GIORNATA ECUMENICA E INTERRELIGIOSA

PER UN ECUMENISMO LAICO

GIORNATA ECUMENICA E INTERRELIGIOSA

REGGIO CALABRIA, 20 GIUGNO 2009


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PER UN ECUMENISMO LAICO

IL TEMPIO PER LA PACE

UN SOGNO DI MARTIN LUTHER KING

REALISMO DI UN’UTOPIA


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Alcuni di noi cercano di costruire un tempio della pace.
Facciamo dichiarazioni contro la guerra,
protestiamo, ma è come se con la testa
volessimo abbattere un muro di cemento:
sembra che non serva a niente.
E molto spesso, mentre si cerca di costruire il tempio della pace
si rimane soli, si resta scoraggiati, si resta smarriti.
Ebbene, così è la vita.
E quel che mi rende felice
è che attraverso la prospettiva del tempo
riesco a sentire una voce che grida:
“Forse non sarà per oggi,
forse non sarà per domani,
ma è bene che sia nel tuo cuore.
E’ bene che tu ci provi!
Magari non riuscirai a vederlo.
Il sogno può anche non realizzarsi,
ma è comunque un bene
che tu abbia un desiderio
da realizzare.
E’ bene che sia nel tuo cuore.

MARTIN LUTHER KING
(Sermone nella chiesa battista di Ebenezer, ad Atlanta, il 3 marzo 1968)


UN APPELLO

PER IL TEMPIO PER LA PACE

DAL SOGNO AL PROGETTO

Ripropongo in questa occasione un “Appello per il Tempio per la Pace” che rivolsi due anni fa agli amici dell’Associazione Casa per la Pace “D. A. Cardone” di Palmi.
L’idea è stata concepita in questi anni mentre eravamo impegnati, dopo il centenario della nascita del filosofo Domenico Antonio Cardone (2002), per la progettazione della Casa per la Pace, a lui intitolata, e dopo che era stata accolta per il nuovo Statuto del Comune di Palmi la nostra proposta di un articolo intitolato “Pace-Diritti Umani”.

L’idea del TEMPIO PER LA PACE è stata concepita coniugando il pensiero dei grandi maestri della nonviolenza moderna, di quelli che maggiormente ispirano l’attività della nostra associazione: oltre Cardone e Dolci, Capitini, Gandhi, Luther King.
Ma, forse, è stata ispirata soprattutto dalla laicità del Vangelo e di Gesù.
Questa idea mi sembra come una risposta ad un bisogno fondamentale del nostro tempo.

Il pensiero profetico cardoniano di un “autentico ecumenismo” e di una “democrazia religiosa” rivela sempre più la sua attualità.
La cosiddetta globalizzazione che caratterizza il tempo in cui viviamo svela la qualità laica della storia. Essa spinge verso l’unità del genere umano, è favorita dalla comunicazione telematica e sfida le varie religioni storiche sulle quali pesano le terribili complicità con le guerre.

La risposta non può essere quella di chi parla di “scontro di civiltà” e di “valori dell’occidente” da opporre al terrorismo islamico.
Chi lavora per la costruzione della civiltà e della cultura della pace resiste ai pericoli derivanti dalle varie forme di integralismo che alimentano la cultura della guerra.

Un pensiero che si fa preghiera.
Il bisogno religioso è un bisogno comune a tutti gli uomini.
Come anche il bisogno della pace.
Il pensiero della pace è stato storicamente tradotto in preghiera dalle varie religioni ed espresso in luoghi di culto separati.
Ma un autentico ecumenismo ha bisogno di costruire un luogo comune.
“Non ci sarà pace mondiale senza pace religiosa”.
“La pace sfida le religioni”.

In questo nostro tempo si affermano nuovi diritti di cittadinanza e nelle nostre città siamo chiamati a convivere con persone provenienti da altri paesi, professanti varie fedi religiose.
La libertà religiosa, legata alla libertà di culto, è un fondamentale diritto umano, garantito anche dalla nostra Costituzione, oltre che riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea generale dell’ONU il 10 dicembre 1948.
Una Città che vuole essere una “Città per la Pace” deve preoccuparsi non solo di assicurare a tutti i suoi cittadini luoghi separati di culto, ma anche di progettare un luogo comune per le varie confessioni religiose presenti nel suo territorio.

