Cristianesimo nonviolento

Permessi di soggiorno
in nome di Dio


Iniziativa dei missionari comboniani contro il ddl sicurezza



Luca Kocci


A prima vista sembrano uguali a quelli rilasciati dall'amministrazione della pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, ma guardando meglio si legge: "Amministrazione della pubblica giustizia - Dipartimento della pubblica accoglienza". Sono i "
Permessi di soggiorno in nome di Dio" che ieri, Giornata mondiale del rifugiato, sono stati distribuiti nelle piazze di oltre 30 città a centinaia di stranieri, uomini e donne immigrati in Italia da mesi o da anni, lavoratori sommersi, stagionali e in nero, senza documenti, clandestini, invisibili.

L'iniziativa è stata lanciata un mese fa dai
quattro missionari comboniani di Castelvolturno - che già nel 2003 ne promossero una analoga -, e strada facendo si sono aggiunti parrocchie e gruppi cattolici di base, le chiese battiste, ma anche centri sociali, associazioni antirazziste e pacifiste, comunita' di stranieri in Italia e, in qualche città, la Cgil e i partiti della sinistra extraparlamentare.
"
Con questa azione abbiamo voluto riaffermare pubblicamente il diritto di ogni persona ad esistere, a costruire un futuro per sè e per i propri figli e ad essere rispettata nella sua umanità, nella sua ricerca di vita democratica e libertà, e abbiamo voluto esprimere la nostra opposizione al pacchetto sicurezza e alle politiche anti-immigrati del governo", spiega padre Giorgio Poletti, dei comboniani di Castelvolturno: il reato di immigrazione clandestina, la stretta sui ricongiungimenti e sui matrimoni misti, l'allungamento del periodo di detenzione nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione) fino a sei mesi, il permesso di soggiorno "a punti" e a pagamento, i respingimenti in mare verso la Libia e le campagne stampa contro gli immigrati. Negli ultimi anni, dicono i comboniani, "la situazione è notevolmente peggiorata. L'avvento al governo di partiti e forze eversive, come la Lega, ha creato un clima razzista e xenofobo. Stanno giocando con le nostre paure, con quell'istinto che abbiamo nel più profondo di proteggerci e di isolarci. Stanno costruendo una società fondata sulla paura e stanno mettendo i loro eserciti e polizie a guardia delle nostre false sicurezze. Ma i militari ci servono per fare la guardia alle nostre paure, per darci l'ennesima illusione di una sicurezza per pochi". Anche molti cattolici hanno rinunciato ai valori di giustizia e condivisione, che invece sono propri della fede cristiana. E allora permessi di soggiorno "in nome di Dio" - benchè l'iniziativa non aveva valore confessionale - per ricordare, soprattutto ai credenti che "Dio sta sempre dalla parte dei piu' deboli e indifesi".

Manifestazioni si sono svolte in tutta Italia, in oltre 30 città: cortei, dibattiti, concerti, proiezioni del docu-film Come un uomo sulla terra, cucina etnica e poi i banchetti con la raccolta di firme "
Io non respingo" - petizione nazionale contro i respingimenti promossa dalla rete Fortress Europe - e quelli dove venivano rilasciati i "Permessi di soggiorno in nome di Dio".
Ad Agrigento le associazioni sono scese in piazza anche contro gli arresti di alcuni immigrati ambulanti prima di una manifestazione lo scorso 10 giugno, giorno dell'arrivo di Gheddafi a Roma; a Catania c'era l'Anpi; a Modena i "Permessi di soggiorno" sono stati distribuiti a piazza Mazzini e nel ghetto ebraico; iniziative a Rosarno e a Reggio Calabria, "contro la caccia all'uomo nero"; a Siracusa, davanti alla prefettura, dove hanno parlato alcuni "non ancora italiani"; e poi Cosenza, Lamezia Terme, Ferrara, Torino, la Lombardia con Lodi, Brescia, Varese, e ancora altre citta'. A Caserta, con i giovani del Centro sociale Ex canapificio e i religiosi sacramentini in prima fila insieme alla nutritissima comunita' dei migranti e dei rifugiati che hanno scritto "l'emigrazione non deve essere la nuova colonizzazione", i permessi di soggiorno li ha firmati, sotto un gazebo nella centralissima corso Trieste, il vescovo della città,
monsignor Raffele Nogaro, che ha chiamato "direttiva della vergogna" la recente direttiva sui rimpatri firmata dai Paesi dell'Unione europea e ha detto: "il meticciato è la nuova costituzione della famiglia umana".

