Cristianesimo nonviolento
Permessi di soggiorno
in nome di Dio
Iniziativa dei missionari comboniani contro il
ddl sicurezza
Luca Kocci
A prima vista sembrano uguali a quelli rilasciati
dall'amministrazione della pubblica sicurezza del ministero
dell'Interno, ma guardando meglio si legge: "Amministrazione della
pubblica giustizia - Dipartimento della pubblica accoglienza". Sono
i "Permessi
di soggiorno in nome di Dio"
che ieri, Giornata mondiale del
rifugiato, sono stati
distribuiti nelle piazze di oltre 30 città a centinaia di
stranieri, uomini e donne immigrati in Italia da mesi o da anni,
lavoratori sommersi, stagionali e in nero, senza documenti,
clandestini, invisibili.
L'iniziativa è stata lanciata un mese fa dai quattro missionari comboniani
di Castelvolturno - che già
nel 2003 ne promossero una analoga -, e strada facendo si sono
aggiunti parrocchie e gruppi cattolici di base, le chiese battiste,
ma anche centri sociali, associazioni antirazziste e pacifiste,
comunita' di stranieri in Italia e, in qualche città, la Cgil e i
partiti della sinistra extraparlamentare.
"Con questa
azione abbiamo voluto riaffermare pubblicamente il diritto di ogni
persona ad esistere, a costruire un futuro per sè e per i propri
figli e ad essere rispettata nella sua umanità, nella sua ricerca di vita democratica e
libertà, e abbiamo voluto esprimere la nostra opposizione al
pacchetto sicurezza e alle politiche anti-immigrati del governo",
spiega padre Giorgio
Poletti, dei comboniani di
Castelvolturno: il reato di immigrazione clandestina, la stretta
sui ricongiungimenti e sui matrimoni misti, l'allungamento del
periodo di detenzione nei Cie (Centri di identificazione ed
espulsione) fino a sei mesi, il permesso di soggiorno "a punti" e a
pagamento, i respingimenti in mare verso la Libia e le campagne
stampa contro gli immigrati. Negli ultimi
anni, dicono i comboniani,
"la
situazione è notevolmente peggiorata. L'avvento al governo di
partiti e forze eversive, come la Lega, ha creato un clima razzista
e xenofobo. Stanno giocando
con le nostre paure, con quell'istinto che abbiamo nel più profondo
di proteggerci e di isolarci. Stanno costruendo una società
fondata sulla paura e stanno mettendo i loro eserciti e polizie a
guardia delle nostre false sicurezze. Ma i militari ci servono per fare la guardia
alle nostre paure, per darci l'ennesima illusione di una sicurezza
per pochi". Anche molti cattolici hanno
rinunciato ai valori di giustizia e condivisione, che invece sono
propri della fede cristiana. E
allora permessi di soggiorno "in nome di Dio" - benchè l'iniziativa
non aveva valore confessionale - per ricordare, soprattutto ai
credenti che "Dio sta sempre dalla parte dei piu' deboli e
indifesi".
Manifestazioni si sono svolte in tutta Italia, in oltre 30 città:
cortei, dibattiti, concerti, proiezioni del docu-film Come un uomo
sulla terra, cucina etnica e poi i banchetti con la raccolta di
firme "Io
non respingo" - petizione
nazionale contro i respingimenti promossa dalla rete Fortress
Europe - e quelli dove venivano rilasciati i "Permessi di soggiorno
in nome di Dio".