Il sogno non realizzato di un TEMPIO PER LA PACE di MARTIN LUTHER KING, di quarant’anni fa, può essere trasformato in progetto, coniugando le ragioni dell’utopia con quelle del
realismo.

A FIRENZE.

“A Firenze esiste un progetto, oramai avviato da anni, di costruire il Tempio della pace, struttura senza alcun tratto distintivo pensata come luogo di culto e di incontro di più gruppi religiosi. Un segno che non risolve la conflittualità religiosa ed umana ma indica un orizzonte, esce dalla retorica del dialogo ecumenico ed interconfessionale ed impone di domandarsi se dentro società così lacerate abbia ancora un senso continuare a modellare la presenza religiosa come in passato. Un segno che si aggiunge agli altri, sparsi qua e là nel mondo, di strutture religiose che servono a più gruppi, sgombre di simboli che discriminano, strumenti di confronto e di convivenza pacifica, proprio come immaginava le chiese Tommaso Moro nella sua Utopia” (Luciano Zannotti, in “Notiziario della Comunità dell’Isolotto”, n. 3, dicembre 2005).


A ROMA. Progetto “Oikomenopolis”, casa comune delle religioni.

“Il progetto diventerà il simbolo più visibile del mondo che, unito agli altri rappresentativi di similari aspirazioni, sarà in grado di testimoniare la centralità dell’uomo, la fratellanza ed il dialogo tra le diversità culturali e religiose.
Fin dagli anni ’60 l’Architetto Mauro Paolo Wolfler calvo lavora alla colossale costruzione sferica che, contro ogni azione e pensiero di estremismo e fanatismo, di razzismo e di intolleranza, diverrà il punto di aggregazione e di riferimento ove le persone di tutto il mondo troveranno la propria identità spirituale. Il progetto porta in sé il significato profondo della concordia e del dialogo e si rivolge a tutti. Cristiani, musulmani, ebrei, induisti, buddisti e persino agli gnostici” (
www.korazim.org).


UN TEMPIO PER LA PACE IN CALABRIA, TERRA DI UTOPIA E PROFEZIA.

La “Giornata ecumenica e interreligiosa” di Reggio Calabria è occasione per proporre ai partecipanti l’idea del TEMPIO PER LA PACE nella nostra regione, ricordando anche il lavoro svolto in tanti anni da Danilo Dolci in innumerevoli seminari maieutici nelle scuole calabresi. Proprio in quegli incontri è nata l’idea della Calabria come “PARCO DI PACE TRA DUE MARI”, documentata nelle sue opere e viva nella memoria degli studenti che parteciparono a quegli incontri.

Fuori da ogni ottimismo o pessimismo, l’utopia è la nostra vera realtà permanente” (Domenico Antonio Cardone).

Palmi, 20 giugno 2009

Raffaello Saffioti
(Associazione Casa per la Pace “D. A. Cardone” – Palmi, RC)

rsaffi@libero.it



APPENDICE



LA COSTRUZIONE DELLE CHIESE

di

FRANK LLOYD WRIGHT



La Chiesa della Democrazia – che domani non sarà una sopravvivenza feudale – sta trovando per se stessa una forma autenticamente nuova. Sarà un edificio organico più adatto alla moderna sensibilità grazie al sincero sentimento di devozione. (…)
Le forme tradizionali di chiese, come molte tradizioni ora, devono morire in tutte le manifestazioni minori perché la Tradizione nella sua grande forma possa vivere! Arrivare alla comprensione di questa verità significa comprendere lo sviluppo mutato che è già dovuto all’idea democratica, e preparare la strada per un ritorno del culto nella vita del cittadino come per l’elevamento e l’integrità che la nazione esige per continuare a vivere. Come hanno profetizzato Walt Whitman, Emerson, e Thomas Jefferson.

La vera religione non muore mai, perché è indispensabile alla vita dell’uomo, come è indispensabile alla sua opera. Ma dopo l’ultima grande guerra, la Chiesa, come l’abbiamo allora conosciuta, deve venir seppellita. E profondamente.