Fonte: Adista



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Cristianesimo nonviolento: don Primo Mazzolari

L’emarginazione dei profeti:
un destino inevitabile?


Don Primo Mazzolari "camminava avanti con un passo troppo lungo e spesso non gli si poteva tener dietro. E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti." (Paolo VI). Questo destino dei profeti è veramente “inevitabile”?

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don Primo Mazzolari


Giorgio Campanini


Riletta a cinquant’anni dalla morte, la
“profezia” di don Primo Mazzolari ripropone un problema permanente nella Chiesa, quello del rapporto fra le istituzioni ed un corpo ecclesiale all’interno del quale si formano idee, si sviluppano progetti, si avanzano proposte che difficilmente trovano, almeno nell’immediato, accoglienza e riscontro, ma più spesso suscitano diffidenza, perplessità, paura.

In una memorabile conversazione del 10 maggio 1970, riferendosi a Mazzolari, papa Paolo VI avverti l’esigenza di rendere in qualche modo giustizia al parroco di Bozzolo. “C’è chi va dicendo – ebbe ad affermare fra l’altro – che io non ho voluto bene a don Primo. Non è vero: io gli ho voluto bene. Certo ...
non era sempre possibile condividere le sue posizioni: camminava avanti con un passo troppo lungo e spesso non gli si poteva tener dietro. E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti”.
Ma è appunto questo il problema. E
questo destino dei profeti è veramente “inevitabile”? È, questo, un punto importante sul quale il cinquantenario della morte di Mazzolari dovrebbe indurre a riflettere. Si deve riconoscere che la storia della Chiesa degli ultimi due secoli (per non riandare ad epoche ancora più lontane) è tutta costellata di condanne poi revocate, di prese di distanza da posizioni successivamente ritenute pienamente legittime, di emarginazione di figure poi riabilitate o addirittura beatificate (fatti, tutti, che nulla hanno a che fare con la “infallibilità” del magistero in quanto garante della fede della comunità, la quale opera su ben più alti piani).
Basti pensare alla messa all’indice di varie opere rosminiane, e cioè di un autore che nel 2008 è stato beatificato, o all’umiliante ritrattazione cui
Geremia Bonomelli si piegò, con grande ed esemplare obbedienza, dopo avere sostenuto la non necessità, per la libertà della Chiesa, del potere temporale; o alle durissime critiche, fortunatamente non sfociate in una formale condanna, cui fu assoggettato da parte di influenti ambienti ecclesiastici Jacques Maritain, ora riconosciuto come uno dei grandi intellettuali cattolici del novecento. Mazzolari trova dunque posto, con le sue emarginazioni, in una lunga (e gloriosa) galleria di personaggi.
Vi è tuttavia da domandarsi – perché la storia possa esercitare la sua spesso inoperante funzione di magistra vitae – se questi errori di valutazione, per altro storicamente comprensibili, siano proprio necessari o se invece
la loro persistenza non stia ad indicare alcuni limiti dell’istituzione ecclesiastica che augurabilmente dovrebbero essere superati. Il primo limite è rappresentato da una insufficiente capacità di ascolto. Molte condanne sono avvenute in passato per una inadeguata attenzione alle “ragioni” (spesso legittime) dell’"inquisito”. Mazzolari, ad esempio, non ebbe mai la reale possibiltà di difendersi e di chiarire il suo pensiero.
Un secondo limite è costituito da un
ampliamento eccessivo dell’area delle questioni dottrinalmente rilevanti. Se si pensa all’importanza “dottrinale” attribuita in passato a talune questioni politiche o agli usi linguistici nella liturgia, si comprende come sia ricorrente la tendenza a trasformare questioni opinabili in problemi di fede, con la conseguente riduzione degli spazi di libertà dei credenti. Occorre dunque che si aprano nella Chiesa più ampi spazi al dialogo e che, nello stesso tempo, si operi un attento discernimento in ordine alla distinzione fra problematiche decisive per il futuro della fede e questioni che è opportuno lasciare alla libera discussione, evitando di moltiplicare e dismisura (con il rischio di successive clamorose smentite) l’area dei cosiddetti “principii non negoziabili”.
Perché i profeti possano essere ascoltati – e non umiliati ed emarginati, in attesa di postume riabilitazioni – è dunque necessario che si aprano nella Chiesa liberi spazi di confronti, di dialogo, di dibattito, partendo dal presupposto che non sono le parole, ma più spesso i silenzi, che feriscono il corpo della Chiesa. Vi è un silenzio che feconda ed arricchisce ed un silenzio che mortifica ed umilia: proprio in questo ambito deve sapersi esercitare l’autentico discernimento cristiano. Ciò che importa è che – anche al di là della diversa valutazione su questioni contingenti – permanga intatto l’amore per la Chiesa, la volontà di servirla, l’attitudine a rivedere le proprie posizioni quando dal confronto fraterno emerga che quanto si era a lungo ritenuto giusto e vero tale non è e che ci si deve, se necessario, inchinare a chi nella Chiesa esercita l’autorità.
Giorgio Campanini
Fonte:
www.ilgridodeipoveri.org