Ad Agrigento le associazioni sono scese in piazza anche contro gli
arresti di alcuni immigrati ambulanti prima di una manifestazione
lo scorso 10 giugno, giorno dell'arrivo di Gheddafi a Roma; a
Catania c'era l'Anpi; a Modena i "Permessi di soggiorno" sono stati
distribuiti a piazza Mazzini e nel ghetto ebraico; iniziative a
Rosarno e a Reggio Calabria, "contro la caccia all'uomo nero"; a
Siracusa, davanti alla prefettura, dove hanno parlato alcuni "non
ancora italiani"; e poi Cosenza, Lamezia Terme, Ferrara, Torino, la
Lombardia con Lodi, Brescia, Varese, e ancora altre citta'. A
Caserta, con i giovani del Centro sociale Ex canapificio e i
religiosi sacramentini in prima fila insieme alla nutritissima
comunita' dei migranti e dei rifugiati che hanno scritto
"l'emigrazione non deve essere la nuova colonizzazione", i permessi
di soggiorno li ha firmati, sotto un gazebo nella centralissima
corso Trieste, il vescovo della città, monsignor Raffele
Nogaro, che ha chiamato
"direttiva
della vergogna" la recente direttiva sui rimpatri firmata dai Paesi
dell'Unione europea e ha detto: "il meticciato è la nuova
costituzione della famiglia umana".
Fonte:
Adista
Cristianesimo nonviolento: don Primo Mazzolari
L’emarginazione dei profeti:
un destino inevitabile?
Don Primo Mazzolari "camminava avanti con un passo troppo lungo e
spesso non gli si poteva tener dietro. E così ha sofferto lui e
abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti." (Paolo VI).
Questo destino dei profeti è veramente
“inevitabile”?
Giorgio
Campanini
Riletta a cinquant’anni dalla morte, la
“profezia” di don Primo Mazzolari ripropone un
problema permanente nella Chiesa, quello del
rapporto fra le istituzioni ed un corpo ecclesiale all’interno del
quale si formano idee, si sviluppano progetti, si avanzano proposte
che difficilmente trovano, almeno nell’immediato, accoglienza e
riscontro, ma più spesso suscitano diffidenza, perplessità,
paura.
In una memorabile conversazione del 10 maggio 1970, riferendosi a
Mazzolari, papa Paolo VI avverti l’esigenza di rendere in qualche
modo giustizia al parroco di Bozzolo. “C’è chi va dicendo – ebbe ad
affermare fra l’altro – che io non ho voluto bene a don Primo. Non
è vero: io gli ho voluto bene. Certo ...
non era sempre possibile condividere le sue posizioni: camminava
avanti con un passo troppo lungo e spesso non gli si poteva tener
dietro. E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il
destino dei profeti”.
Ma è appunto questo il problema. E
questo destino dei profeti è veramente “inevitabile”?
È,
questo, un punto importante sul quale il cinquantenario della morte
di Mazzolari dovrebbe indurre a riflettere. Si deve riconoscere che
la storia della Chiesa degli ultimi due secoli (per non riandare ad
epoche ancora più lontane) è tutta costellata di
condanne poi revocate, di prese di distanza da posizioni
successivamente ritenute pienamente legittime, di emarginazione di
figure poi riabilitate o addirittura beatificate
(fatti,
tutti, che nulla hanno a che fare con la “infallibilità” del
magistero in quanto garante della fede della comunità, la quale
opera su ben più alti piani).
Basti pensare alla messa all’indice di varie opere rosminiane, e
cioè di un autore che nel 2008 è stato beatificato, o all’umiliante
ritrattazione cui
Geremia Bonomelli si piegò, con
grande ed esemplare obbedienza, dopo avere sostenuto la non
necessità, per la libertà della Chiesa, del potere temporale; o
alle durissime critiche, fortunatamente non sfociate in una formale
condanna, cui fu assoggettato da parte di influenti ambienti
ecclesiastici
Jacques Maritain, ora
riconosciuto come uno dei grandi intellettuali cattolici del
novecento. Mazzolari trova dunque posto, con le sue emarginazioni,
in una lunga (e gloriosa) galleria di personaggi.
Vi è tuttavia da domandarsi – perché la storia possa esercitare la
sua spesso inoperante funzione di magistra vitae – se questi errori
di valutazione, per altro storicamente comprensibili, siano proprio
necessari o se invece
la loro persistenza non stia ad indicare alcuni limiti
dell’istituzione ecclesiastica che augurabilmente dovrebbero essere
superati. Il primo
limite è rappresentato da una
insufficiente capacità di ascolto. Molte condanne
sono avvenute in passato per una
inadeguata attenzione alle “ragioni” (spesso legittime)
dell’"inquisito”. Mazzolari, ad
esempio, non ebbe mai la reale possibiltà di difendersi e di
chiarire il suo pensiero.