Vera religione? Presupponendo che il sentimento religioso avesse avuto la possibilità e l’occasione di sopravvivere alla mentalità del cittadino godereccio di Broadway, essa dovrebbe approfondire in seno all’abitante delle città una rassicurante fede viva nell’uomo. Presupponendo che la falsità degli antichi sentimentalismi del fabbricante di mode fosse diminuita (questa falsità così opprimente per lo spirito popolare in una democrazia illuminata come avrebbe dovuto essere sempre per la chiesa); presupponendo che la chiesa fosse sopravvissuta nonostante il moltiplicarsi delle chiese concorrenti, essa assumerebbe probabilmente forme non settarie, più spirituali, più devote che fondono la visione intellettuale (la brillante luce dell’Occidente) con un più delicato, più amante della terra e profondo sentimento della natura (l’ardente luce dell’Oriente).

Qui ci sarebbe un’altra grande occasione – forse fra tutte la maggiore – per l’espressione della vera religione – una religione che sia una grande sintesi umana vista di nuovo come grande architettura. Così la chiesa, per mezzo dell’edificio ideale nella città libera, potrebbe essere come una canzone senza parole, comprendendo chiese minori raggruppate intorno ad un comune luogo di ritrovo. In ogni caso è certo che la nuova chiesa sarebbe un centro d’incontro con il cuore stesso della grande Natura. Così verrà reso omaggio alla profondità ed alla estensione dello spirito universale che appartengono alla democrazia. La chiesa tornerà ad essere il porto in cui si rifugia il cittadino ed egli nei rapporti scelti con il culto non sarà meno individuale, bensì più profondo e comprensivo.

In quest’epoca di traffico commercializzato dell’umanità, una degenerazione spirituale inarrestabile si impadronisce della gioventù del mondo; i problemi dell’adolescenza aumentano. La chiesa ha cercato di amministrare il settarismo, la coscrizione e ciò che si chiama “opinione pubblica” in questi giorni pragmatici del materialismo moderno; l’istigazione alla guerra. Ma la dominante armonia di questa nuova città potrebbe di nuovo sorgere, e di nuovo splendere, come il dettame della chiesa? L’architettura servirebbe di nuovo a ristorare o a rinfrescare il tedio mortale che ci è stato portato dal nostro sciocco “successo” – nella chiesa stessa, nelle nostre vite private, nel nostro commercio, nel nostro parlamento.

Siamo stati ingannati dal cinico astuto della rancida era meccanica. Nella nostra super servilità al pessimismo di questa era della macchina, siamo tutti bisognosi di quel rinnovamento spirituale che viene soltanto dall’esercizio della fede, la libera fede dell’uomo nell’uomo stesso, fede nel nostro nuovo privilegio umano – la nostra Democrazia – fede conservata e rafforzata da un onesto lavoro per il nostro grande ideale di libertà. La teologia non sarà mai più in grado di addestrare avvocati in una simile fede, né essere qualcosa di più di un ingombrante azzeccagarbugli.

La chiesa della nostra Broadacre City sarà allora un’altra Cattedrale, un edificio non storico per la fusione di quanto vi è di meglio in tutte le religioni storiche; sarebbe la grande, unica meraviglia nell’architettura di Broadacre City. Il culto vi sarebbe di nuovo universalmente praticato, protetto di nuovo in questi tempi moderni da e per lo spirito libero dell’uomo come individuo. Qui finalmente ci sarebbe una grande chiesa non edificata da gruppi separati, ma da tutti i credi religiosi uniti allo scopo di promuovere – nell’ambito di una cultura dell’età delle macchine, temperata e ben diretta, organica – una sensibilità più raffinata nei riguardi di quel che costituisce nel nostro tempo un crescente benessere dell’uomo.

La religione potrebbe così incoraggiare una fede più ferma nella nobiltà e bellezza di cui è divinamente capace la natura umana quando è resa veramente libera dall’intimo una volta per tutte. A Broadacre la Cattedrale potrebbe diventare di nuovo, e in più nobili termini sociali, la potente cultrice dell’indipendenza, protettrice del prossimo, pilota della coscienza umana, e così vivente per un popolo intero. La Chiesa non avrebbe alcun conflitto con la scienza, né la scienza con l’arte, perché la scienza avrebbe bisogno di questa chiesa e l’arte, ridiventata grande, capirebbe (come anche farebbe la filosofia) che la vera Arte e la vera Scienza dell’uomo vengono dall’intimo e che senza di esse la vita di nessun uomo è libera.

(da
La città vivente, Torino, Edizioni di Comunità, 2000, pp. 176-179)