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Lettera al Card. Bagnasco

Lettera del prete genovese al suo vescovo: "Avete fatto il diavolo a quattro sulle convivenze e sul caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità". "Io e molti credenti crediamo che così avete perduto autorità. Molti si allontanano dalla Chiesa per la vostra morale elastica"

"Perché trattate così bene Berlusconi?" Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

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don PAOLO FARINELLA

Questa lettera, scritta da don Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano attualissimi.

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.


Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l'immoralitàWinking e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi" ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire, troncare".

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: "Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro"
(Ilario di Poitiers, Contro l'imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del "velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l'Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro "tacere" porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.


Paolo Farinella, prete



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Comuni virtuosi

Ai Sindaci d'Italia

Fontana Leggera. Meno rifiuti.



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Fontana leggera di Settimo Rottaro (To)




Matteo Della Torre


Gli amministratori del comune di Settimo Rottaro, un paesino di 500 abitanti, in provincia di torino hanno capito che i rifiuti non sono inevitabili e che la scelta migliore e produrne il meno possibile. Questo comune ha raggiunto una percentuale di raccolta differenziata dell’80%, con la raccolta differenziata porta a porta, compostaggio domestico e con una efficace politica di riduzione dei contenitori e dei rifiuti.
Per incentivare il consumo di acqua pubblica, buona, sicura, controllata ogni giorno e gratuita e ridurre le migliaia di bottiglie di plastica che si gettano nei cassonetti dei rifiuti,
il comune ha costruito una casetta per la distribuzione pubblica di acqua potabile filtrata con un piccolo impianto di filtri a carboni attivi e debatterizzata con una lampada a raggi UV come prescritto dalla legge.
Perché non costruire anche a San Ferdinando di Puglia una fontana leggera come quella di Settimo Rottaro?
Oltre agli indubbi benefici ambientali offrirebbe ai suoi 14 mila abitanti la possibilita di realizzare, in periodo di recessione, un notevole risparmio economico stimabile nell’ordine dei 370 mila euro/anno.
Politici e cittadini sanferdinandesi, non lasciatevi imbottigliare...

Fonte: www.ilgridodeipoveri.org



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Cristianesimo nonviolento

Esce anche in Italia
IL GESU' "STORICO"
di Pagola che spaventa
la gerarchia cattolica

Gesù si va spegnendo lentamente nei cuori mentre fra di noi circolano determinati cliché che ne impoveriscono e sfigurano la persona: un Gesù tale non può attrarre, sedurre né innamorare. Mi fa soffrire anche ascoltare un linguaggio di routine, logoro da molto tempo: non accende i cuori né mette nel mondo il suo fuoco; non scatena conversione...

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Gesù - Un approccio storico - Pagola

Valerio Gigante


ROMA-ADISTA. Una rigorosa distinzione tra lo studio storico della figura di Gesù e la riflessione di fede. È questo il criterio metodologico che ha ispirato Jesús. Aproximación historica, il libro di José Antonio Pagola, direttore dell’Instituto de Teología y Pastoral de San Sebastián, pubblicato in Spagna nel 2008 (v. Adista n. 51/08) ed oggi finalmente disponibile anche in italiano con il titolo
Gesù. Un approccio storico (2009, ed. Borla, euro 40).