Un secondo limite è costituito da un
ampliamento eccessivo dell’area delle questioni dottrinalmente
rilevanti. Se si pensa
all’importanza “dottrinale” attribuita in passato a talune
questioni politiche o agli usi linguistici nella liturgia, si
comprende come sia ricorrente la tendenza a trasformare questioni
opinabili in problemi di fede, con la conseguente riduzione degli
spazi di libertà dei credenti. Occorre dunque che
si aprano nella Chiesa più ampi spazi al dialogo
e
che, nello stesso tempo, si operi un attento discernimento in
ordine alla distinzione fra problematiche decisive per il futuro
della fede e questioni che è opportuno lasciare alla libera
discussione, evitando di moltiplicare e dismisura (con il rischio
di successive clamorose smentite) l’area dei cosiddetti
“principii non negoziabili”.
Perché
i profeti possano essere ascoltati – e non umiliati
ed emarginati, in attesa di postume riabilitazioni – è dunque
necessario che si
aprano nella Chiesa liberi spazi di confronti, di dialogo, di
dibattito, partendo dal presupposto che non sono le parole, ma più
spesso i silenzi, che feriscono il corpo della
Chiesa. Vi è un
silenzio che feconda ed arricchisce ed un silenzio che mortifica ed
umilia: proprio in questo ambito deve sapersi esercitare
l’autentico discernimento cristiano. Ciò che importa è che – anche
al di là della diversa valutazione su questioni contingenti –
permanga intatto l’amore per la Chiesa, la volontà di
servirla,
l’attitudine a rivedere le proprie posizioni quando dal
confronto fraterno emerga che quanto si era a lungo ritenuto giusto
e vero tale non è e che ci si deve, se necessario, inchinare a chi
nella Chiesa esercita l’autorità.
Giorgio Campanini
Fonte: www.ilgridodeipoveri.org
Lettera al Card. Bagnasco
Lettera del prete genovese al suo
vescovo: "Avete fatto il diavolo a quattro sulle convivenze e sul
caso Englaro. Ma assolvete il premier da ogni immoralità". "Io e
molti credenti crediamo che così avete perduto autorità. Molti si
allontanano dalla Chiesa per la vostra morale
elastica"
"Perché trattate
così bene Berlusconi?" Don Farinella scrive al cardinal
Bagnasco

don PAOLO
FARINELLA
Questa lettera, scritta da don
Paolo Farinella, prete e biblista della diocesi di Genova al suo
vescovo e cardinale Angelo Bagnasco, è stata inviata qualche
settimana fa e circola da giorni su internet. Riguarda la vicenda
Berlusconi, vista con gli occhi di un sacerdote. Alla luce degli
ultimi fatti e della presa di posizione di Famiglia Cristiana che
ha chiesto alla Chiesa di parlare, i suoi contenuti diventano
attualissimi.
Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei
vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani,
dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è
poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma
diranno lo stesso in senso inverso. E' il destino dei commessi
viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento
pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente
della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di
Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il
popolo della sua città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei
(24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio
2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha
trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o
immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti
del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo
inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui
figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione
della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta
politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a
diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento.
Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa
pubblicamente il marito presidente del consiglio di "frequentare
minorenni", dichiara che deve essere trattato "come un malato", lo
descrive come il "drago al quale vanno offerte vergini in
sacrificio". Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano
italiano nel deserto dell'omertà di tutti gli altri e da quasi
tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il
presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e
continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull'inazione del
suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato
che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la
bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa
vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv
compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico
per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e
istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa)
come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori
della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola
inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il
nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando
gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo
individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese
ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che
impedisce loro di vedere la "verità" che è la nuda "realtà". Il
vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso
innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in
violazione di tutti i dettami del diritto e dell'Etica e della
Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è
solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa
in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze
(Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in
nome dei supremi "principi non negoziabili" e ora non avete altro
da dire se non che le vostre paroline sono "per tutti", cioè per
nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due
categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono
perché non avete lesinato bacchettate all'integerrimo e cattolico
praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di
Berlusconi.
