce sconfigge le tenebre
a cura di R. Altieri
pp. 216, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-005-9]
Il volume, che comprende i
contributi dei maggiori studiosi della nonviolenza (Arun Gandhi,
M.N. Nagler, B. Parekh), celebra il centenario dell’11 settembre
1906, data di nascita in Sudafrica del Satyagraha di
Gandhi, un metodo di lotta che
sostituisce alla forza fisica una forza più grande generata dalla
Verità e dall’Amore.

Quaderni Satyagraha n. 11
LA NONVIOLENZA
ATTIVA IN MARCIA
a cura di P. Pertici
pp. 376, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-015-8]
In un momento di grave crisi a
causa delle politiche di guerra, che inducono in molti un senso di
smarrimento e frustrazione, il volume si offre come efficace
antidoto, raccontando la storia esemplare della Tavola della Pace e
della Cooperazione e delle sue più recenti iniziative.

Quaderni Satyagraha n. 10
LA NONVIOLENZA
DELLE DONNE
a cura di
G. Providenti
pp. 288, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-014-1]
Il Mahatma Gandhi era solito
ripetere di aver appreso la nonviolenza dalle donne. Oggi, come
ieri, sono moltissime le donne che creano reti e fanno crescere
comunità, superando ostilità e barriere, opponendosi alle guerre.
Il volume racconta le esperienze concrete, politiche ed
esistenziali, di queste instancabili costruttrici di
pace.

Quaderni Satyagraha n. 9
TESSIDURAS DE
PAGHE
Tessitura
di pace
a cura di E. Nivola, M. E. Satta
pp. 312, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-013-4]
Partendo da un discorso
antropologico centrato sulla società sarda, il volume rivendica la
liberazione da ogni forma di sfruttamento coloniale e
dall’oppressione delle servitù militari, difendendo a propria
identità regionale e avviando un programma di rielaborazione della
vita comunitaria.

Quaderni Satyagraha n. 8
A. Mariani
DO PER CIBO IL
VERDE DELL’ERBA
(Genesi 1,30)
pp. 176, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-001-1]
Il volume propone il vegetarianesimo come “primo gradino” verso la
costruzione di un pacifismo integrale. Il libro discute con
ricchezza di riferimenti ad autori antichi e moderni la questione
cruciale dell’antropocentrismo biblico, prospettando nuovi percorsi
nella direzione di un’etica che abbracci tutti gli esseri
viventi.

Quaderni Satyagraha n. 7
IL PEACE-KEEPING
NON ARMATO
a cura di M. Pignatti Morano
pp. 320, € 16,00
[ISBN: 978-88-7500-012-7]
In un momento in cui gli eserciti
vengono riaccreditati nelle “missioni di pace” e la guerra
riproposta come strumento per la promozione della democrazia e dei
diritti umani, il volume rompe il velo della retorica dominante,
dando voce a studiosi e operatori di pace che in varie parti del
mondo lavorano per trasformare i conflitti con il metodo della
nonviolenza.

Quaderni Satyagraha n. 6
LA GIOIA DELLA
POVERTA’ CONVIVIALE
a cura di R. Altieri
pp. 160, € 18,00
[ISBN: 978-88-7500-011-0]
Il volume, con saggi importanti
di M. K. Gandhi, Ivan
Illich, M.
Rahnema, R. Diwan, propone la scelta della povertà volontaria per
ripensare l’economia e gli stili di vita. Partendo dall’idea
del Sarvodaya,
la visione gandhiana di un’economia a servizio degli ultimi, si
chiarisce la differenza tra miseria e povertà, indicando nella
povertà una vita cui non manca il necessario, ma che è felice
perché utilizza strumenti semplici e conviviali.