Chi è stato Gesù? Come ha inteso la sua vita? Quale alternativa ha voluto introdurre con il suo comportamento? In che cosa consiste la forza della sua personalità e l'originalità del suo messaggio? Perché è stato processato e ucciso? Come si è conclusa la sua avventura? Un racconto vivo e appassionante del comportamento e del messaggio di Gesù di Nazaret che, partendo dallo stato attuale della ricerca, lo colloca nel suo contesto sociale, economico, politico e religioso, tenendo presenti gli studi e le acquisizioni storiche più recenti. “Il mio intento fondamentale - scrive Pagola nella sua introduzione - è stato quello di
‘accostarmi’ a Gesù con rigore storico e con un linguaggio semplice, per avvicinare la sua persona e il suo messaggio all'uomo e alla donna di oggi. Ho voluto mettere nelle loro mani un libro che li orientasse, perché non si addentrassero nelle vie attraenti ma false di tanti romanzi-fiction, scritti in margine alla moderna ricerca e contro di essa. Ma ho perseguito qualcosa di molto maggiore: nella società moderna intendo destare il ‘desiderio di Gesù’ e suggerire una via sulla quale si possano compiere i ‘primi passi’ verso il suo mistero”. Un’operazione che la gerarchia cattolica non ha capito o non ha voluto capire. Il 18 giugno 2008, infatti, il libro di Pagola è stato censurato da una “Nota di chiarificazione” della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede “con l’autorizzazione della Commissione permanente della Conferenza dei vescovi spagnoli”. Una Nota arrivata nonostante l’autore avesse accettato di intraprendere una revisione del suo libro, che peraltro aveva venduto già oltre 50mila copie. Il pericolo da arginare era, secondo l’episcopato spagnolo, che si producesse “una rottura tra l’indagine storica su Gesù e la fede in Lui, tra il cosiddetto ‘Gesù storico’ e il ‘Cristo della fede’”: un modo di procedere “dannoso”, “poiché finisce per delegittimare l’insegnamento della Chiesa”. “Se il ‘Gesù storico’ che mostra l’Autore è incompatibile con il Gesù della Chiesa - affermava la Nota -  non è perché questa abbia inventato nel corso del tempo un Gesù differente, ma perché la ‘storia’ che si propone è una storia falsata”. Una storia che, secondo i vescovi spagnoli, assume l’analisi “propria della lotta di per descrivere l’ambiente familiare, sociale, economico, politico e religioso”; che presenta in maniera riduttiva Gesù come mero profeta; che nega la sua coscienza filiale divina, il senso redentore della sua morte e della sua intenzione di fondare la Chiesa come comunità gerarchica; che fa confusione sul carattere storico, reale e trascendente della resurrezione di Gesù.
Ma se i vangeli si basano su dati storici, non si tratta di cronache storiche, osservava Rafael Aguirre, già decano e professore della Facoltà di Teologia dell’Università di Deusto (Bilbao).
La Nota, nel suo atteggiamento fondamentalista, ha scritto Aguirre, “apre un contenzioso non con Pagola, ma con i presupposti fondamentali degli studi biblici moderni”, uno dei segni distintivi del Vaticano II. Del resto, nel suo libro Gesù di Nazareth Ratzinger ha invitato gli studiosi ad ‘andare oltre’ il metodo storico-critico nell’esegesi biblica e il Sinodo dei vescovi sulla Parola del 2008, se non ha messo totalmente da parte tale metodo, certamente lo ha marginalizzato, proponendo una lettura teologica della Bibbia che non riconosce autonomia all’analisi storica dei testi. Il libro di Pagola tenta di fare ordine anche su questo punto, ridando centralità ed autonomia ad una rigorosa e storica analisi sulla figura di Gesù.
dalla quarta di copertina:
«...sono convinto che Gesù è quanto di meglio abbiamo nella Chiesa e quanto di meglio possiamo oggi offrire alla società moderna...Per questo
mi fa male sentire parlare di lui in maniera vaga o dicendo ogni sorta di luoghi comuni che non resisterebbero al minimo confronto con le fonti che su di lui possediamo. Gesù si va spegnendo lentamente nei cuori mentre fra di noi circolano determinati cliché che ne impoveriscono e sfigurano la persona: un Gesù tale non può attrarre, sedurre né innamorare. Mi fa soffrire anche ascoltare un linguaggio di routine, logoro da molto tempo: non accende i cuori né mette nel mondo il suo fuoco; non scatena conversione... Il mio intento fondamentale è stato quello di "accostarmi" a Gesù con rigore storico e con un linguaggio semplice, per avvicinare la sua persona e il suo messaggio all'uomo e alla donna di oggi. Ho voluto mettere nelle loro mani un libro che li orientasse, perché non si addentrassero nelle vie attraenti ma false di tanti romanzi-fiction, scritti in margine alla moderna ricerca e contro di essa. Ma ho perseguito qualcosa di molto maggiore: nella società moderna intendo destare il "desiderio di Gesù" e suggerire una via sulla quale si possano compiere i "primi passi" verso il suo mistero» (José Antonio Pagola).

Fonte: www.adistaonline.it


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Cittadinanza attiva

Cittadinanza attiva
a San Ferdinando di Puglia

Quelli che a piedi...




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