Non date forse un'assoluzione previa, quando vi sforzate di
precisare che in campo etico voi "parlate per tutti"? Questa
espressione vuota vi permette di non nominare individualmente
alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè
l'immoralità
e i cavoli degli interessi cospicui in
cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la
richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo
da sé in relazione i due fatti. E' forse un avvertimento che se non
arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il
governo e l'attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto
dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a
devolvere l'8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente
sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire;
deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell'inesistente
magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la
verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che
se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo,
significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale
con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità,
sulla bugia e sull'odio dell'avversario pur di vincere a tutti i
costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per
un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli
deformano moralmente il nostro popolo con "modelli televisivi"
ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete
corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più
grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità
personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è
tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il
sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non
alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato
dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l'altro 50% sotto
l'influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite
una parola sul conflitto d'interessi che sta schiacciando la
legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate
a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici
della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si
circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità?
Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire
come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica?
Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati,
consegnandoli a morte certa?
Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni
costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi
che difendete la vita "dal suo sorgere fino al suo concludersi
naturale"? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino
a questo punto siete stati contaminati dall'eresia della Lega e del
berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in
qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti
che anche l'etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di
Sant'Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di
Milano perché "anche l'imperatore é nella Chiesa, non al disopra
della Chiesa". Voi onorate un vitello d'oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi
avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro
magistero perché agite per interesse e non per verità. Per
opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una
maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali
provenienti da "mammona iniquitatis", si è reso disposto a saldarvi
qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e
istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro
silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d'oro? Quando il
vostro silenzio non regge l'evidenza dell'ignominia dei fatti, voi,
da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora
intenda, ma senza disturbarla troppo: "troncare, sopire ... sopire,
troncare".
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? "Veda
vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di
noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo ... si fa
peggio. Lei sa cosa segue: quest'urti, queste picche, principiano
talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti... A voler
trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori
cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo:
troncare, sopire" (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo
pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le
bugie provate al Paese siano una "bagatella" per il cui perdono
bastano "cinque Pater, Ave e Gloria"? La situazione è stata
descritta in modo feroce e offensivo per voi dall'ex presidente
della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito:
"Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un
devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e
uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice
bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix" (La Stampa,
8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre
della Chiesa, l'integerrimo sant'Ilario di Poitier, che già nel
sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali
dell'imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: "Noi
non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma
dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un
nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il
ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci
arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà
mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e
onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende
possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci
uccide l'anima con il denaro" (Ilario di Poitiers, Contro
l'imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di
rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di
vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se
non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei "per
interessi superiori", lo faccia almeno il 50% di competenza del
vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta
allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica
dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la
negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza
civile.
Lei ha parlato di "emergenza educativa" che è anche il tema
proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei "modelli
negativi della tv". Suppongo che lei sappia che le tv non nascono
sotto l'arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del
governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità,
economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei
giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del
"velinismo" o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze
del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a
chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le
cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione
perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo
credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può
continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle
minorenni da immolare sull'altare del tempio del suo narcisismo
paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa
inglese ha definito l'Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi
esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza
alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza
delle verità come insegna Giovanni Battista che all'Erode di turno
grida senza paura per la sua stessa vita: "Non licet"? Al
Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il
vostro "tacere" porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Paolo Farinella,
prete
Comuni virtuosi
Ai Sindaci
d'Italia
Fontana
Leggera. Meno rifiuti.

Fontana
leggera di Settimo Rottaro (To)
Matteo Della Torre
Gli
amministratori del comune di
Settimo Rottaro, un paesino di
500 abitanti, in provincia di torino hanno capito che i rifiuti non
sono inevitabili e che la scelta migliore e produrne il meno
possibile. Questo comune ha raggiunto una percentuale di
raccolta differenziata dell’80%, con la
raccolta differenziata porta a porta, compostaggio domestico e con
una efficace politica di riduzione dei contenitori e dei
rifiuti.
Per incentivare il consumo di acqua pubblica, buona, sicura,
controllata ogni giorno e gratuita e ridurre le migliaia di
bottiglie di plastica che si gettano nei cassonetti dei
rifiuti,
il comune ha costruito una casetta per la distribuzione pubblica di
acqua potabile filtrata con un piccolo impianto di filtri a carboni
attivi e debatterizzata con una lampada a raggi UV come prescritto
dalla legge.
Perché non costruire anche a San Ferdinando di Puglia una fontana
leggera come quella di Settimo Rottaro?
Oltre agli indubbi benefici ambientali offrirebbe ai suoi 14 mila
abitanti la possibilita di realizzare, in periodo di recessione, un
notevole risparmio economico stimabile nell’ordine dei 370 mila
euro/anno.
Politici e cittadini sanferdinandesi, non lasciatevi
imbottigliare...
Fonte:
www.ilgridodeipoveri.org
Cristianesimo nonviolento
Esce anche in Italia
IL GESU' "STORICO"
di Pagola che spaventa
la gerarchia cattolica
Gesù si va
spegnendo lentamente nei cuori mentre fra di noi circolano
determinati cliché che ne impoveriscono e sfigurano la persona: un
Gesù tale non può attrarre, sedurre né innamorare. Mi fa soffrire
anche ascoltare un linguaggio di routine, logoro da molto tempo:
non accende i cuori né mette nel mondo il suo fuoco; non scatena
conversione...

Gesù
- Un approccio storico - Pagola
Valerio
Gigante
ROMA-ADISTA. Una rigorosa distinzione tra lo studio storico della
figura di Gesù e la riflessione di fede. È questo il criterio
metodologico che ha ispirato Jesús. Aproximación historica, il
libro di José Antonio Pagola, direttore dell’Instituto de Teología
y Pastoral de San Sebastián, pubblicato in Spagna nel 2008 (v.
Adista n. 51/08) ed oggi finalmente disponibile anche in italiano
con il titolo
Gesù. Un approccio storico (2009, ed.
Borla, euro 40).
Chi è stato Gesù? Come ha inteso la sua vita? Quale alternativa ha
voluto introdurre con il suo comportamento? In che cosa consiste la
forza della sua personalità e l'originalità del suo messaggio?
Perché è stato processato e ucciso? Come si è conclusa la sua
avventura? Un racconto vivo e appassionante del comportamento e del
messaggio di Gesù di Nazaret che, partendo dallo stato attuale
della ricerca, lo colloca nel suo contesto sociale, economico,
politico e religioso, tenendo presenti gli studi e le acquisizioni
storiche più recenti. “Il mio intento fondamentale - scrive Pagola
nella sua introduzione - è stato quello di
‘accostarmi’ a Gesù con rigore storico e con un linguaggio
semplice, per avvicinare
la sua persona e il suo messaggio all'uomo e alla donna di oggi. Ho
voluto mettere nelle loro mani
un libro che li orientasse, perché non si
addentrassero nelle vie attraenti ma false di tanti
romanzi-fiction, scritti in margine alla moderna ricerca e contro
di essa. Ma ho perseguito qualcosa di molto maggiore: nella società
moderna intendo destare il ‘desiderio di Gesù’ e suggerire una via
sulla quale si possano compiere i ‘primi passi’ verso il suo
mistero”.
Un’operazione che la gerarchia cattolica non ha capito o non ha
voluto capire. Il 18 giugno
2008, infatti,
il libro di Pagola è stato censurato da una “Nota di
chiarificazione” della Commissione episcopale per la Dottrina della
Fede “con l’autorizzazione della Commissione permanente della
Conferenza dei vescovi spagnoli”. Una Nota arrivata nonostante
l’autore avesse accettato di intraprendere una revisione del suo
libro, che peraltro aveva venduto già oltre 50mila copie. Il
pericolo da arginare era, secondo l’episcopato spagnolo, che si
producesse
“una rottura tra l’indagine storica su Gesù e la fede in Lui, tra
il cosiddetto ‘Gesù storico’ e il ‘Cristo della
fede’”: un modo di
procedere “dannoso”, “poiché finisce per delegittimare
l’insegnamento della Chiesa”.
“Se il ‘Gesù storico’ che mostra l’Autore è incompatibile con il
Gesù della Chiesa - affermava la Nota - non è perché questa
abbia inventato nel corso del tempo un Gesù differente, ma perché
la ‘storia’ che si propone è una storia falsata”. Una storia
che, secondo i vescovi spagnoli, assume l’analisi “propria della
lotta di per descrivere l’ambiente familiare, sociale, economico,
politico e religioso”; che presenta in maniera riduttiva Gesù come
mero profeta; che nega la sua coscienza filiale divina, il senso
redentore della sua morte e della sua intenzione di fondare la
Chiesa come comunità gerarchica; che fa confusione sul carattere
storico, reale e trascendente della resurrezione di Gesù.
Ma se i vangeli si basano su dati storici, non si tratta di
cronache storiche, osservava Rafael Aguirre, già decano e
professore della Facoltà di Teologia dell’Università di Deusto
(Bilbao).
La Nota, nel suo atteggiamento fondamentalista, ha scritto
Aguirre,
“apre un contenzioso non con Pagola, ma con i presupposti
fondamentali degli studi biblici moderni”, uno dei segni distintivi
del Vaticano II. Del resto, nel
suo libro Gesù di Nazareth Ratzinger ha invitato gli studiosi ad
‘andare oltre’ il metodo storico-critico nell’esegesi biblica e il
Sinodo dei vescovi sulla Parola del 2008, se non ha messo
totalmente da parte tale metodo, certamente lo ha marginalizzato,
proponendo una lettura teologica della Bibbia che non riconosce
autonomia all’analisi storica dei testi. Il libro di Pagola tenta
di fare ordine anche su questo punto, ridando centralità ed
autonomia ad una rigorosa e storica analisi sulla figura di
Gesù.
dalla quarta di copertina:
«...sono convinto che Gesù è quanto di meglio abbiamo nella Chiesa
e quanto di meglio possiamo oggi offrire alla società moderna...Per
questo
mi fa male sentire parlare di lui in maniera vaga o dicendo ogni
sorta di luoghi comuni che non resisterebbero al minimo confronto
con le fonti che su di lui possediamo. Gesù si va
spegnendo lentamente nei cuori mentre fra di noi circolano
determinati cliché che ne impoveriscono e sfigurano la
persona:
un Gesù tale non può attrarre, sedurre né
innamorare. Mi fa soffrire
anche ascoltare un
linguaggio di routine, logoro da molto tempo: non accende i cuori
né mette nel mondo il suo fuoco; non scatena conversione...
Il
mio intento fondamentale è stato quello di "accostarmi" a Gesù con
rigore storico e con un linguaggio semplice, per avvicinare la sua
persona e il suo messaggio all'uomo e alla donna di oggi. Ho voluto
mettere nelle loro mani un libro che li orientasse, perché non si
addentrassero nelle vie attraenti ma false di tanti
romanzi-fiction, scritti in margine alla moderna ricerca e contro
di essa. Ma ho perseguito qualcosa di molto maggiore: nella società
moderna intendo destare il "desiderio di Gesù" e suggerire una via
sulla quale si possano compiere i "primi passi" verso il suo
mistero» (José Antonio Pagola).
Fonte:
www.adistaonline.it


